Con il proliferare di chiusure, posti di blocco e attacchi dei coloni, i medici palestinesi affermano che i normali viaggi in ambulanza sono diventati prove di vita o di morte.
Di Shatha Yaish – 13 agosto 2026
“Questa donna sta morendo!” Un uomo ha urlato ripetutamente mentre l’ambulanza che trasportava la trentenne Sujoud Fuqaha era bloccata a un cancello controllato da Israele, diretta verso un ospedale nella città di Ramallah, in Cisgiordania.
Fuqaha aveva avuto un arresto cardiaco e necessitava di cure mediche urgenti. Un’ambulanza è arrivata rapidamente a casa sua a Sinjil, a circa 16 chilometri a Nord-Est di Ramallah; da lì, “sarebbe dovuto arrivare in 10 minuti all’ospedale, ma il cancello era chiuso”, ha spiegato il marito Majed.
Per oltre mezz’ora, l’ambulanza è rimasta bloccata mentre le condizioni di Fuqaha peggioravano, secondo una registrazione audio dell’incidente del 17 luglio, diffusa dal consiglio locale del villaggio. La registrazione cattura le suppliche dei presenti affinché l’ambulanza potesse passare.
Islam Karakrah, il paramedico che guidava l’ambulanza, ha dichiarato che l’equipaggio ha tentato di rianimarla durante il tragitto. “Di solito si hanno circa 40 minuti di tempo dopo un arresto cardiaco”, ha affermato. Quando sono arrivati in ospedale, Fuqaha, madre di due bambini piccoli, è stata dichiarata morta.
La morte di Fuqaha illustra un modello ricorrente di ostacoli all’assistenza medica in tutta la Cisgiordania Occupata, dove Israele ha imposto un sistema sempre più esteso di posti di blocco dall’ottobre 2023. Oltre 930 varchi, posti di blocco e altre restrizioni alla circolazione frammentano ora strade e comunità in tutto il territorio occupato da Israele, limitando l’accesso dei palestinesi alle principali città e ai servizi essenziali.
Secondo Eid Dweikat, portavoce della Mezzaluna Rossa Palestinese, le ambulanze subiscono sempre più spesso ritardi o sono costrette a lunghe deviazioni per raggiungere i luoghi di emergenza, “compromettendo la rapidità con cui la Mezzaluna Rossa può intervenire in soccorso di chi necessita di assistenza medica”. Solo nei primi sei mesi di quest’anno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha documentato 50 casi di ritardi nell’assistenza medica ai palestinesi in Cisgiordania.
Per ovviare a questo problema, la Mezzaluna Rossa ha dispiegato oltre 2.000 soccorritori nelle comunità rurali, garantendo una presenza di emergenza nelle zone difficilmente raggiungibili dalle ambulanze. Questi operatori possono fornire il primo soccorso immediato mentre le ambulanze si fanno strada tra strade bloccate o interdette. Tuttavia, quando i pazienti necessitano di cure più complesse o del trasporto in ospedale, ha affermato Dweikat, questi ostacoli possono diventare critici.
Il marito di Fuqaha, Majed, ha dichiarato di non riuscire ancora a credere alla morte della moglie. “Non so come descriverlo. La vita è finita”.
Presi di mira per il solo fatto di essere su di un ambulanza
“Ogni minuto può fare la differenza tra la vita e la morte”, ha affermato Bashar Al-Qaryouti, un paramedico del villaggio di Qaryout, a Sud di Nablus. “Ci occupiamo di infarti, emorragie gravi, lesioni serie e parti d’urgenza. Sono casi che non possono aspettare”.
Dal 7 ottobre 2023, ha spiegato Al-Qaryouti, attraversare la Cisgiordania è diventato “molto difficile”. Un viaggio che prima durava 20 minuti ora può richiederne un’ora, poiché le ambulanze sono costrette a fare deviazioni, a volte attraverso posti di blocco come quello di Huwwara, situato all’ingresso sud di Nablus, sulla strada che collega la città a Ramallah e Gerusalemme.
“Il problema non sono solo i posti di blocco”, ha concluso. “A un posto di blocco, a volte è possibile coordinarsi e organizzare il passaggio di un’ambulanza. Ma quando questi varchi vengono chiusi senza che ci sia nessuno con cui coordinarsi, diventano come una prigione. Per certi versi, sono persino più difficili di un posto di blocco, perché non c’è nessuno con cui parlare”.
Anche quando le ambulanze raggiungono un posto di blocco, il passaggio non è garantito. Al-Qaryouti ha affermato che i soldati “non rispettano le ambulanze né permettono loro di passare facilmente”. Nonostante le sirene, i soldati fermano spesso l’equipaggio, controllando i documenti d’identità degli operatori, dei pazienti e dei familiari accompagnatori, e ispezionando il veicolo.
“Alcune delle apparecchiature mediche all’interno richiedono che il veicolo rimanga acceso”, ha detto. “Queste procedure richiedono tempo, e quel tempo potremmo usarlo per salvare una vita”.
Gli equipaggi delle ambulanze devono anche fare i conti con gli attacchi dei coloni israeliani. Il 7 agosto, due paramedici della Mezzaluna Rossa Palestinese sono rimasti feriti quando i coloni hanno attaccato la loro ambulanza mentre tentavano di evacuare un uomo ferito durante una sparatoria dei coloni a Khalayel Al-Louz, a Sud di Betlemme.
Nel 2024, Mohammad Musa, un autista di ambulanza di 50 anni e collega di Al-Qaryouti, è stato ucciso quando il suo veicolo è stato preso di mira da colpi d’arma da fuoco ad Al-Sawiya, vicino a Nablus. La Mezzaluna Rossa ha dichiarato all’epoca che a sparargli erano stati i coloni.
Al-Qaryouti ha descritto altri attacchi contro il suo equipaggio, che documenta frequentemente sulla pagina Facebook del centro di emergenza. In un episodio, i coloni hanno distrutto l’ambulanza e hanno cercato di incendiarla. “In un altro episodio ad aprile, vicino a Za’tara, i coloni ci hanno attaccato e ci hanno lanciato una bomba incendiaria”.
“Ogni volta che mi dirigo verso Nablus o Ramallah, i coloni ci affiancano e ci molestano”, ha detto. “Ci considerano nemici. Sentiamo di poter essere presi di mira semplicemente perché siamo in un’ambulanza”.
Il pericolo per i paramedici, ha affermato Al-Qaryouti, è inseparabile dal pericolo che questi ostacoli rappresentano per i loro pazienti. “Per noi, il problema più grande non è solo il pericolo che corrono gli equipaggi delle ambulanze. È ciò che accade al paziente quando un’ambulanza non riesce a raggiungerlo rapidamente o a portarlo in ospedale”.
“Un’ambulanza dovrebbe essere un mezzo sicuro per raggiungere un paziente. Non dovrebbe diventare essa stessa un bersaglio o un altro posto di blocco. Dobbiamo poter svolgere il nostro lavoro senza essere attaccati, ostacolati o ritardati”.
Nascita di un feto morto al posto di blocco
Il 27 luglio, una donna di 28 anni, incinta di sei mesi e con un’emorragia, veniva trasportata in ambulanza da Qaryout all’Ospedale Rafidia di Nablus, quando i soldati israeliani hanno fermato il veicolo al posto di blocco di Awarta. Secondo Al-Qaryouti, i soldati hanno costretto l’ambulanza a spegnere il motore e l’impianto elettrico per un lungo periodo, nonostante fosse stato loro comunicato che si trattava di un paziente in emergenza medica.
A causa del prolungarsi del ritardo e del peggioramento delle condizioni della madre, un’infermiera è stata costretta a far nascere il bambino all’interno dell’ambulanza. Il neonato è stato dichiarato morto alla nascita. La madre è stata successivamente trasportata d’urgenza in ospedale, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico d’emergenza ed è sopravvissuta.
“Se non fosse stato per la misericordia di Dio, avremmo potuto perderla anche noi al posto di blocco”, ha affermato Al-Qaryouti.
Per i pazienti che necessitano di cure ospedaliere urgenti, ha aggiunto Al-Qaryouti, la chiusura delle strade può limitare notevolmente le opzioni a disposizione degli equipaggi delle ambulanze. In alcuni casi, l’unica opzione è trasportare i pazienti da un lato di un cancello e tentare di trasferirli su un’altra ambulanza in attesa dall’altro lato.
Le conseguenze furono evidenti in tutta l’area di Nablus quello stesso fine settimana. Il 24 luglio, coloni israeliani armati attaccarono le case dei palestinesi nel villaggio di Tel. Ne seguì una colluttazione mortale: quattro palestinesi, un soldato israeliano e un colono rimasero uccisi. In seguito, l’esercito lanciò incursioni e arresti su vasta scala e impose severe restrizioni alla circolazione in tutta l’area.
Con le strade di accesso a Nablus chiuse, diverse donne in travaglio che avevano bisogno di raggiungere gli ospedali della città non sono riuscite a farlo. Alcune hanno partorito in ambulanza o in cliniche locali.
Ad Aqraba, a Sud di Nablus, la ginecologa Youssra Dweikat ha raccontato di aver fatto nascere due bambini nella piccola clinica mal attrezzata in cui lavora. “Aqraba è sotto assedio. Quando gli ingressi sono chiusi, nessuno può uscire e a volte raggiungere le strutture mediche diventa impossibile”, ha detto. “C’è anche il pericolo rappresentato dai coloni”.
La clinica di Dweikat non è attrezzata per gestire parti più complessi. “Non abbiamo una banca del sangue, perché siamo solo una clinica locale”, ha spiegato. “Non siamo attrezzati per affrontare complicazioni durante il parto che richiedono cure ospedaliere”.
E, data l’imprevedibilità degli spostamenti, Dweikat ha affermato che lei e altri operatori sanitari a volte si recano a casa delle donne incinte per visitarle, piuttosto che rischiare di farle affrontare un viaggio inutile attraverso posti di blocco e strade chiuse.
Da ottobre 2023, queste condizioni hanno anche cambiato il modo in cui le donne incinte Sono loro stesse a decidere quando cercare assistenza medica. “Spesso aspettano di essere assolutamente certe di essere in travaglio prima di uscire di casa”, ha detto Dweikat. “Questo aumenta i rischi per le donne ad Aqraba e nei villaggi circostanti”.
Shatha Yaish è una giornalista che si occupa di Gerusalemme Est e della Cisgiordania.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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