Quando ci si sente traditi non solo dai fatti, ma anche dal silenzio e dall’ipocrisia di chi predica valori universali e poi li applica a senso unico, è normale restare senza parole, sembra quasi che tutto sia inutile, che le parole non servano più.
Adnan Alsawair (*) lunedì 23 giugno
Dopo l’attacco americano contro obiettivi in Iran, siamo non solo preoccupati per le conseguenze geopolitiche, ma profondamente amareggiati.
È un’amarezza che nasce dalla sensazione di assistere, ancora una volta, a una violazione grave del diritto internazionale, senza che vi sia una reazione proporzionata da parte delle grandi democrazie occidentali. Anzi, ciò che colpisce è il silenzio o in certi casi, il sostegno implicito che accompagna questi atti, come se la legittimità dipendesse non dai principi, ma da chi tiene in mano il joystick del drone.
Il silenzio dell’Occidente, quando a essere colpiti sono Paesi “scomodi” o popolazioni lontane, fa più male delle bombe.
Quando Gaza viene cancellata ospedale dopo ospedale, quartiere dopo quartiere, il mondo tace o si giustifica. Ma basta che un missile sfiori un ospedale israeliano perché scatti l’indignazione automatica.
È questa la giustizia che l’Europa dice di difendere? È questo il peso della vita umana, che cambia a seconda del passaporto?
L’attacco americano non arriva in un vuoto politico: arriva in un momento in cui l’intera regione è sul filo del collasso, con Gaza distrutta, con i civili sotto assedio, con interi ospedali cancellati sotto le bombe israeliane. Eppure, con gli attacchi a Gaza e a Tehran si giustificano si moltiplicano le giustificazioni con ambiguità linguistiche, “misure necessarie”, “atti difensivi”, “prevenzione”.
Dov’è finito il diritto alla sovranità e la logica del diritto internazionale che dovrebbe valere per tutti? Se l’aggressione diventa lecita solo perché compiuta da chi detiene potere militare o influenza politica, allora non possiamo più parlare di ordine mondiale, ma solo di dominio.
La delusione è anche culturale: nei paesi dove la libertà, la dignità e la democrazia sono valori fondanti, ci si aspetterebbe maggiore lucidità, più equilibrio, più coraggio nel denunciare ogni atto di violenza, indipendentemente da chi lo compie.
E invece, il dolore arabo sembra sempre avere meno peso. Le vittime a sud del Mediterraneo sembrano valere meno, o meritare meno empatia. È questa la verità amara che torna a galla dopo ogni esplosione, ogni massacro, ogni missile.
C’è bisogno di una nuova voce internazionale, che non si pieghi alla logica delle alleanze cieche, ma si rialzi in nome della giustizia. Una voce che dica: tutte le vite hanno lo stesso valore. Tutte le sovranità meritano lo stesso rispetto. E tutte le guerre devono finire.
Quando ci si sente traditi non solo dai fatti, ma anche dal silenzio e dall’ipocrisia di chi predica valori universali e poi li applica a senso unico, è normale restare senza parole, sembra quasi che tutto sia inutile, che le parole non servano più.
(*) Adnan Alsawair ex deputato giordano ed ex presidente associazione d’amicizia parlamentare italo-giordana. Laureato in ingegneria civile in Italia dove ho vissuto per quasi vent’anni.

