Il Consiglio per la Distruzione di Gaza

Il Piano di pace di Donald Trump per Gaza è un miraggio, un trucco di magia in cui la pace viene dichiarata unilateralmente mentre Israele si impadronisce di altra terra palestinese e porta il Genocidio alla sua tragica conclusione.

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Di Chris Hedges – 10 agosto 2026

Non c’è cessate il fuoco a Gaza. Non esiste un “Consiglio per la Pace” funzionante. Non esiste una tabella di marcia per porre fine al Genocidio né un meccanismo per la creazione di uno Stato Palestinese. Israele si è rifiutato di attuare o rispettare una qualsiasi delle condizioni del “Piano Globale per porre fine al conflitto di Gaza” di Trump sin dalla sua ideazione. Non inizierà certo a rispettarle ora.

C’è solo il Genocidio. Cambia forma e intensità. Ma non cambia la sua essenza.

Il Piano di Trump è un miraggio, un trucco di magia, un progetto di vanità effimero. Nell’ottobre del 2025, Trump riunì i capi di Stato mondiali a Sharm el-Sheikh, in Egitto, per annunciare il suo accordo di pace, che a suo dire “aveva richiesto 3.000 anni” per essere raggiunto, prima di sparire dalla scena. Il Piano di pace, come la farsa che caratterizza l’era Trump, è stato relegato in un oscuro buco della memoria, mentre il nostro comandante in capo, un vero e proprio P.T. Barnum*, mette in scena un altro sanguinoso spettacolo: la guerra all’Iran. (*https://it.wikipedia.org/wiki/Phineas_Taylor_Barnum).

Il 30 luglio Trump annunciò un accordo “storico” che prevedeva “il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza”. Definì il Piano in 15 punti, attribuito al Consiglio per la Pace, che non ha rappresentanti palestinesi e di cui Trump è presidente a vita, “un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature”.

Ma Hamas preparò a subordinare la richiesta alla consegna delle sue armi pesanti, affermando che essa era subordinata unicamente alla fine di “ogni forma” di “aggressione” da parte di Israele e al ritiro delle sue Forze di Occupazione da Gaza. Benjamin Netanyahu ha liquidato con noncuranza la proposta di Trump. Israele, ha affermato, non ritirerà le sue forze finché Hamas non sarà “veramente” disarmato.

Interpretatelo come “Mai”.

Il Piano di pace, approvato dalle Nazioni Unite in un clamoroso disprezzo per la sovranità palestinese e il Diritto Internazionale, non è mai stato altro che una trovata pubblicitaria. Esiste per fornire a Israele la copertura diplomatica necessaria per portare il Genocidio alla sua conclusione prevista: l'”emigrazione volontaria” dei palestinesi da Gaza, un eufemismo per Pulizia Etnica.

Da quando il “cessate il fuoco” è entrato in vigore il 10 ottobre 2025, due mesi prima che il “Piano di pace” di Trump fosse formalizzato, Israele ha ucciso 1.258 palestinesi a Gaza.

Un cessate il fuoco con un simile bilancio di vittime non è un vero cessate il fuoco.

Una volta svuotata Gaza, la prossima sarà la Cisgiordania.

Tra le innumerevoli proposte di pace avanzate nel corso dei decenni, questa è la meno seria. A parte la richiesta che Hamas rilasci gli ostaggi entro 72 ore dall’inizio del cessate il fuoco, richiesta che è stata esaudita, il Piano manca di dettagli specifici e di scadenze precise. È pieno di clausole che consentono a Israele di abrogarlo.

Questo è il punto.

“Non è concepito come un percorso praticabile verso la pace, cosa che la maggior parte dei dirigenti israeliani comprende”, scrissi quando il Piano fu annunciato. “Il quotidiano israeliano a maggiore diffusione, Israel Hayom, fondato dal defunto magnate dei casinò Sheldon Adelson per fungere da portavoce del Primo Ministro Benjamin Netanyahu e promuovere il Sionismo messianico, ha invitato i suoi lettori a non preoccuparsi del Piano Trump perché si tratta solo di ‘retorica’”.

Israele, feci notare, in un esempio tratto dalla proposta, “non tornerà nelle aree da cui si è ritirato, a condizione che Hamas attui pienamente l’accordo”.

“Chi decide se Hamas ha ‘attuato pienamente’ l’accordo?”, chiesi. “Israele. Qualcuno crede nella buona fede di Israele? Ci si può fidare di Israele come arbitro obiettivo dell’accordo? Se Hamas, demonizzato come gruppo terroristico, si oppone, qualcuno lo ascolterà?”

“Com’è possibile che una proposta di pace ignori il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024, che ha ribadito che l’Occupazione israeliana è illegale e deve finire?” ho continuato. “Come può non menzionare il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi?”

“Chi ha dato agli Stati Uniti l’autorità di inviare a Gaza una Forza Internazionale di Stabilizzazione, un eufemismo per occupazione straniera?” ho scritto. “Perché Israele, che ha distrutto Gaza, non è tenuto a pagare riparazioni?”

Secondo le stime delle Nazioni Unite, il 92% degli edifici residenziali di Gaza è stato danneggiato o distrutto e circa l’81% di tutte le strutture è danneggiato. La Striscia è stata ridotta a 61 milioni di tonnellate di macerie, tra cui 9 milioni di tonnellate di rifiuti pericolosi, tra cui amianto, scarti industriali e metalli pesanti, oltre a ordigni inesplosi e circa 10.000 cadaveri in decomposizione. Israele ha demolito circa 1.500 edifici da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco.

Come si può credere che Israele, intenzionato a radere al suolo Gaza, farà marcia indietro per permettere ai palestinesi di ricostruire ciò che ha distrutto con tanto tempo, denaro e sangue?

Il Generale di Brigata in pensione Giora Eiland, ex capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale israeliano, ha ribadito questo concetto domenica scorsa alla stazione radio israeliana 103FM.

“Israele non ha alcun interesse a che Gaza venga ricostruita, è meglio per noi che venga distrutta per le generazioni a venire”, ha affermato Eiland.

“Maggiore è la disperazione a Gaza, maggiore è la distruzione e più grande sarà il monumento a ciò che hanno fatto il 7 ottobre, negli anni a venire, e tanto meglio”, ha aggiunto.

Israele non permetterà mai la ricostruzione di Gaza. Non ripristinerà mai le strutture sanitarie o gli impianti di depurazione dell’acqua. Non cederà mai l’autorità a una Forza Internazionale di Stabilizzazione, che esiste solo sulla carta. Non permetterà mai la creazione del Comitato Nazionale per l’Amministrazione di Gaza né accetterà l’autodeterminazione e la statualità palestinese.

Trump promette una “Riviera di Gaza” che funzionerà come una “zona economica speciale”: un territorio che opera al di fuori della legge statale e governato interamente da investitori privati, come la Città-Stato in Honduras sostenuta da Peter Thiel. Ma la “Riviera di Gaza” di Trump non è altro che un patetico campo temporaneo lungo la linea del cessate il fuoco vicino a Rafah. Consiste in “capanne prefabbricate” sotto amministrazione palestinese e una minuscola forza di sicurezza internazionale, secondo il Guardian.

Viene presentata, per disperazione, come un progetto pilota.

Nonostante le promesse di donazioni per circa 17 miliardi di dollari (14,7 miliardi di euro) al Consiglio per la Pace, alla fine di maggio 2026 nemmeno un dollaro era giunto al fondo ufficiale per la ricostruzione di Gaza, gestito dalla Banca Mondiale. Solo circa 23 milioni di dollari (19,9 milioni di euro) erano stati ricevuti attraverso canali alternativi per le spese operative, mentre altri 100 milioni di dollari (86,6 milioni di euro) promessi dagli Emirati Arabi Uniti, destinati a una futura forza di polizia palestinese, risultano ancora “congelati”, secondo il Financial Times.

Ciò equivale a circa 0,72 dollari (62,30 euro) per ogni 100 dollari (86,60 euro) promessi.

Considerati gli ingenti costi economici sostenuti dai Paesi donatori del Golfo e della Regione a causa della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, tra cui Bahrein, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, è molto improbabile che i fondi promessi vengano erogati.

L’Unione Europea, le Nazioni Unite e la Banca Mondiale, in una valutazione pubblicata ad aprile, hanno stimato che per la ripresa a Gaza siano necessari 71,4 miliardi di dollari (61,8 miliardi di euro).

Il Consiglio per la Pace, di cui il diplomatico bulgaro Nickolay Mladenov è il principale funzionario, ha un disperato bisogno di fondi. Gli Stati Uniti hanno tentato di appropriarsi di 11 miliardi di dollari (9,5 miliardi di euro) di entrate fiscali palestinesi e di congelare i fondi bancari trattenuti da Israele, tentativo respinto dall’Autorità Palestinese. Il blocco israeliano delle entrate fiscali ha aggravato la crisi finanziaria in Cisgiordania, con l’Autorità Palestinese che ha dimezzato gli stipendi di migliaia di dipendenti pubblici palestinesi.

Anche la Forza di Sicurezza Internazionale, una forza multinazionale di mantenimento della pace che dovrebbe essere composta da truppe provenienti da Albania, Kosovo, Kazakistan, Marocco, Uganda e Indonesia (quest’ultima ha poi sospeso il suo impegno), sono inesistenti.

Il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich e il Ministro degli Insediamenti e delle Missioni Nazionali Orit Strook hanno chiesto a Netanyahu di riconvocare il Gabinetto di Sicurezza affinché la votazione del 26 luglio che autorizzava l’ingresso delle truppe della Forza di Sicurezza Internazionale possa essere annullata.

L’intero progetto Trump è una fantasia da Alice nel Paese delle Meraviglie.

Chiunque a Gaza si avvicini alla Linea Gialla, che è in continuo movimento e mal segnalata, viene ucciso. Anche i poliziotti vengono uccisi. I dirigenti di Hamas, insieme alle loro famiglie, tra cui Azzam Khalil al-Hayya, figlio di Khalil al-Hayya, che era a capo dell’ufficio politico di Hamas e principale negoziatore della fazione, vengono assassinati. I palestinesi in fila alle mense e coloro che distribuiscono aiuti vengono annientati dalle bombe israeliane. Israele limita gli aiuti alimentari e umanitari alla metà dei camion previsti dall’accordo di cessate il fuoco.

I palestinesi, il 90% dei quali sfollati, continuano a vivere in tendopoli tra macerie e pozze a cielo aperto di liquami. Non hanno servizi igienici né elettricità. Il tasso di disoccupazione è dell’80%. Decine di migliaia di bambini soffrono di malnutrizione acuta a Gaza. In media, un bambino muore ogni giorno.

Publio Cornelio Tacito (storico, oratore e senatore Romano) lo aveva capito. Hanno creato un deserto e lo chiamano pace.

Il Piano di Trump non è stato concepito per porre fine al conflitto. Non è stato concepito per fornire una soluzione equa ai palestinesi. Non è stato concepito per fermare il Massacro in corso. È stato concepito per permettere a Israele di completare il suo Genocidio e cacciare i palestinesi sopravvissuti dalla loro Patria: il culmine del Sogno Sionista.

Trump, per quanto ottuso, almeno questo l’ha capito.

-Chris Hedges è un giornalista vincitore del Premio Pulitzer, è stato corrispondente estero per quindici anni per il New York Times, dove ha lavorato come capo dell’Ufficio per il Medio Oriente e dell’Ufficio balcanico per il giornale. In precedenza ha lavorato all’estero per il Dallas Morning News (Notizie del Mattino di Dallas), l’Osservatorio Scientifico Cristiano e la Radio Pubblica Nazionale. È il conduttore dello spettacolo RT America nominato ai Premi Emmy On Contact.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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