Oggi Qusra, domani la Cisgiordania: il nuovo piano di Israele

Alcuni governi mettono in guardia contro un’accelerazione dell’annessione; altri sanzionano singoli coloni, come se colpire pochi estremisti potesse ribaltare un piano attuato da un intero apparato statale.

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Di Ramzy Baroud – 27 agosto 2026

Se volete comprendere il futuro desolante che attende la Cisgiordania Occupata, non distogliete lo sguardo. Prestate attenzione agli eventi che si stanno svolgendo nella piccola città palestinese di Qusra, a Sud di Nablus.

La storia del futuro della Cisgiordania inizia qui.

Mentre gran parte dei media tratta le notizie provenienti dalla zona come un semplice episodio di “violenza degli insediamenti”, non è così. Qusra rappresenta qualcosa di ben più significativo: uno scorcio del nuovo Piano Dalet che Israele ha in serbo per i palestinesi.

Il Piano Dalet era il piano militare con cui le forze Sioniste conquistarono gran parte della Palestina Storica, villaggio per villaggio, durante la Nakba.

Il Piano non nacque improvvisamente nel 1948. Si basava su progetti militari risalenti al 1945, sviluppandosi in una strategia per conquistare città e villaggi palestinesi, distruggere le comunità ed espellere i loro abitanti.

Il significato di questa storia oggi non è meramente simbolico. La Nakba fu un processo, attuato per fasi. Lo stesso vale per l’annessione della Cisgiordania.

Né si tratta di una mera argomentazione intellettuale. Funzionari israeliani hanno apertamente invocato una nuova Nakba come esito previsto. Nel novembre 2023, Avi Dichter dichiarò: “Stiamo dando inizio alla Nakba di Gaza”, aggiungendo: “Nakba di Gaza 2023. Ecco come finirà”.

Fedele al suo destino, questa nuova Nakba presenta molte delle caratteristiche della precedente: violenza coordinata, Massacri, Pulizia Etnica, sfollamento forzato e confisca di terre.

Il Genocidio di Gaza rappresenta l’apice di questa violenza: una manifestazione ancora più devastante, ma una continuazione del peccato originale su cui si fonda lo Stato di Israele.

Mentre tutti gli occhi erano puntati su Gaza a partire dal 7 ottobre 2023, la Cisgiordania è stata in gran parte ignorata, consentendo a Israele di intensificare la violenza in tutte le sue forme a livelli mai visti da decenni.

Il risultato è stato sconvolgente. Dal 7 ottobre 2023, le forze israeliane e i coloni hanno ucciso più di 1.100 palestinesi in Cisgiordania, tra cui oltre 240 bambini, e ne hanno feriti migliaia. Decine di migliaia di persone sono state arrestate, mentre oltre 33.000 palestinesi rimangono sfollati dai soli campi profughi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams.

Torniamo ora a Qusra.

A partire dal 9 agosto, coloni israeliani armati hanno circondato tre case palestinesi nella zona di Ras al-Ain, alla periferia della città.

Hanno bloccato l’accesso alle abitazioni, eretto tende all’esterno e interrotto le forniture di acqua ed elettricità. Le famiglie, compresi i bambini piccoli, sono rimaste di fatto intrappolate all’interno.

L’esercito israeliano ha successivamente dichiarato l’area circostante zona militare chiusa, limitando l’accesso a palestinesi, attivisti e giornalisti.

Ciò che è emerso non è stata semplicemente la violenza dei coloni, ma una divisione del lavoro: i coloni creano la crisi; l’esercito impone le restrizioni; la libertà di movimento dei palestinesi viene limitata; e le vittime stesse vengono spinte ad andarsene.

E l’assedio è continuato. Mentre scrivo queste parole, l’assedio delle case di Qusra si è concluso nella sua seconda settimana.

Qusra non è un elemento secondario di questa strategia. Israele ha già confiscato i suoi terreni per l’insediamento di Migdalim, mentre gli avamposti vicini, tra cui Esh Kodesh, sono da tempo associati ad attacchi e tentativi di appropriarsi di sedici terreni agricoli palestinesi.

Il controllo di tali aree è essenziale per il più ampio progetto di collegamento dei blocchi di insediamenti, frammentazione del territorio palestinese e trasformazione delle comunità palestinesi in enclavi isolate.

Qualche anno fa, il governo israeliano si comportava come se il suo piano di annettere formalmente ampie porzioni della Cisgiordania fosse stato sospeso. Eppure, dal 7 ottobre, l’annessione è passata dall’essere un’aspirazione a un’ossessione, sia a parole che nei fatti.

Il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha supervisionato la distribuzione di massa di armi dopo il 7 ottobre, armando migliaia di membri delle forze di sicurezza civili con fucili in una popolazione di coloni già pesantemente armata.

Nel frattempo, il Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich ha lavorato sistematicamente per trasferire i poteri sulla Cisgiordania dall’amministrazione militare alle autorità civili israeliane, uno dei meccanismi istituzionali più evidenti di annessione. E ora un altro tassello sta andando al suo posto: il Ministro della Difesa Israel Katz ha ordinato i preparativi per trasferire la responsabilità dell’applicazione della legge sui coloni israeliani in Cisgiordania dall’esercito alla polizia israeliana, un altro passo legale cruciale verso l’annessione.

Il quadro si sta completando: milizie di coloni, finanziamenti governativi, armi, esercito, polizia, burocrazie civili, tribunali e decisioni politiche che provengono dai più alti livelli dello Stato israeliano.

Vista in questo contesto più ampio, Qusra diventa un microcosmo, e potenzialmente un banco di prova, per i meccanismi attraverso i quali si può attuare un’annessione su larga scala. Queste realtà riecheggiano il passato. La Nakba non è semplicemente “avvenuta”, ma è stata il risultato di anni di pianificazione e di strategie militari graduali. Ecco perché Qusra è importante.

Alcuni governi mettono in guardia contro un’accelerazione dell’annessione; altri sanzionano singoli coloni, come se colpire pochi estremisti potesse ribaltare un piano attuato da un intero apparato statale.

I palestinesi in Cisgiordania sono pienamente consapevoli della sfida che li attende. Sollecitare l’Autorità Palestinese, che mantiene un coordinamento di sicurezza con Israele, a definire improvvisamente una “strategia” è dolorosamente superfluo.

Ma per tutti noi che comprendiamo gli orrori della Nakba, e le ripercussioni di quella catastrofe, da Deir Yassin al Genocidio di Gaza, il riconoscimento non è più sufficiente.

Il prezzo del silenzio viene già pagato da ogni abitante di Gaza che vive tra le rovine della Striscia e da ogni palestinese in Cisgiordania che si confronta con la violenza dei coloni e dei loro alleati militari.

Bisogna porre fine a tutto questo ora, prima che Qusra diventi il ​​modello per ciò che verrà dopo: oggi, Qusra; domani, l’intera Cisgiordania.

– Ramzy Baroud è un giornalista e redattore di The Palestine Chronicle. È autore di sei libri, tra cui “La Nostra Visione per la Liberazione: Leader Palestinesi Coinvolti e Intellettuali Parlano”, curato insieme a Ilan Pappé. Il suo ultimo libro è Prima del Diluvio. Ramzy Baroud è un ricercatore senior non di ruolo presso il Centro per l’Islam e gli Affari Globali (CIGA), dell’Università Zaim di Istanbul (IZU).

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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