Come Israele beneficia dei fondi destinati all’industria bellica europea

Le armi prodotte da Elbit Systems sono state utilizzate per commettere un Genocidio.

Fonte. English version

Di David Cronin – 16 aprile 2026

Un’azienda di proprietà del colosso israeliano delle armi Elbit Systems sta beneficiando di un fondo dell’Unione Europea istituito per stimolare la crescita dell’industria bellica.

La filiale belga di Elbit, OIP, fa parte del consorzio che sta dietro a un progetto di Intelligenza Artificiale incentrato sul “rilevamento delle minacce” per i satelliti.

Noto come Bodyguard, il progetto è stato avviato nel dicembre 2024, più di un anno dopo l’inizio della Guerra Genocida di Israele contro Gaza. A Bodyguard sono stati assegnati circa 7,5 milioni di dollari (6.352.500 euro) dal Fondo Europeo di Difesa.

Il coinvolgimento di un’azienda di proprietà del più grande produttore di armi israeliano in questo programma finanziato dall’Unione Europea non sembra aver attirato alcun controllo fino ad ora. Ciò nonostante, Elbit Systems ha svolto un ruolo centrale nella Guerra Genocida contro Gaza.

Alcune divisioni di Elbit hanno ammesso apertamente di aver operato 24 ore su 24, 7 giorni su 7, durante le prime fasi della guerra. È inoltre noto che Elbit abbia infiltrato personale nel Ministero della Difesa israeliano, il Ministero che sovrintende al Genocidio.

Elbit ha fornito armi utilizzate sia nei quotidiani Massacri dei palestinesi, sia in episodi considerati eccessivi dai capi di Stato mondiali. Un drone di Elbit, ad esempio, trasportava i missili con cui sono stati uccisi sette operatori della World Central Kitchen (Centro di Vettovagliamento Mondiale) nell’aprile del 2024.

Creato nell’ambito di una spinta verso una maggiore militarizzazione, il Fondo Europeo di Difesa è teoricamente riservato ai produttori di armi di proprietà di aziende europee. Tuttavia, le norme che regolano il Fondo Europeo di Difesa contengono scappatoie che l’industria bellica israeliana è stata in grado di sfruttare.

Stratagemma

Nonostante sia interamente controllata da Elbit, OIP si è a lungo mascherata da azienda belga. I suoi stand alle fiere tendono a essere situati nelle sezioni riservate alle aziende che rappresentano il Belgio piuttosto che Israele.

Finora lo stratagemma ha funzionato.

L’anno scorso, il Belgio ha annunciato il divieto di trasferimento di armi a Israele. Nelle ultime settimane, le autorità belghe hanno sequestrato due spedizioni di componenti per armi che erano in transito dalla Gran Bretagna a Israele.

Il Belgio non si sta spingendo abbastanza in là. Il governo belga non ha sollevato obiezioni, almeno non pubblicamente, sul modo in cui la OIP di Elbit produce armi sul suolo belga.

Interpellato in merito, Thomas Regnier, portavoce per la difesa della Commissione europea, ha dichiarato che “il Belgio ha fornito delle garanzie” riguardo alla partecipazione di OIP al progetto Bodyguard.

Secondo Regnier, le entità con sede nell’Unione europea ma controllate da società al di fuori di essa possono partecipare ai progetti del Fondo Europeo di Difesa “a condizioni molto rigide”. Tali condizioni includono una “restrizione sul trasferimento di informazioni sensibili” verso Paesi al di fuori dei confini dell’Unione Europea.

“La Commissione Europea non finanzia alcun progetto militare che supporti il ​​conflitto a Gaza”, ha affermato.

“Conflitto” è, ovviamente, una parola strana per descrivere una situazione di Genocidio.

E nonostante ciò che portavoce dell’Unione Europea come Regnier possano affermare, consentire a OIP di partecipare a progetti come Bodyguard conferisce una legittimità immeritata a Elbit, la sua società madre. Ciò equivale a fornire supporto a chi trae profitto dal Genocidio.

Da parte sua, OIP cerca di atteggiarsi a vittima. L’azienda ha intentato almeno due cause contro attivisti che hanno denunciato i suoi innegabili legami con l’industria bellica israeliana.

Una delle cause è rivolta contro sette attivisti che hanno partecipato a una protesta nel marzo 2024 presso lo stabilimento dell’azienda a Oudenaarde, una città fiamminga.

Il mese scorso, un tribunale di Oudenaarde ha ritenuto fondata la denuncia presentata da OIP contro cinque dei sette. Gli attivisti dovranno pagare una multa, il cui importo è ancora da stabilire, per aver ostacolato le attività di OIP.

Un’altra causa è stata intentata da OIP contro la nota attivista Anuna De Wever, che aveva imbrattato con graffiti un sito di OIP nella città francofona di Tournai nel dicembre 2023. De Wever ha ricevuto una condanna con la condizionale, ma è stata assolta dall’accusa di cospirazione lo scorso ottobre.

Oltre a registrare profitti sempre più elevati, Elbit si vanta di essere “all’avanguardia nella tecnologia spaziale”.

Come la sua casa madre in Israele, OIP sta guardando alle opportunità che vanno oltre i confini di questo pianeta.

“Andremo sulla Luna”, ha esclamato OIP in un recente post sui social media.

L’azienda ha espresso la sua soddisfazione per l’integrazione ufficiale della sua “telecamera di atterraggio” sulla missione Griffin-1, una missione di prossima uscita verso il Polo Sud lunare.

Un viaggio sulla Luna offre solo una temporanea evasione dalle numerose prove che dimostrano il contributo di Elbit a un Genocidio qui sulla Terra.

Bodyguard non è il primo progetto del Fondo Europeo per la Difesa a cui OIP ha aderito.

L’azienda ha già partecipato a Odin’s Eye, un progetto spaziale incentrato sulle minacce dei missili balistici. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di circa 9 milioni di dollari (7,6 milioni di euro) dall’Unione Europea diversi anni fa.

Anche Israel Aerospace Industries, un altro produttore di armi utilizzate per commettere il Genocidio a Gaza, ha beneficiato del Fondo Europeo per la Difesa.

Intracom Defense, la filiale greca di Israel Aerospace Industries, partecipa a diversi progetti del Fondo Europeo per la Difesa. Investigate Europe, un gruppo di giornalisti, ha riportato lo scorso anno come almeno sette progetti del Fondo Europeo per la Difesa che coinvolgono Intracom Defense siano stati approvati dall’inizio della guerra israeliana contro Gaza, nell’ottobre 2023.

I guerrafondai incalliti come Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, stanno attualmente affermando con forza la loro autorità a Bruxelles. Grazie alle sue attività a livello globale, l’industria bellica israeliana trova un terreno fertile nell’agenda perseguita.

David Cronin è redattore associato di The Electronic Intifada. Tra i suoi libri figurano Balfour’s Shadow: A Century of British Support for Zionism (L’Ombra di Balfour: Un Secolo di Sostegno Britannico al Sionismo) e Israel e Europe’s Alliance with Israel: Aiding the Occupation (Israele e l’Alleanza dell’Europa con Israele: Aiutare l’Occupazione).

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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