Controllo ingegneristico e spostamento: i portafogli digitali come strumento emergente di Genocidio silenzioso a Gaza

L’introduzione di portafogli digitali come soluzione tecnica per la ricostruzione funge da copertura per una nuova fase di controllo ingegneristico sulla popolazione e per una crescente dipendenza economica da Israele.

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Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 22 febbraio 2026 

Territorio Palestinese – I piani israeliani e statunitensi volti a trasformare la Striscia di Gaza in un’economia priva di sovranità finanziaria sono estremamente preoccupanti. I piani propongono l’abolizione del contante e l’imposizione di una transizione verso un’economia digitale gestita da entità esterne allineate con Israele.

Ciò trasformerebbe l’accesso al denaro e alle transazioni di base da un diritto fondamentale a un privilegio revocabile, rendendo cibo, medicine e alloggio dipendenti da decisioni di sicurezza e valutazioni militari. Riflette una ristrutturazione coercitiva della vita quotidiana volta a spingere la popolazione verso la povertà e lo sfollamento, gestita attraverso la tecnologia.

Dopo oltre due anni di blocco finanziario, Liran Tancman, imprenditore israeliano ed ex ufficiale dell’Unità dì spionaggio 8200 israeliana, che ha collaborato con la Fondazione Umanitaria per Gaza, ha dichiarato in un evento a Washington che la ricostruzione di Gaza dipende dal ripristino della sua connettività digitale ed economica. Ha delineato la sua visione per la creazione di una “spina dorsale digitale sicura” a supporto dei pagamenti elettronici, dell’istruzione e dei servizi finanziari, insieme a un “sistema logistico simile ad Amazon”. Questo approccio mira a far passare l’economia da un quadro basato sui diritti a uno incentrato sul controllo operativo e di sicurezza.

L’introduzione di portafogli digitali come soluzione tecnica per la ricostruzione funge da copertura per una nuova fase di controllo ingegneristico sulla popolazione e per una crescente dipendenza economica da Israele. Questa strategia trasforma la tecnologia finanziaria in uno strumento programmabile per la regolamentazione collettiva, consentendo il monitoraggio in tempo reale, restrizioni arbitrarie e il congelamento selettivo dei fondi nel contesto del blocco e dell’Occupazione in corso, il tutto senza la sovranità palestinese sui dati, sui sistemi finanziari, sulle condizioni operative o sulle possibilità di opposizione.

Sottoporre il diritto di accesso alle risorse finanziarie a un’autorità di sicurezza, direttamente o indirettamente, mina il nucleo dei diritti economici e sociali. Lede il diritto al cibo e alla dignità umana e viola il Diritto Internazionale Umanitario, che proibisce le Punizioni Collettive e la criminalizzazione della popolazione. Inoltre, viola il divieto di ricorrere alla Fame come tattica di guerra ed è in conflitto con l’obbligo fondamentale di proteggere i civili e garantire loro l’accesso ai bisogni essenziali per la sopravvivenza.

Qualsiasi infrastruttura digitale istituita sotto Occupazione o tutela internazionale senza la piena sovranità palestinese sui dati e sui sistemi finanziari rischia di diventare uno strumento di controllo e sottomissione collettivi. Israele ha spesso imposto restrizioni arbitrarie alla circolazione basate su vaghe e inappellabili ragioni di sicurezza, sollevando il timore che simili restrizioni possano estendersi all’accesso alle risorse finanziarie.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo avverte che la creazione di un sistema finanziario digitale sotto il controllo israeliano potrebbe rivelarsi un potente strumento di coercizione contro i palestinesi, in particolare giornalisti, attivisti e difensori dei diritti umani. I portafogli digitali potrebbero essere congelati in base a una singola decisione, oppure agli individui potrebbero essere assegnate ampie etichette di sicurezza, con conseguente perdita dell’accesso ai fondi senza un’adeguata supervisione, un giusto processo o rimedi. Questa situazione rischia di far dipendere i diritti essenziali al cibo, alle medicine e all’alloggio da valutazioni di sicurezza incontrollate.

L’ampio sistema di classificazione di sicurezza israeliano per i palestinesi, che designa centinaia di migliaia di persone come aventi affiliazioni politiche o nazionali, potrebbe potenzialmente essere utilizzato come arma finanziaria in un simile contesto per bloccare l’accesso ai fondi e consentire la coercizione. Questa situazione è simile alle attuali restrizioni ai viaggi per cure mediche o alla libertà di movimento, spesso giustificate dalla “mancanza di autorizzazione di sicurezza”, nonostante la mancanza di parametri chiari o di reali possibilità di contestare tali decisioni.

La minaccia va oltre il semplice rifiuto di fondi; implica la trasformazione dell’economia in una rete di condizioni e restrizioni. I servizi di base diventerebbero dipendenti dal rispetto delle norme politiche e di sicurezza, mentre aiuti, salari e scambi commerciali potrebbero essere utilizzati come strumenti di classificazione. Le persone verrebbero tracciate attraverso registri digitali che ne stabiliscono l’accesso ai bisogni essenziali. Questo metodo rischia di rafforzare la discriminazione arbitraria e potrebbe portare a Punizioni Collettive che colpiscono sia i singoli individui che i gruppi.

Limitare lo sviluppo di servizi internet avanzati ad aree come la cosiddetta “Nuova Rafah”, combinato con sforzi di ricostruzione parziali, solleva preoccupazioni circa l’uso della tecnologia come strumento di pressione per modificare la demografia e imporre cambiamenti coercitivi. I servizi digitali rischiano di diventare un privilegio legato alla posizione geografica piuttosto che un diritto pubblico universale, indebolendo così i principi di non discriminazione e di equo accesso ai servizi.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo sottolinea il ruolo cruciale di Tancman nella Fondazione Umanitaria per Gaza, associata a controversi metodi di distribuzione degli aiuti durante il Genocidio di Gaza. I dati sul campo indicano che le politiche della fondazione hanno contribuito a generare carestia nell’enclave, causando circa 1.200 morti e feriti tra i civili e migliaia di altre persone durante le operazioni di accesso al cibo. È anche tra coloro che hanno suggerito di legare la distribuzione degli aiuti a controlli “biometrici”, trasformando di fatto gli interventi di soccorso in meccanismi di raccolta dati, coercizione e controllo della sicurezza.

Qualsiasi iniziativa digitale o economica che ignori la realtà dell’Occupazione e fornisca alla Potenza Occupante maggiori strumenti di controllo sulla vita della popolazione non contribuisce alla ricostruzione di Gaza né facilita la ripresa. Al contrario, consolida un Sistema di Dominio illegale e rischia di trasformare la tecnologia in un mezzo per prolungare le violazioni e mantenere il blocco in modo “intelligente”. In questa forma, il blocco diventa programmabile, con punizioni rapide e dirette, che fungono da leva per spingere la popolazione verso la povertà, lo sfollamento e lo sradicamento, limitando i mezzi di sussistenza e collegando la sopravvivenza alle politiche di sicurezza.

Gli sforzi di ricostruzione e qualsiasi fase di transizione devono essere fondati sul rispetto del Diritto Internazionale Umanitario e dei diritti umani, garantire la piena sovranità palestinese su risorse, sistemi e dati e assicurare la separazione degli accordi umanitari dalle funzioni di sicurezza e controllo.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo sottolinea il divieto di collegare servizi finanziari, aiuti umanitari o accesso a beni di prima necessità a verifiche “biometriche”, classificazioni di sicurezza o condizioni politiche. Si propone di adottare il principio di minimizzazione dei dati e di impedire il trasferimento o la condivisione di dati con terze parti, in particolare con enti di sicurezza o società con loro incaricate.

Dall’ottobre 2023, Israele ha vietato l’ingresso di denaro contante a Gaza e ha imposto un rigido blocco finanziario, con conseguente chiusura di tutte le filiali bancarie durante il Genocidio. Sebbene alcune filiali siano state successivamente riaperte parzialmente, non è stato comunque consentito loro di portare contanti, impedendo così i prelievi.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo sollecita il rifiuto di qualsiasi accordo finanziario o digitale imposto ai palestinesi sotto Occupazione o stipulato a loro nome senza una reale sovranità palestinese, una rappresentanza civile indipendente e procedure di controllo e appello esecutive. L’idea di “consenso” nel contesto dell’Occupazione manca di legittimità finché i palestinesi non controllano denaro e dati.

Qualsiasi sistema che non garantisca la piena sovranità palestinese su dati, infrastrutture, norme e gestione, e che conceda alla Potenza Occupante o ai suoi agenti la possibilità di accedere, disabilitare o congelare le operazioni, rimane uno strumento di controllo illecito, indipendentemente da qualsiasi inquadramento umanitario o di sviluppo.

Tutti i sistemi digitali dovrebbero essere sottoposti a regolari controlli indipendenti incentrati sull’impatto sulla riservatezza, sulla sicurezza informatica e sui diritti umani, con risultati pubblicamente resi pubblici. È richiesta la piena trasparenza in merito a finanziatori, proprietari, operatori, appaltatori e condizioni contrattuali. L’Osservatorio Euro-Mediterraneo chiede alternative non digitali sicure e si oppone a rendere la sopravvivenza o l’accesso ai servizi dipendenti da portafogli digitali, che potrebbero escludere gruppi vulnerabili o privi di connettività o mezzi tecnici.

È fondamentale l’istituzione di meccanismi di appello indipendenti ed efficaci con giurisdizione ben definita, autorità giudiziaria competente e rapidità decisionale in merito al congelamento dei beni o alle restrizioni sulle transazioni. Questi meccanismi dovrebbero garantire la trasparenza dei criteri operativi e delle procedure di opposizione e richiedere che le decisioni siano motivate.

L’Osservatorio Euro-Mediterraneo sollecita l’istituzione di un’autorità civile palestinese indipendente per governare i sistemi finanziari e tecnologici senza interferenze da parte dell’Occupazione. Sottolinea che un vero progresso economico dipende dall’eliminazione delle restrizioni illegali sugli attraversamenti, sui flussi di denaro, sulle merci e sulle comunicazioni, piuttosto che dalla sostituzione di un blocco fisico con uno digitale “intelligente” che aumenta la dipendenza e perpetua le violazioni.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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