Una giornalista libanese afferma che la foto di una soldatessa israeliana in una casa di Bint Jbeil è “un insulto alla memoria e alla dignità delle persone”.
Fonte: English version
Immagine di copertina: L’immagine di una soldatessa israeliana intenta a cucinare in una cucina sarebbe stata scattata a Bint Jbeil, nel governatorato di Nabatiye, nel Libano meridionale (Screenshot/Bint Jbeil News).
Redazione MEE – 20 aprile 2026
L’immagine virale di una soldatessa israeliana intenta a cucinare nella cucina di un’abitazione nel sud del Libano ha scatenato forti critiche online.
La foto della soldatessa sorridente, con gli ingredienti sparsi sul tavolo, è stata condivisa domenica da Bint Jbeil News, una casa editrice libanese.
L’immagine sarebbe stata scattata a Bint Jbeil, una città nel governatorato di Nabatiye, nel Libano meridionale.
“La violazione in tutta la sua “eleganza’”, ha scritto l’editore a corredo della foto su Instagram. “Quando l’assassino e l’occupante cucinano nella cucina del popolo di quella terra.”
Diana Moukalled, giornalista e regista libanese, ha affermato che l’immagine era un insulto “alla memoria e alla dignità delle persone”.
“Qui stiamo parlando di una casa che ancora piena della vita della sua famiglia, ma sono loro gli unici ad essere stati costretti ad andarsene”, ha scritto su X.
“È loro vietato tornare, mentre un soldato dell’esercito di occupazione entra, raccoglie gli ingredienti, cucina e ride come se la casa non avesse proprietari.”
“Come se i cinquantacinque villaggi interdetti agli abitanti del sud non fossero già stati svuotati dei loro abitanti, e come se tutta questa devastazione non bastasse.”
Moukalled ha affermato che la scena riassume i crimini israeliani, dallo sradicamento delle persone dalle loro terre alla trasformazione delle loro case in “uno spazio libero per gli invasori”.
“Questa è un’occupazione e un deliberato insulto alla memoria, alla dignità e al diritto inalienabile delle persone di tornare a ciò che hanno seminato con le proprie mani.”
Un utente palestinese su X ha paragonato l’immagine alla Nakba, o “catastrofe”, quando oltre 700.000 palestinesi furono cacciati dalle loro case a seguito di una pulizia etnica per far posto alla creazione di Israele.
«Ricordate come le nostre nonne ci raccontavano di aver lasciato il cibo a cuocere sul fornello quando fuggirono dalle loro case durante la Nakba?», ha scritto Abier Khatib “Beh, in Libano sta accadendo la stessa cosa, ed è straziante.”
Israele ha bombardato il Libano da quando gli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran hanno ucciso la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, provocando un attacco missilistico transfrontaliero da parte di Hezbollah il 2 marzo.
Distruzione sistematica
Dal 2 marzo, gli attacchi israeliani hanno ucciso almeno 2.294 persone in Libano, tra cui 100 soccorritori e personale sanitario, e ne hanno ferite 7.544, secondo quanto riferito dal ministero della Salute libanese.
Circa 1,2 milioni di persone sono state sfollate in tutto il paese.
La scorsa settimana, giovedì, è iniziata una tregua di 10.
Durante la guerra, Israele ha distrutto tutti i ponti sul Litani, compreso l’importante ponte di Qasmiyeh , interrompendo l’ultimo collegamento tra il sud e il resto del paese.
Secondo un articolo pubblicato domenica da Haaretz, Israele ha continuato a demolire sistematicamente edifici civili nel Libano meridionale nonostante il cessate il fuoco.
I comandanti israeliani hanno affermato che nella zona erano stati introdotti strumenti di ingegneria civile, tra cui escavatori, e che questi venivano utilizzati da appaltatori civili israeliani retribuiti.
Una fonte ha affermato che scuole e siti civili venivano rasi al suolo nell’ambito di una politica israeliana volta a “bonificare l’area”. Il metodo si ispira alle attività israeliane a Gaza durante il genocidio iniziato nell’ottobre del 2023.
Il mese scorso, Israel Katz, ministro della Difesa israeliano, ha dichiarato: “Tutte le case nei villaggi vicino al confine in Libano saranno demolite secondo i modelli di Rafah e Beit Hanoun a Gaza”.
Domenica, un’immagine che mostrava un soldato israeliano intento a distruggere con un martello pneumatico una statua di Gesù crocifisso nel sud del Libano è diventata virale sui social media.
I membri della comunità cristiana affermano che la statua si trovava nel villaggio di Debel, una cittadina cristiana maronita a circa sei chilometri a nord-ovest di Ain Ebel e a circa cinque chilometri dalla comunità di confine israeliana di Shtula.
Traduzione a cura di Grazia Parolari
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