Israele sta soffocando i residenti palestinesi della Cisgiordania. La crisi ambientale e l’occupazione si stanno combinando; insieme creano l’apartheid climatico
Fonte: English version
Di Aviv Tatarsky • Tradotto dall’ebraico da Sol Salbe
Immagine di copertina: Illustrazione di Stephen Kelly / Getty Images
Alla luce della continua carneficina a Gaza, del terrorismo dei coloni in Cisgiordania e del blitz della destra contro le istituzioni pubbliche in Israele, ci sono alcune cose importanti che non ricevono l’attenzione che meritano.
Possono essere meno violente, meno drammatiche e diventare routine. Ma sono di fondamentale importanza, in quanto influenzano profondamente la vita dei palestinesi in Cisgiordania e influenzeranno profondamente il futuro israelo-palestinese:
Crollo dell’economia palestinese
Questa situazione continua a pieno ritmo. Israele continua a confiscare centinaia di milioni di shekel all’Autorità Nazionale Palestinese ogni trimestre. I deficit che ne derivano stanno quasi paralizzando le attività dell’Autorità: ad esempio, le scuole sono aperte solo 3 giorni a settimana (negli altri giorni si rivolgono a Zoom, che non è un’alternativa valida).
A 100.000 lavoratori palestinesi continua a essere impedito di raggiungere i loro luoghi di lavoro in Cisgiordania. La scusa della sicurezza è ormai superata da tempo, infatti anche dopo il rilascio dei rapiti e la riduzione delle attività militari a Gaza, Israele insiste nel non permettere loro di tornare.
A destra affermano esplicitamente che l’obiettivo è “che non abbiano soldi. Che rinuncino ed emigrino da qui”. In questi giorni, vengono condotte campagne sistematiche per allontanare i lavoratori palestinesi dai cantieri edili degli insediamenti.
Blocco dei villaggi palestinesi
Circa 1000 barriere bloccano le strade in entrata e in uscita dai villaggi palestinesi, compromettendo gravemente la libertà di movimento e, di fatto, ogni aspetto della vita quotidiana. Israele ha creato enclave di villaggi – ognuna delle quali ospita decine di migliaia di residenti – da cui tutte le uscite tranne una sono bloccate. Ciò non solo provoca congestione all’unica uscita aperta, ma anche un aumento smisurato dei tempi di percorrenza, poiché le uscite in direzione nord, sud ed est, ad esempio, sono bloccate, ed è possibile lasciare l’enclave solo da ovest.
Andare al lavoro e coltivare le zone fuori dal villaggio, fare la spesa, far visita ai parenti, per non parlare del semplice divertimento: sono tutti compiti complicati che devono essere valutati più volte prima di decidere di portarli a termine.
Crisi climatica
L’anno caldo e secco ha portato a un raccolto di olive estremamente scarso. Questo fenomeno si verifica in tutto il territorio e sta colpendo anche l’agricoltura israeliana all’interno della Linea Verde. Ma mentre gli agricoltori israeliani possono compensare l’impatto meteorologico attraverso l’irrigazione, i palestinesi non possono farlo: non c’è abbastanza acqua, Israele proibisce di scavare cisterne per immagazzinare l’acqua piovana e impedisce la posa di tubature nell’Area C.
Quindi sì, la crisi ambientale e l’occupazione si stanno combinando, creando insieme l’apartheid climatico.
Questa situazione è destinata ovviamente a peggiorare. Non si tratta solo della raccolta delle olive: l’agricoltura palestinese è in continuo degrado. E poiché l’agricoltura è una componente centrale dell’economia palestinese, gli effetti sono di vasta portata.
In questo modo Israele sta soffocando gli abitanti della Cisgiordania.
Naturalmente, qualcosa si può fare per contrastare queste situazioni: campagne della sinistra che chiedono che ai lavoratori venga permesso di tornare al lavoro. Fare campagna sul campo, supportando al contempo l’attività politica e legale per la parità di trattamento delle risorse idriche…
Per il momento la nostra attenzione non è rivolta a questo e quindi questi atti distruttivi di oppressione continuano a essere perpetrati senza incontrare praticamente alcuna resistenza.
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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