Sotto l’occupazione israeliana a Kfarchouba, nel Libano meridionale, la vita è “una grande prigione”.

Alcuni villaggi di confine sono stati risparmiati dalla pulizia etnica israeliana, ma questo ha un prezzo.

Fonte

Rogger Oliveira a Kfarchouba, Libano – 23 agosto 2026

All’interno della zona di occupazione israeliana nel Libano meridionale si trova Kfarchouba, un villaggio vicino al confine orientale con Israele e uno dei pochi i cui abitanti hanno ricevuto il permesso dall’esercito israeliano di rimanere sulle proprie terre.

Ma essere risparmiati dallo sfollamento che ha sradicato centinaia di migliaia di persone dai villaggi vicini ha un prezzo. Gli abitanti di Kfarchouba vivono in isolamento, sotto coprifuoco e con severe restrizioni alla libertà di movimento, con il costante timore di essere presi di mira per aver violato le rigide condizioni imposte da Israele.

“Gli israeliani hanno chiamato personalmente due sceicchi e hanno detto loro che dall’altra parte della linea c’era il Ministero della Difesa israeliano”, ha dichiarato a Middle East Eye il sindaco di Kfarchouba, Qassem al-Adiri.

“Ci dissero che il fattore più importante sarebbe stato quello di non permettere a nessun elemento armato di entrare a Kfarchouba. Furono chiari: se lo avessimo fatto, o se avessimo protetto persone armate o collaborato con loro, sarebbe stato emesso un ordine di espulsione per il villaggio, che sarebbe stato distrutto, proprio come tutti gli altri villaggi vicini.”

Come una manciata di altri villaggi non sciiti all’interno della “linea gialla” israeliana – un’area occupata che si estende per circa 600 chilometri quadrati lungo il confine – Kfarchouba, un villaggio a maggioranza sunnita, ha preso le distanze da Hezbollah.

Qassem, un ottantenne, ha affermato che, in qualità di autorità politica locale, aveva assicurato all’esercito israeliano che nel villaggio non vi erano individui armati. Ma questo non ha reso la vita facile agli abitanti, poiché la costante sorveglianza e la minaccia di perquisizioni, arresti e interrogatori contribuiscono a creare un diffuso senso di insicurezza.

Le forze di occupazione israeliane hanno inoltre limitato l’accesso della popolazione ai propri terreni agricoli e agli oliveti.

“Non possiamo usare la nostra terra, non ce lo permettono. Le montagne, le valli, i frutteti, i terreni agricoli dove coltiviamo”, ha detto il sindaco.

Ha aggiunto che, sebbene l’allineamento politico e di sicurezza di Kfarchouba rimanga con il governo e l’esercito libanese, i cittadini comuni non hanno alcun mezzo per impedire le attività armate contro l’occupazione israeliana all’interno o nei dintorni del villaggio.

Qassem ha affermato che non è chiaro esattamente dove gli abitanti del luogo possano e non possano andare, sebbene in passato abbiano segnalato di non avere accesso alla parte meridionale del loro villaggio.

Nella periferia sud-orientale di Kfarchouba, ha aggiunto il sindaco, le forze israeliane hanno allestito avamposti temporanei in case sgomberate, situate in posizioni strategiche.

Rapimenti, incendi boschivi e distruzione

I rapimenti da parte delle truppe israeliane sono diventati un fenomeno frequente nella zona.

Durante un raid all’alba del 24 marzo, soldati israeliani sono entrati ad Halta, alla periferia di Kfarchouba, e hanno rapito il trentacinquenne Shadi Karama Abdel Aal, accusandolo di avere legami con Saraya al-Muqawama, un gruppo legato a Hezbollah.

Durante il raid, il quindicenne Mohammed Ali Abdel Aal è uscito di casa dopo aver sentito delle urla ed è stato ucciso da un cecchino israeliano. Un altro residente, Ashraf Khalil al-Qadri, è rimasto ferito. Le truppe israeliane hanno circondato l’abitazione di Abdel Aal durante l’operazione, impedendo a chiunque di avvicinarsi per prestare soccorso.

“Ci sono molti casi. Sono andati alla fattoria di Halta, che appartiene a Kfarchouba, e hanno rapito cinque persone. Tre di loro stavano tagliando l’erba nella zona di Rachaya al-Fakhar. Li hanno portati via accusandoli di essere affiliati a Saraya al-Muqawama.”

La campagna militare israeliana nel Libano meridionale ha combinato sfollamenti di massa con la distruzione sistematica e su vasta scala di case, infrastrutture civili e terreni agricoli. L’entità della distruzione ha reso inabitabili intere comunità e ha danneggiato la capacità produttiva locale.

L’esercito israeliano ha inoltre appiccato incendi in tutto il Libano meridionale, in particolare in foreste, uliveti e terreni agricoli. Gli abitanti affermano che gli incendi hanno reso i terreni bruciati inutilizzabili.

Il 5 agosto, un’attività militare israeliana ha provocato un incendio in una zona boschiva di Kfarchouba, che si è poi propagato verso Halta. Gli incendi hanno imperversato per ore, mentre i militari israeliani impedivano ai vigili del fuoco libanesi di raggiungere l’area, secondo quanto riportato dall’Agenzia Nazionale di Stampa libanese.

Hussein Fakih, un vigile del fuoco di Nabatiyeh, ha dichiarato al Guardian  che l’11 agosto le forze israeliane hanno appiccato incendi con materiale incendiario vicino a Khiam, un villaggio confinante con Kfarchouba. Quando le squadre libanesi hanno tentato di spegnere le fiamme, un drone israeliano ha colpito nelle vicinanze, costringendole a ritirarsi.

Kfarchouba si basa principalmente sull’agricoltura, con oliveti e piantagioni di tabacco che forniscono gran parte del suo reddito. Pur non essendo considerato un obiettivo attivo, il villaggio ha dovuto affrontare carenze di beni di prima necessità, aggravate da gravi danni alle infrastrutture, in particolare agli impianti di elettricità e acqua.

Qassem ha affermato che la rete elettrica è stata interrotta e che le forze israeliane hanno impedito ai residenti di ripararla. Di conseguenza, gli abitanti del luogo azionano la pompa dell’acqua con un generatore che costa 300 dollari al giorno di carburante e impiega circa 10 ore per riempire il serbatoio.

Vivere in una grande prigione

Gli abitanti di Kfarchouba hanno riferito a MEE che l’isolamento del villaggio ha costretto la comunità locale a cambiare drasticamente le proprie abitudini di consumo, limitando al contempo l’accesso a cibo, forniture mediche e al trasporto di merci.

Hasan Amro, proprietario di un negozio locale, ha affermato che a Kfarchouba si è registrato un forte calo del flusso di persone e merci nel villaggio. Gli abitanti hanno dichiarato di essere costretti a rischiare l’intercettazione da parte degli israeliani per raggiungere la valle della Bekaa alla ricerca di cibo, medicine e altri beni di prima necessità.

“Le persone che vivevano fuori dal villaggio venivano nei fine settimana”, ha detto Amro, “Ora viviamo qui, ma ci sentiamo come in una grande prigione. Non possiamo andare e venire a nostro piacimento.”

“Non possiamo allontanarci troppo per controllare gli ulivi. La raccolta delle olive si avvicina e dobbiamo raccoglierle.”

Amro ha aggiunto che non erano stati in grado di curare i loro uliveti dalla guerra del 2024.

“Certo, quest’anno non potremo raccogliere di nuovo. Viviamo circondati da tutto ciò che questo luogo ha da offrire, ma non possiamo fare nulla. A questo punto, non possiamo fare nulla”, ha detto Amro.

Ha spiegato a MEE che il flusso di rifornimenti è migliorato, grazie agli sforzi locali per far arrivare provviste dalla valle della Bekaa. Ma questo, ha aggiunto, non sostituisce gli scambi commerciali reciproci con i villaggi vicini come Khiam e Kfar Kila, devastati dall’occupazione israeliana del Libano meridionale.

“Questa guerra è stata più dura della precedente. Non possiamo ricevere rifornimenti dai villaggi vicini, la maggior parte dei quali è stata completamente distrutta”, ha detto Amro.

“Quelli che non sono stati distrutti non vogliono venire da noi. Ora abbiamo qualcuno che ci consegna le provviste al negozio, ed è la prima volta che viene qui dall’inizio della guerra. Prima dovevamo andare nella Bekaa per rifornirci. Al momento è pericoloso viaggiare sulle strade.”

Da quando sono iniziati i colloqui tra Israele e Libano in aprile, il governo libanese ha mostrato pochi segnali di possedere il potere negoziale necessario per ottenere il ritiro di Israele.

Un accordo mediato dagli Stati Uniti consente all’esercito israeliano di rimanere nel Libano meridionale occupato fino al disarmo di Hezbollah e al controllo da parte dell’esercito libanese, condizioni che il gruppo ha respinto come resa.

Secondo gli osservatori, le “zone pilota” istituite in aree che non erano mai state occupate in precedenza, contrariamente a quanto affermano gli israeliani, sono finora servite solo a facilitare l’espansione dell’occupazione israeliana nel Libano meridionale .

I media libanesi hanno riferito che Israele ha recentemente ampliato l’area sotto la sua occupazione per includere villaggi come Mansouri, Majdal Zoun, Haddatha e Braasheet, mentre avanza ulteriormente verso Tibnin e Beit Yahoun.

L’accordo non offre ai civili libanesi, sia nelle zone occupate che al di fuori di esse, alcuna protezione significativa dalle continue minacce e dagli abusi che subiscono per mano dell’esercito israeliano.

Lo scorso fine settimana, Israele ha intensificato l’escalation militare nel sud del Paese, conducendo attacchi aerei che hanno causato la morte di 11 persone, tra cui tre bambini, e il ferimento di altre 19 ad Ansar e Deir al-Zahrani. Si è trattato dell’attacco più letale da quando, a giugno, è stato annunciato un accordo volto a ridurre le ostilità.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
Gli altri articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi

Disclaimer: non sempre Invictapalestina condivide le opinioni espresse negli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire e approfondire gli argomenti da noi proposti. I contenuti offerti dal BLOG sono redatti/tradotti gratuitamente con la massima cura/diligenza, Invictapalestina tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali imprecisioni, errori, omissioni.