Il vento dalle macerie: perché gli aquiloni di Gaza richiedono la solidarietà globale

Considerare gli aquiloni fatti volare dai bambini come una minaccia militare rappresenta una pericolosa degenerazione nella normalizzazione della guerra asimmetrica.

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Di Iqbal Jassat – 25 agosto 2026

In alto, sopra le rovine di cemento della Striscia di Gaza, il cielo si riempie occasionalmente di colori. In un luogo segnato dall’inumana Occupazione israeliana, dai blocchi e dai bombardamenti aerei, i bambini assemblano carta, plastica e bastoncini per costruire semplici aquiloni. Eppure, persino questo simbolo universale dell’infanzia è stato trascinato nell’arena della guerra.

Quando giocattoli improvvisati vengono classificati come armi e bersagliati da attacchi aerei militari, la comunità internazionale non può rimanere in silenzio. Il mondo deve mobilitarsi con urgenza per proteggere i bambini di Gaza e difendere il loro diritto fondamentale all’infanzia.

Domenica, Bombardamenti aerei israeliani diretti verso la parte centrale di Gaza hanno colpito un edificio ad az-Zawayda, uccidendo tre persone, tra cui il piccolo Mohammad Abdel-Salam Taha, di quattro anni. La giustificazione addotta dalle Forze di Occupazione per queste operazioni mortali? Una direttiva di sicurezza che ordina di trattare aquiloni di carta, palloncini e giocattoli improvvisati usati dai bambini con la stessa forza letale riservata ai droni da combattimento militari.

Per i sudafricani, questo linguaggio è agghiacciantemente familiare. Echeggia i periodi bui del nostro passato, quando il Regime dell’Apartheid classificava gli scolari che manifestavano a Soweto come una minaccia esistenziale per lo Stato. Quando il semplice atto di giocare viene definito un atto di guerra, la comunità internazionale non può voltarsi dall’altra parte.

I principali organi di informazione, la società civile e i cittadini comuni devono mobilitarsi con urgenza. Dobbiamo difendere i bambini di Gaza e proteggere il loro diritto assoluto all’infanzia.

La decisione delle autorità israeliane di elevare gli aquiloni allo status di armi da guerra rappresenta una nuova, terrificante soglia nella normalizzazione della guerra asimmetrica.

Le stesse fonti militari israeliane hanno riconosciuto che i numerosi aquiloni recuperati vicino al confine non contenevano esplosivi o materiali sospetti, non rappresentando alcun pericolo fisico per la popolazione.

Eppure, il leader Criminale di Guerra del Regime Coloniale, Benjamin Netanyahu, ha lanciato un ultimatum: fermare gli aquiloni entro tre giorni o affrontare un’intensificazione dei bombardamenti aerei e l’evacuazione di massa dei civili.

Equiparando un giocattolo per bambini alla dottrina strategica di un drone di sorveglianza avanzato, l’esercito Occupante crea una scappatoia legale per giustificare il lancio di munizioni ad alto potenziale esplosivo sui quartieri civili.

Il risultato catastrofico è ciò a cui abbiamo assistito domenica: schegge e pezzi di cemento volanti che hanno distrutto il rifugio improvvisato di un bambino di quattro anni. Mohammad Taha non aveva alcuna conoscenza di geopolitica o di recinzioni di confine. È solo l’ultima vittima di un sistema che considera la semplice presenza di bambini palestinesi una minaccia demografica. Come ha osservato Basem Naim, alto funzionario di Hamas, questi bambini non stanno conducendo operazioni militari; stanno facendo volare aquiloni “alla ricerca della loro infanzia innocente tra le macerie”.

Come sudafricani, la nostra storia ci offre una prospettiva morale unica, e una profonda responsabilità, per chiamare tutto ciò con il suo vero nome: oppressione sistematica mascherata da sicurezza dello Stato.

Sappiamo cosa significava quando il potere amministrativo del Regime dell’Apartheid controllava ogni via d’uscita, interrompeva l’erogazione di acqua ed elettricità e limitava l’ingresso di aiuti umanitari di base. Comprendiamo il peso psicologico di un sistema concepito per far sentire una popolazione completamente sacrificabile.

Quando persino il cielo viene trasformato in una zona di fuoco libero, l’ultimo rifugio psicologico viene strappato ai giovani di Gaza.

La comunità internazionale parla spesso di Diritto Internazionale in termini clinici e distaccati. Ma i quadri umanitari internazionali, inclusa la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, garantiscono esplicitamente ai bambini il diritto al tempo libero, al gioco e a un ambiente sicuro.

Rimanere in silenzio e continuare a sostenere i Crimini di Guerra di Israele, come fanno l’amministrazione Trump e molte potenze globali, li rende complici della sistematica Cancellazione di questi diritti fondamentali. La fornitura di carbone da parte del Sudafrica rientra nella stessa categoria e deve essere interrotta con urgenza.

Infatti, questa crisi grava pesantemente sui media tradizionali, in particolare in Sudafrica. Per troppo tempo, le reti di informazione globali si sono affidate a comunicati stampa militari edulcorati che celano la sofferenza umana dietro termini come “operazioni mirate” o “misure di rappresaglia”. I giornalisti hanno l’obbligo etico di smascherare questa retorica asettica.

Dobbiamo affermare chiaramente che un aquilone di carta non è un drone, un bambino non è un combattente e un magazzino ad Az-Zawayda non è una legittima fortezza militare.

Anche le nostre istituzioni locali devono scrollarsi di dosso l’inerzia. Da Città del Capo a Johannesburg, giornalisti, artisti e attivisti sudafricani si sono già riuniti in passato per far volare aquiloni con i colori della bandiera palestinese su spiagge famose come Muizenberg, inviando un messaggio di speranza e resistenza condivisa attraverso gli oceani.

Ma i gesti simbolici da soli non basteranno a fermare le bombe.

I principali media devono fungere da amplificatori regolari per l’attivismo di base, garantendo che le storie di famiglie come quella di Mohammad Taha siano in prima pagina, non relegate a note a margine.

I venti che soffiano tra le rovine di Gaza portano con sé più di carta e spago; portano un grido universale di libertà, pace e del diritto fondamentale di esistere senza terrore.

Un bambino che fa volare un aquilone non è un atto di guerra. È un atto di sopravvivenza. È lo spirito umano che si rifiuta di essere schiacciato dal peso dell’oppressione. Il Sudafrica si è ribellato per smantellare l’Apartheid sul proprio territorio; Dobbiamo ora schierarci fermamente al fianco dei bambini di Gaza, assicurandoci che le loro voci, e i loro aquiloni, non vengano mai messi a tacere per sempre.

– Iqbal Jassat è membro esecutivo della Rete di Revisione dei Media, con sede in Sudafrica.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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