La Palestina non può essere Cancellata con un tratto di penna imperiale, e il passato di Tony Blair non può essere ripulito dalla sua ultima finta opera di pace.
Di Iqbal Jassat – 9 settembre 2026
Quando si è diffusa la notizia che l’ex Primo Ministro britannico Tony Blair si era recato a Ramallah per chiedere all’Autorità Palestinese di eliminare la parola “Palestina” dai libri di testo scolastici, il mormorio collettivo in tutto il Medio Oriente si è mescolato a un agghiacciante senso di déjà vu.
Operando come inviato del “Consiglio per la Pace” di Donald Trump, Blair avrebbe avvertito il Presidente palestinese Mahmoud Abbas che eliminare la loro Patria dai programmi scolastici era il prerequisito per essere considerato un “alleato credibile”.
C’è una profonda e nauseante ironia nel fatto che Tony Blair, un uomo la cui eredità politica è per sempre macchiata dal sangue di una guerra di aggressione illegale, si permetta di impartire lezioni a un popolo occupato e assediato sui parametri della credibilità internazionale. Quest’ultima eccessiva ingerenza diplomatica non è solo un errore burocratico; è la continuazione di un modello che lo accompagna da tutta la vita. Blair rimane ciò che è sempre stato: un amministratore imperialista prepotente, disposto a riscrivere la realtà di nazioni sovrane dalla comodità di una sala riunioni straniera.
Per comprendere l’assoluta audacia della richiesta di Blair, bisogna ripercorrere il crimine che ha segnato la sua carriera: l’invasione dell’Iraq del 2003.
L’inchiesta Chilcot, l’indagine britannica definitiva sulla guerra, ha messo a nudo l’anatomia dell’inganno di Blair. Il tribunale concluse che Blair scelse di unirsi all’invasione guidata dagli Stati Uniti prima che fossero state esaurite le opzioni pacifiche per il disarmo, presentando informazioni errate e non verificate sulle armi di distruzione di massa con una certezza del tutto ingiustificata.
I tribunali di Norimberga stabilirono che iniziare una guerra di aggressione è il “crimine internazionale supremo”. Facilitando la distruzione dell’Iraq, aggirando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e scatenando un torrente di caos settario che ha causato centinaia di migliaia di vittime civili, Tony Blair si è consolidato come Criminale di Guerra, salvo in un processo formale davanti alla Corte Penale Internazionale. Non ha portato la democrazia; ha portato la devastazione. Non ha costruito la pace; ha costruito un cimitero.
Ora, a più di vent’anni di distanza, il fantasma dell’Iraq è riemerso in Cisgiordania. Il meccanismo è cambiato: dalle bombe intelligenti ai libri di testo, ma l’obiettivo fondamentale rimane identico: l’imposizione forzata della volontà occidentale e imperialista su una popolazione autoctona.
Pretendere che ai bambini palestinesi sia vietato leggere la parola “Palestina” nelle proprie classi è un atto di profonda violenza culturale. È un tentativo di attuare una Pulizia linguistica, Cancellando un’intera identità nazionale dalla mappa prima ancora che possa radicarsi nelle menti delle nuove generazioni.
Imponendo l’adozione di denominazioni straniere, Blair sta cercando di legittimare la Cancellazione definitiva dello Stato Palestinese con il pretesto del “pragmatismo”.
Chi è dunque Tony Blair per definire la “credibilità”?
Un uomo che ha fabbricato le premesse per la guerra, ha distrutto l’ordine internazionale postbellico e se n’è andato per guadagnare milioni con onorari e incarichi di consulenza per autocrati non ha alcuna autorità morale.
Che Blair guardi il popolo palestinese, che ha sopportato decenni di Occupazione Militare, furto di terre e sfollamento, e dica loro che la loro lingua è l’ostacolo alla pace è una dimostrazione senza precedenti di narcisismo coloniale.
Inoltre, l’attuale strumento di Blair, il “Consiglio per la Pace”, si sta rapidamente rivelando uno strumento di sottomissione piuttosto che di stabilizzazione. Lungi dall’essere un organismo multilaterale neutrale, concepito per promuovere un’autentica autodeterminazione, opera come un’autorità centralizzata e verticistica.
Tratta il Medio Oriente non come una Regione di popoli sovrani con diritti fondamentali, ma come un patrimonio immobiliare da gestire, spartire e pacificare. Blair è il perfetto portavoce per un’impresa del genere: un dirigente raffinato e dalla parlantina sciolta, capace di presentare la totale rinuncia all’identità nazionale come un passo necessario verso lo sviluppo economico.
Il netto rifiuto di Abbas alle richieste di Blair era l’unica risposta dignitosa possibile. La sovranità non è una merce da barattare per il favore di un consiglio di transizione, né l’identità è qualcosa che si può cancellare da un libro di testo per compiacere gli Occupanti stranieri.
La carriera di Tony Blair ha compiuto un giro completo. Ha iniziato il Ventunesimo secolo distruggendo fisicamente una nazione mediorientale; ora sta cercando di trascorrere la seconda metà della sua vita cancellandone concettualmente un’altra.
La comunità internazionale deve vedere questo intervento per quello che è realmente: un disperato e vergognoso tentativo di un Criminale di Guerra non incriminato di rimanere rilevante facendo ciò che gli riesce meglio: calpestare i diritti, la storia e il futuro del Sud del mondo.
La Palestina non può essere Cancellata con un tratto di penna imperiale, e il passato di Tony Blair non può essere ripulito dalla sua ultima finta opera di pace.
Iqbal Jassat è membro esecutivo della Rete di Revisione dei Media, con sede in Sudafrica.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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