La Guerra Contro l’Umanità condotta da Stati Uniti e Israele

L’illegalità e la brutalità del Genocidio israelo-americano a Gaza si sono ormai estese ad altre parti del mondo.

Fonte: English version

Immagine di copertina: Un’esplosione è visibile nella zona sud di Beirut, causata da un attacco israeliano il 6 marzo 2026 [Khalil Ashawi/Reuters].

Di Yara Hawari – 29 marzo 2026

Stiamo assistendo a una Guerra Contro l’Umanità. Questo potrebbe sembrare un’iperbole ad alcuni, ma non dovrebbe esserlo. Ciò che sta accadendo in tutto il mondo non è una serie di eventi o crisi isolate. Si tratta di un attacco coordinato, condotto con la forza bruta, contro i sistemi internazionali che sostengono l’Umanità. L’obiettivo è un ordine mondiale che non si limiti a praticare silenziosamente il principio “la forza fa la ragione”, ma lo proclami apertamente.

Eppure non possiamo comprendere questo momento senza capire che la Palestina, sia come luogo che come lotta, ne è emersa come epicentro.

Sebbene il cessate il fuoco di ottobre a Gaza abbia offerto un po’ di sollievo dai bombardamenti quotidiani a tappeto, dai cannoneggiamenti, dagli attacchi dei droni e dal fuoco mirato dei cecchini, la violenza mortale continua a piovere sui palestinesi dal cielo. In violazione dell’accordo, il Regime israeliano continua anche a limitare severamente l’ingresso di aiuti e cibo nella Striscia.

L’esercito israeliano ha diviso Gaza a metà con la cosiddetta Linea Gialla che corre da Nord a Sud e ritaglia oltre il 50% del territorio di Gaza pre-Genocidio. Presumibilmente temporanea, questa linea in realtà funziona come un meccanismo di riorganizzazione demografica permanente.

Questa violenza quotidiana non è incidentale rispetto all’assetto post-cessate il fuoco, ma ne è parte integrante. Dobbiamo quindi essere precisi su cosa sia questo accordo. Si tratta di una nuova fase del Genocidio, che permette al Regime israeliano di cambiare strategia, consentendo al contempo a Stati terzi di rivendicare progressi, mentre la realtà fondamentale per i palestinesi di Gaza rimane sostanzialmente invariata.

Senza dubbio, questo momento rappresenta l’apice del piano del Regime israeliano per la creazione della “Grande Israele”, un progetto biblico che prevede l’espansione di Israele in Giordania, Libano, Iraq e in alcune parti dell’Arabia Saudita.

La distruzione di Gaza, l’annessione di ampie zone della Cisgiordania, l’invasione del Libano meridionale e ora i bombardamenti dell’Iran spianano la strada alla realizzazione di questo Piano. Con poche conseguenze e scarsa opposizione, nonostante la flagrante violazione del Diritto Internazionale, il Regime israeliano si rende conto di avere ora una libertà di azione e di presa ben maggiore di quanto avrebbe mai potuto immaginare.

Tuttavia, nulla di tutto ciò può essere compreso isolatamente da ciò che lo ha reso possibile: quasi otto decenni di copertura diplomatica, finanziaria e militare senza precedenti per il Regime israeliano da parte degli Stati Uniti e degli Stati europei. Questo rifiuto di chiedere conto a Israele delle sue azioni continua anche mentre il governo israeliano sta distruggendo la facciata dell’ordine globale basato sulle regole.

Una delle manifestazioni più evidenti di questa dinamica si è avuta a novembre, quando il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato la Risoluzione 2803, che avalla il Piano in 20 punti del Presidente statunitense Donald Trump per Gaza, inclusa la creazione del Consiglio per la Pace.

Questa Risoluzione è stata approvata con livelli straordinari di pressione politica e coercizione. Essa impone il controllo amministrativo straniero sulla popolazione palestinese di Gaza senza alcun riferimento al Genocidio o ai Crimini di Guerra, né a meccanismi di responsabilità. Si tratta, di fatto, di una risoluzione che ricicla l’impunità attraverso i meccanismi del multilateralismo.

Da allora, l’amministrazione Trump ha chiarito di voler fare del Consiglio per la Pace un progetto globale, un’iniziativa volta a soppiantare le Nazioni Unite e a sostituire la gestione multilaterale con una struttura che risponda unicamente a Washington. Chiaramente, per Trump, Gaza è il punto di partenza di questo progetto, ma non la sua conclusione.

Ne abbiamo già visto la diffusione: l’attacco illegale alla sovranità del Venezuela e il rapimento del suo Presidente; l’intensificarsi dell’assedio di Cuba e la sua deliberata affamazione; la guerra illegale tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, che continua a godere della copertura diplomatica di molti Stati occidentali; l’attacco israeliano al Libano, finalizzato alla rioccupazione di parte del suo territorio.

Contemporaneamente, stiamo assistendo anche all’ascesa di aziende di Intelligenza Artificiale implicate nel Genocidio di Gaza e la cui tecnologia viene ora impiegata dall’Agenzia per l’Immigrazione e le Dogane (ICE) nelle strade delle città statunitensi. Stiamo assistendo all’espansione del settore della sicurezza privata, dell’industria della sorveglianza e del Conglomerato Militare-Industriale, i cui profitti hanno raggiunto il picco durante il Genocidio e stanno nuovamente aumentando durante la guerra contro l’Iran, tutti alimentati dai conflitti e alla ricerca di nuovi mercati, nuovi laboratori e nuove popolazioni su cui sperimentare.

Questo è un momento cruciale, non solo per la Regione, ma anche per il resto del mondo. Le dichiarazioni di Trump sulla Spagna, dopo il rifiuto del Primo Ministro spagnolo Pedro Sánchez di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le sue basi militari per condurre attacchi contro l’Iran, lo dimostrano in modo esemplare. Ha affermato: “La Spagna ha detto che non possiamo usare le sue basi. E va bene. Potremmo usare le sue basi se volessimo. Potremmo semplicemente atterrare e usarle”. Queste parole non dovrebbero essere liquidate come divagazioni trumpiane. Dovrebbero essere un monito per tutte le nazioni sovrane.

La capitolazione o l’acquiescenza, che si manifestano in accordi per garantire l’accesso a porti e spazio aereo e in trattati di cooperazione in materia di difesa, non proteggeranno le nazioni sovrane dal pericolo, anzi, tutt’altro. Tali intrecci li legano alla Macchina Bellica degli Stati Uniti e di Israele, rendendo la sovranità condizionata. È uno schema che molti Paesi conoscono fin troppo bene.

Quello che è ormai chiaro è che ciò che è iniziato a Gaza sta continuando altrove nel mondo. La Macchina Bellica Genocida israelo-americana si sta espandendo e, così facendo, sta muovendo guerra all’Umanità stessa.

Yara Hawari è Analista Capo della Rete Politica Palestinese Al-Shabaka. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Politica del Medio Oriente presso l’Università di Exeter, dove ha tenuto vari corsi universitari e di cui continua ad essere ricercatrice onoraria. Oltre al suo lavoro accademico, incentrato sugli studi indigeni e sulla storia tramandata, è una assidua commentatrice politica che scrive per vari media tra cui The Guardian, Foreign Policy e Al Jazeera English.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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