Anas Al-Sharif: la voce di Gaza che ha denunciato al mondo  il genocidio perpetrato da Israele

Nelle prime ore del mattino, poco dopo la mezzanotte del 10 agosto 2025, un attacco israeliano mirato e deliberato contro una tenda allestita per i media all’esterno dell’ospedale Al-Shifa di Gaza City ha ucciso il giornalista di Al Jazeera Anas Al-Sharif e cinque suoi colleghi. Al-Sharif era ampiamente conosciuto come la voce di Gaza, colui che denunciava al mondo il genocidio israeliano.

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Redazione Quds News Network, 10 Agosto 2026

Gaza (Quds News Network) – Nelle prime ore del mattino, poco dopo la mezzanotte del 10 agosto 2025, un attacco israeliano mirato e deliberato contro una tenda allestita per i media all’esterno dell’ospedale Al-Shifa di Gaza City ha ucciso il giornalista di Al Jazeera Anas Al-Sharif e cinque suoi colleghi. Al-Sharif era ampiamente conosciuto come la voce di Gaza, colui che denunciava al mondo il genocidio israeliano.

Per quasi due anni, dall’inizio della guerra di Israele contro Gaza, il giornalista palestinese Anas Jamal Al-Sharif è rimasto una figura di spicco nel panorama mediatico internazionale, una delle poche voci a riuscire a superare il blocco dei media, denunciando al mondo le atrocità commesse dal governo di Israele e la fame imposta  senza pietà sulla popolazione di Gaza.

Eppure quella voce, che si levava sempre dalle macerie, divenne una di quelle che le forze di occupazione israeliane cercarono di mettere a tacere. I militari presero di mira ripetutamente Al-Sharif con campagne diffamatorie, accusandolo di legami con fazioni della resistenza, accuse che lui ha sempre  fermamente negato.

Chi era Anas Al-Sharif?

Anas Jamal Al-Sharif era nato il 3 dicembre 1996 nel campo profughi di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, trascorrendo l’infanzia tra i vicoli affollati del campo. È cresciuto tra le continue guerre di Israele.

Aveva studiato nelle scuole gestite dall’UNRWA e dal Ministero dell’Istruzione palestinese. Nel 2014 si era iscritto all’Università di Al-Aqsa per studiare Radio e Televisione, laureandosi nel 2018.

Al-Sharif aveva iniziato la sua carriera giornalistica come volontario presso la Shamal Media Network  prima di unirsi ad Al Jazeera come corrispondente a Gaza.

Di stanza a Jabalia e Gaza City, tra devastazione e carestia causata da Israele, aveva portato all’attenzione del mondo scene senza precedenti: bambini che piangevano per la fame di notte, madri che cercavano cibo tra le macerie e tende scolastiche trasformate in rifugi per migliaia di sfollati che sopportavano freddo, insetti e malattie.

Per aggirare il blocco mediatico, Al-Sharif si arrampicava spesso sui tetti di case e ospedali alla ricerca di un segnale internet per trasmettere i suoi reportage. In una di queste trasmissioni, descrisse la situazione drammatica: “Ciò che mi addolora di più non è solo il bombardamento, ma vedere un bambino addormentarsi piangendo per la fame dopo non aver mangiato nulla per tutto il giorno”.

Ha documentato i ripetuti e deliberati attacchi militari israeliani contro scuole e ospedali dell’UNRWA, nonché contro aree civili densamente popolate.

In riconoscimento del suo coraggio nel documentare i crimini di guerra e del suo impegno nel fornire testimonianze dirette delle sofferenze dei civili palestinesi tra bombardamenti e carestia, Amnesty International Australia gli ha conferito il premio “Human Rights defender” (Difensore dei diritti umani) nel 2024.

A causa dell’impatto della sua attività di giornalista, le forze di occupazione israeliane avevano incluso Al-Sharif tra i loro obiettivi mediatici. Dallo scoppio dell’aggressione, ancora in corso, lo avevano ripetutamente accusato di affiliazione ad Hamas nel tentativo di giustificare l’attacco contro di lui, affermazioni che ha costantemente negato.

L’11 dicembre 2023, attacchi aerei israeliani hanno colpito la casa della famiglia di Al-Sharif a Jabalia, uccidendo suo padre.

In risposta alla campagna contro di lui, Al-Sharif aveva dichiarato sui social media: “Il portavoce dell’esercito israeliano ha lanciato una campagna di minacce e diffamazione contro di me a causa del mio lavoro con Al Jazeera. Sono un giornalista senza affiliazioni politiche e la mia unica missione è quella di riportare la verità sul campo in modo imparziale”.

Nel luglio 2023, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di opinione e di espressione, Irene Khan, aveva condannato le minacce e le accuse contro Al-Sharif, avvertendo che mettevano a rischio la sua vita.

Khan ha criticato l’etichettatura dei giornalisti come “terroristi” da parte di Israele, definendola infondata, e ha esortato la comunità internazionale a prevenire tali attacchi, sottolineando che l’uccisione e la detenzione di giornalisti sono una tattica per sopprimere la verità.

Alla fine di luglio, Al Jazeera aveva rilasciato una dichiarazione in cui condannava l’incitamento dell’esercito israeliano contro i suoi giornalisti a Gaza, in particolare contro Al-Sharif, denunciando le continue campagne diffamatorie contro il suo staff dall’inizio dell’offensiva.

Gli osservatori affermano che un giornalista coraggioso e schietto come Al-Sharif è intollerabile per Israele. Il suo assassinio, insieme a quello dei suoi colleghi, è coinciso con i piani di Israele di occupare Gaza City.

“Ho paura per mio padre”

Sham, la figlia del giornalista di Al Jazeera, aveva lanciato un appello straziante per fermare il genocidio israeliano a Gaza in un video condiviso dal padre prima che venisse deliberatamente assassinato.

Nel filmato, la piccola Sham, di quattro anni, parla da un edificio distrutto nella Striscia di Gaza, descrivendo gli orrori che ha vissuto durante il genocidio ed esprimendo preoccupazione per il padre in mezzo agli attacchi.

«Voglio vivere come i bambini di tutto il mondo. L’occupazione continua a bombardarci. Vogliamo che la guerra finisca perché siamo stanchi. Vogliamo cibo. Vogliamo pollo. Vogliamo carne. Vogliamo acqua. Vogliamo tutto», ha detto.

«Ho vissuto tutta la guerra. L’occupazione ci ha bombardato, ha distrutto le nostre case. Netanyahu non vuole porre fine alla guerra», ha aggiunto.

Sham ha detto: «Ho paura per mio padre a causa dei bombardamenti».

«Non dimenticate Gaza»

Poco dopo il suo assassinio, gli amministratori della sua pagina Facebook ufficiale hanno pubblicato il seguente messaggio, che aveva preparato come testamento nel caso in cui fosse stato ucciso:

“Questa è la mia volontà e il mio messaggio finale.

«Se le mie parole vi giungono, sappiate che Israele è riuscito a uccidermi e a far tacere la mia voce.

“Innanzitutto, la pace sia con voi e la misericordia e la benedizione di Dio.

“Dio sa che ho dato tutto quello che avevo – forza e impegno – per essere un sostegno e una voce per il mio popolo, fin da quando ho aperto gli occhi alla vita nei vicoli del campo profughi di Jabaliya. La mia speranza era di vivere abbastanza a lungo da tornare con la mia famiglia e i miei cari nella nostra città natale, Asqalan (al-Majdal), ora sotto occupazione. Ma la volontà di Dio è venuta prima, e il Suo decreto è definitivo.

Ho vissuto il dolore in tutti i suoi dettagli e ho sentito il sapore della perdita molte volte. Eppure non ho mai smesso di dire la verità così com’è, senza falsificazioni o distorsioni, affinché Dio possa essere testimone di coloro che sono rimasti in silenzio, hanno accettato la nostra uccisione e non hanno fatto nulla per fermare il massacro che il nostro popolo ha subito per più di un anno e mezzo.

“Vi affido la Palestina, il gioiello della corona musulmana e il cuore pulsante di ogni persona libera in questo mondo. Vi affido il suo popolo e i suoi figli, i cui corpi puri sono stati schiacciati sotto le bombe e i missili israeliani.

“Non lasciate che le catene vi rendano silenziosi o che i confini vi limitino. Siate ponti verso la liberazione della terra e del suo popolo, finché il sole della dignità e della libertà non sorgerà sulla nostra patria rubata.

“Vi affido la mia famiglia: la mia amata figlia Sham; il mio caro figlio Salah; mia madre, le cui preghiere sono state la mia fortezza; e la mia fedele moglie Bayan (Umm Salah), che ha sostenuto la responsabilità in mia assenza con forza e fede. Siate al loro fianco dopo Dio.

“Se muoio, muoio saldo nei miei principi. Attesto che sono contento del decreto di Dio, certo del nostro incontro e convinto che ciò che è presso Dio è migliore ed eterno.

“O Dio, accettami tra i martiri, perdona i miei peccati e fa’ che il mio sangue sia una luce che illumini il cammino della libertà per il mio popolo. Perdonami se ho mancato e prega per me con misericordia, perché ho mantenuto la mia promessa e non sono mai cambiato.

“Non dimenticate Gaza… e non dimenticatemi nelle vostre preghiere.”

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Traduzione a cura di: Nicole Santini 
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