Trapelato un bando di gara del Ministero della Difesa che illustra il programma di addestramento dell’esercito per manipolare l’opinione pubblica in Israele e all’estero.
Fonte: English version
Di Illy Pe’ery – 4 giugno 2026
L’apparato di difesa israeliano sta addestrando soldati e altri funzionari della difesa a condurre operazioni psicologiche volte a “influenzare la coscienza pubblica” in Israele e all’estero, come rivela un bando di gara interno del Ministero della Difesa pubblicato lo scorso luglio e ottenuto dal sito investigativo israeliano The Hottest Place in Hell (Il Posto Più Caldo dell’Inferno). I corsi, tenuti in ebraico e inglese da accademici non affiliati all’esercito, sono destinati al personale della difesa sia in patria che all’estero, nonché a non meglio specificati “partecipanti stranieri”.
Tra i corsi offerti figurano lezioni su come utilizzare i dati per influenzare in modo mirato gli atteggiamenti e le azioni del pubblico di riferimento, sulla raccolta di informazioni per tali operazioni e sulla formazione degli influencer. La maggior parte dei corsi è orientata verso operazioni di influenza “offensive”, ovvero quelle volte a perturbare o manipolare attivamente le convinzioni, gli atteggiamenti e i comportamenti del pubblico di riferimento, piuttosto che limitarsi a proteggere una narrativa preesistente. Tra i corsi figurano formazione sulla pubblicità e sulla promozione, oltre a corsi di guerra cibernetica e di raccolta di informazioni sul pubblico di riferimento.
In un corso, i partecipanti imparano ad applicare le tecniche “Black Hat” (infiltrazioni malevoli), un termine utilizzato per descrivere metodi di manipolazione che aggirano le regole delle piattaforme tecnologiche in materia di criminalità informatica, guerra cibernetica o altre attività dannose. Il corso dell’esercito specifica esplicitamente che questo modulo è progettato per “la distribuzione e la promozione di contenuti illegittimi utilizzando strumenti e soluzioni tecnologiche, aggirando Facebook e Google”.
Un altro corso insegna ai partecipanti come pianificare “operazioni di informazione allo scopo di influenzare la coscienza pubblica a livello locale e internazionale”, compreso come elaborare e diffondere messaggi mirati a una popolazione specifica, valutarne l’impatto e applicare quanto appreso alle “operazioni future”.
Sebbene il programma non specifichi esplicitamente gli obiettivi o la sostanza delle operazioni psicologiche e delle campagne di influenza insegnate nei corsi, afferma in diversi punti che la formazione viene condotta in conformità con le “considerazioni e le aspettative” dell’élite politica israeliana. In altre parole, su direttiva del governo.
Il Ministero della Difesa ha cercato di stipulare un contratto con un fornitore per due anni, con un’opzione di proroga fino a un massimo di quattro anni. Il primo corso era previsto per agosto 2025.
Il bando era aperto agli istituti accreditati dal Consiglio israeliano per l’istruzione superiore. I docenti dovevano essere in possesso di “dottorati e/o cattedre universitarie nei settori dell’influenza, della coscienza, della sicurezza e del terrorismo, della comunicazione di massa o della comunicazione digitale e di rete”, nonché di “almeno quattro anni di esperienza professionale nei settori dell’influenza o dell’attività sull’influenza presso diverse organizzazioni di sicurezza”.
“Fondamenti di propaganda”
Secondo il bando, il programma di formazione prevede otto corsi all’anno: tre sulle operazioni di influenza, due sull'”attività sull’influenza” e tre sulla formazione all'”attivismo digitale”. Ogni corso è progettato per un massimo di 40 studenti, il che significa che il programma potrebbe formare circa 320 “esperti di influenza” all’anno.
Il programma è suddiviso in gruppi tematici. Un modulo, intitolato: “Fondamenti di guerra psicologica, propaganda, inganno, legittimità e diplomazia pubblica, e segmentazione delle popolazioni obiettivo con particolare attenzione al pubblico straniero”, include istruzioni su come identificare le strategie di influenza avversarie, le narrazioni e le immagini, nonché immagini, audio o video digitali manipolati o interamente generati dall’Intelligenza Artificiale per sembrare autentici (deepfake), la guerra psicologica, la propaganda, l’inganno, la legittimità e la diplomazia pubblica.
Un altro modulo, incentrato su “pianificazione, esecuzione e valutazione delle campagne”, include formazione sulle “considerazioni e aspettative” dei vertici politici, oltre a “spionaggio militare”, “spionaggio culturale” e “capacità di raccolta e ricerca di informazioni per l’influenza”.
Alcuni corsi, tra cui quelli su operazioni di influenza, attività sull’influenza e attivismo digitale, saranno tenuti in inglese per i “partecipanti stranieri”, la cui identità non è specificata. Per questi partecipanti, il Ministero della Difesa ha elaborato un programma specifico che include lo studio dell'”approccio americano”, ovvero le prospettive e le norme culturali degli Stati Uniti, e la conduzione di campagne di influenza in ambito internazionale.
Per consentire la partecipazione di queste entità straniere, il ministero ha stabilito che i corsi saranno “non classificati”. Tuttavia, il bando di gara impone comunque rigide misure di riservatezza che separano i docenti civili dai partecipanti. Alle istituzioni accademiche è vietato rivelare il ruolo degli studenti nella comunità dello spionaggio ai docenti e al pubblico in generale, e gli appaltatori devono ricevere solo il nome di battesimo dei partecipanti, senza alcuna affiliazione all’unità.
Il documento suggerisce inoltre che le forze armate stiano integrando queste operazioni di influenza nel loro più ampio apparato di spionaggio. Il corso di “attività per l’influenza” è progettato per addestrare i partecipanti all’uso dei sistemi di raccolta dati dell’esercito per fornire informazioni alle campagne di influenza, mantenendo al contempo la consapevolezza di “ciò che accade in altre parti del mondo”.
Oltre a fornire materiale grezzo per le operazioni psicologiche, l’attività viene presentata anche come uno strumento per misurarne l’impatto. Il risultato è un ciclo di valutazione chiuso: l’attività raccoglie dati sul pubblico di riferimento; le campagne di influenza cercano di plasmarne le percezioni; e gli strumenti di spionaggio vengono quindi utilizzati per valutare in tempo reale se il messaggio ha funzionato o necessita di essere perfezionato.
La sezione sullo “spionaggio culturale” estende questa logica al campo della profilazione sociale e psicologica. I partecipanti vengono addestrati ad analizzare le popolazioni obiettivo, in particolare il pubblico straniero, attraverso i loro codici culturali, le sensibilità sociali e i contesti politici, al fine di creare messaggi con maggiori probabilità di penetrazione e persuasione.
In risposta a una richiesta di commento, un portavoce dell’esercito israeliano ha descritto il programma come “un corso accademico per il personale impegnato nelle attività di influenza e sensibilizzazione all’interno delle Forze di Difesa Israeliane”, aggiungendo che il suo scopo era “l’arricchimento personale”. Ha inoltre affermato che “opera nel rispetto della legge e di procedure chiare, in conformità con le direttive dei vertici politici”.
Tuttavia, come rivelato da una recente inchiesta di The Hottest Place in Hell, l’esercito non limita questi metodi al solo ambito dell'”arricchimento personale”. Tra l’ottobre 2023 e il dicembre 2024, l’Unità Portavoce delle Forze di Difesa Israeliane ha condotto un’operazione psicologica rivolta sia al pubblico israeliano che a quello internazionale, sotto le spoglie di un'”organizzazione giornalistica senza scopo di lucro” specializzata nella “verifica dei fatti” delle affermazioni relative alla guerra di Israele a Gaza.
Nell’ambito di tale operazione, decine di video che promuovevano i punti di vista dell’esercito israeliano sono stati pubblicati senza la dovuta trasparenza, mentre influencer in Israele e all’estero sono stati reclutati per amplificare messaggi dettati direttamente dai militari. Quella che all’epoca era stata smascherata come un’iniziativa isolata, ora appare come parte di un più ampio sforzo a lungo termine da parte dell’apparato di difesa israeliano per istituzionalizzare le operazioni di influenza su scala nazionale e persino internazionale.
Illy Pe’ery è un giornalista investigativo e redattore associato della rivista online israeliana indipendente The Hottest Place in Hell.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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