Perché Israele non può sconfiggere Hezbollah

Dopo due anni e mezzo di promesse di vittoria totale da parte di Netanyahu, è emersa la realtà opposta, poiché la strategia militare sembra aver raggiunto i suoi limiti.

Fonte. English version

Immagine di copertina: Un bambino sventola una bandiera di Hezbollah da un veicolo, mentre gli sfollati si dirigono verso le proprie case dopo l’entrata in vigore di un cessate il fuoco di 10 giorni tra Libano e Israele, a Sidone, in Libano, il 18 aprile 2026 (Reuters).

Abed Abou Shhadeh – 20 aprile 2026

Sono state un paio di settimane difficili per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Proprio mentre Stati Uniti e Iran raggiungevano un accordo per il cessate il fuoco – dopo sei settimane di migliaia di attacchi in tutto l’Iran che non avevano raggiunto gli obiettivi della guerra – il New York Times  pubblicava un articolo che ritraeva Netanyahu come la figura che aveva trascinato gli americani in quella che, a suo dire, sarebbe stata una campagna breve e rapida.

Le potenze europee si stanno ora allontanando da Israele. Il fallimento più significativo di Tel Aviv, tuttavia, rimane il suo scontro con Hezbollah.

Hezbollah è entrato in guerra nei primi giorni del conflitto, dimostrando – contrariamente alle valutazioni israeliane – di essere riuscito a ricostruire le proprie capacità, mantenendo la possibilità di colpire intensamente le città del nord di Israele, e al contempo complicando l’avanzata dell’esercito israeliano in Libano .

A peggiorare ulteriormente la situazione, il presidente statunitense Donald Trump ha poi imposto un cessate il fuoco tra Libano e Israele.

Ora, dopo che la società israeliana ha abbracciato una retorica violenta incentrata sulla potenza militare, sulla propaganda e sulle promesse di una vittoria totale, la realtà si è rivelata ben più complessa di quanto molti avessero sperato.

Per dare un’idea della portata del problema: durante l’invasione del Libano del 1982, all’esercito israeliano ci volle una settimana per raggiungere Beirut . Oggi, i militari faticano a raggiungere il fiume Litani, riuscendo ad avanzare fino a otto chilometri dal confine, nonostante il cessate il fuoco firmato nel novembre 2024.

Israele ha continuato gli attacchi intensivi contro quella che ha definito l’infrastruttura militare di Hezbollah e, ​​quando Hezbollah è entrato in combattimento, i commentatori israeliani si sono vantati che il gruppo fosse caduto in una trappola tesa dall’esercito, dando così a Israele la legittimità di “portare a termine il lavoro”.

Eppure, quegli stessi commentatori si sono presto resi conto che era stato l’esercito a cadere nella trappola . Nonostante la libertà d’azione concessagli in Libano, non è riuscito a eliminare le capacità militari di Hezbollah.

Stanchezza crescente

Peggio ancora, secondo i rapporti dell’intelligence militare – contrariamente alle prime affermazioni secondo cui Hezbollah operava attraverso cellule guerrigliere isolate – è emerso chiaramente che esistevano centri di comando e controllo e persino un coordinamento con le Guardie Rivoluzionarie iraniane negli attacchi.

Per Netanyahu, questo rappresenta un profondo fallimento. Dopo due anni e mezzo di promesse di vittoria totale, e dopo l’euforia iniziale che ha accompagnato la guerra contro l’Iran – presentata come una breve campagna che si sarebbe conclusa con un cambio di regime e l’interruzione del sostegno iraniano ad Hamas e Hezbollah – è emersa la realtà opposta.

La manifestazione più evidente di questo fallimento è giunta dallo stesso esercito israeliano, il quale ha dichiarato che per disarmare Hezbollah sarebbe necessario occupare l’intero Libano in un’operazione che potrebbe durare anni, in un momento in cui vi è una grave carenza di soldati di riserva e una crescente stanchezza dovuta ai prolungati combattimenti.

Nel frattempo, il bilancio militare sta gravando enormemente sull’economia israeliana, essendo più che raddoppiato dall’inizio della guerra a Gaza.

Da questa difficile posizione, Netanyahu ha ora accettato di negoziare con il governo libanese, dopo aver precedentemente respinto tali colloqui. Questo accordo sembra legato a un cambiamento strategico in Libano, basato sul modello palestinese nella Cisgiordania occupata: oltre trent’anni di negoziati il ​​cui scopo principale è diventato il negoziare stesso, mentre Israele ha continuato a impadronirsi di territori e a modificare la situazione sul campo.

All’interno dell’attuale governo israeliano sono emerse due tendenze complementari. Da un lato, il Ministro della Difesa Israel Katz  promuove l’occupazione del Libano fino al fiume Litani con il pretesto della sicurezza. Dall’altro, il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich sostiene la necessità di rendere quest’area il confine settentrionale di Israele , invocando apertamente la colonizzazione del Libano meridionale.

Tutto ciò avviene parallelamente allo sfollamento di centinaia di migliaia di persone dalle proprie case e alle minacce israeliane di impiegare in Libano metodi di distruzione simili a quelli usati a Khan Younis. Secondo un articolo di Haaretz , basato sulle testimonianze di soldati israeliani, i nuovi avamposti militari assomigliano a quelli costruiti a Gaza e non sembrano essere postazioni temporanee.

Mentre la pressione internazionale si intensifica, Netanyahu sta cercando di creare un canale diplomatico attraverso il quale convincere la comunità internazionale che sono in corso negoziati tra Israele e Libano. Ma i negoziati, condotti sotto pressione, continueranno a fornire all’opinione pubblica israeliana immagini di distruzione in Libano, un Paese che rimane una ferita aperta nella coscienza israeliana.

Mentalità da ‘Super Sparta’

Quasi ogni israeliano che ha prestato servizio nell’esercito negli ultimi decenni ha, in un modo o nell’altro, vissuto l’esperienza del Libano come fronte militare formativo. Dopo 18 anni di occupazione , dal 1982 al 2000, seguiti dalla guerra del 2006, il Libano è diventato il simbolo del fallimento, mentre Hezbollah è stato percepito come la principale forza militare che Israele non è riuscito a sconfiggere in oltre quarant’anni.

Netanyahu sta ora tentando di creare una nuova realtà trasformando il Libano in uno stato satellite. Israele mira non solo a neutralizzare l’influenza iraniana e a separare il Libano dai negoziati tra Stati Uniti e Iran, ma anche a contrastare l’influenza francese , vista come un ostacolo alla propria egemonia regionale, il tutto sfruttando cinicamente le tensioni settarie libanesi.

Nel corso di una recente trasmissione in prima serata, il giornalista Raviv Drucker ha descritto come le azioni israeliane potrebbero portare a una guerra civile in Libano, suggerendo che un simile esito potrebbe essere strategicamente vantaggioso per Israele.

L’arroganza di Netanyahu e dell’establishment della sicurezza israeliana ha creato una grave sfida per Israele stesso. La mentalità da “Super Sparta”, che abbandona la diplomazia e afferma che ogni problema può essere risolto con la forza militare, si sta rivelando molto costosa. La guerra con l’Iran ha costretto milioni di israeliani a rifugiarsi nei bunker antiatomici, mentre l’economia e il sistema scolastico sono stati sconvolti e la posizione di Israele non ha fatto che peggiorare.

La palla ora è nel campo del governo libanese, e la questione è fino a che punto sarà disposto a cooperare con Israele, soprattutto sulla questione del disarmo di Hezbollah . Ciò potrebbe essere potenzialmente realizzato integrando il gruppo nelle istituzioni di sicurezza statali, oppure attraverso la cooperazione con Israele, ma quest’ultima opzione rischierebbe di trascinare il Paese in una spirale di conflitti settari.

Per la seconda volta in un anno, il presidente degli Stati Uniti ha imposto un accordo di cessate il fuoco a Israele, entrambe le volte sotto la pressione internazionale che ha costretto Washington a moderare le proprie posizioni. Tuttavia, Trump è noto per la sua imprevedibilità; durante il “cessate il fuoco” a Gaza, l’amministrazione statunitense ha ignorato le violazioni e gli omicidi quotidiani da parte di Israele.

In questo contesto, la realtà è tornata a farsi chiara: il potere ha dei limiti. Le fantasie di una ” Grande Israele ” si basano sulla resa senza resistenza degli arabi. L’ultima guerra ha dimostrato ancora una volta l’importanza della geografia e della demografia, nonostante la superiorità aerea israeliana.

Il controllo militare è molto più complesso del semplice bombardamento dall’alto, e il mondo non si sta dirigendo a grandi passi verso un ordine senza legge basato unicamente sulla forza. La diplomazia e il dialogo razionale contano ancora.

Nonostante i pericoli che miliardi di persone corrono a causa dell’aggressione israelo-americana contro l’Iran, e nonostante le pressioni internazionali per un cessate il fuoco al fine di prevenire una crisi economica senza precedenti, per Israele sembra contare solo la vittoria totale. Ora è chiaro che una simile vittoria è impossibile.

Le opinioni espresse in questo articolo appartengono all’autore e non riflettono necessariamente la linea editoriale di Middle East Eye.

Abed Abou Shhadeh è un attivista politico con sede a Jaffa. Dal 2018 al 2024 ha ricoperto la carica di rappresentante della comunità palestinese nel consiglio comunale di Jaffa-Tel Aviv ed è in possesso di una laurea magistrale in scienze politiche conseguita presso l’Università di Tel Aviv.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
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