Matloub: l’iniziativa online per aiutare le persone di tutto il mondo a donare libri alla Palestina

Un nuovo progetto online aiuterà le biblioteche in Palestina a connettersi con donatori di libri in tutto il mondo. Parliamo con le persone dietro l’iniziativa ispiratrice.

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M Lynx Qualey, 11 marzo 2019

Copertina – Il narratore Mohammed Al-Amoudi con i bambini ad una fiera del libro a Gaza.

La parola ‘matloub’, in arabo ‘wanted’, ha assunto due distinti significati nel suo denominare un nuovo progetto internazionale di ‘biblioteca-solidale’ che raccoglie libri per biblioteche palestinesi.

Innanzitutto, gli organizzatori sottolineano che i libri che vengono chiesti sono ricercati in base ai desideri dei lettori palestinesi. Ma con ‘wanted’ intendono evocare anche il senso criminale del termine ricercato, come: fuorilegge, braccato e gettato dietro le sbarre.

Il progetto Matloub/Wanted è nato dagli incontri tra il gruppo internazionale Librarians and Archivists with Palestine (LAP) e i bibliotecari palestinesi. Gli organizzatori di LAP intrapresero il loro primo viaggio in Palestina come gruppo nel 2013. Una dei suoi membri, Maggie Schreiner, ricorda come durante quel primo viaggio videro molti vecchi libri ‘caritatevolmente’ scaricati nelle biblioteche palestinesi.

“Abbiamo visitato le biblioteche usate dai donatori internazionali essenzialmente come discariche dei libri in eccesso, ad esempio libri di testo scaduti.

“Quei libri non erano graditi alle biblioteche destinatarie, totalmente inadeguati per gli utenti delle biblioteche e fisicamente molto ingombranti”.

Come funziona

Il progetto Matloub inverte questo processo. Invece di iniziare da quello che non si desidera e quindi disponibile a buon mercato, si inizia dalle richieste dei lettori. Undici biblioteche in Cisgiordania e sei a Gaza presentano liste di titoli che vorrebbero avere sui loro scaffali. Queste richieste vengono elaborate dal Tamer Institute for Community Education, una premiata ONG palestinese, e indirizzate ad una sezione speciale del sito web di LAP:

matloub.librarianswithpalestine.org.

Lì, i visitatori di tutto il mondo possono sfogliare i titoli e scegliere un libro o due da donare. In questo modo, invece di scaffali pieni di copie dell’edizione 1984 di Modern Biology, gli utenti della biblioteca palestinese possono trovare titoli divertenti, appropriati e di recente pubblicazione.

Ma questo progetto non riguarda solo la condivisione di libri con le biblioteche palestinesi. “Ci è piaciuto anche il doppio significato, presente in entrambe le parole inglese e araba, di ‘wanted’ nel senso di criminale”, ha detto Melissa Morrone di LAP. “La letteratura è tanto soggetta a criminalizzazione e oppressione israeliana quanto lo sono le altre dimensioni, creative e non, della vita delle persone e vogliamo che questo progetto lo metta bene in chiaro”.

Come è iniziato il progetto

L’iniziativa ebbe inizio quando Hannah Mermelstein, che aveva condotto delegazioni in Palestina per quasi un decennio, cambiò il percorso della sua carriera e divenne bibliotecaria. Dopo un paio d’anni al suo nuovo lavoro, la collega Jenna Freedman le chiese: “Che ne diresti di una delegazione di bibliotecari?”

FOTO – La bibliotecaria Elam del distretto scolastico di Haifa, a sinistra, con Melissa Morrone, a destra, di Librarians and Activists, che ha creato il progetto Matloub

I primi sparuti membri lanciarono un invito a presentare domande e ne ricevettero più del doppio di quante ne potessero accettare. Il gruppo buttò giù un piccolo bilancio e raccolse fondi per il viaggio in Palestina, dove ha condiviso competenze e imparato dai bibliotecari palestinesi. Come all’inizio ha detto Mermelstein, il gruppo non cerca di mettere in atto una “politica di testimonianza”, come è per molte delegazioni in Palestina. Vogliono invece stabilire relazioni reciprocamente vantaggiose.

La Palestina, dice Mermelstein, è “così abituata ad essere assistita in modo unidirezionale, che non sempre è facile stabilire un tipo di relazioni che siano veramente multidirezionali. Un’identità professionale condivisa ci aiuta sicuramente, ma abbiamo dovuto lavorare per creare fiducia e relazioni costanti con i nostri partner sul campo”.

Imparare di più sulle biblioteche palestinesi

Anche se in un primo momento potrebbe non sembrare così, Matloub/Wanted è anche un progetto multidirezionale. Un bibliotecario scolastico di Detroit, Dublino o Dubai, per esempio, potrebbe andare sul sito web e comprare un libro per una biblioteca a Tammoum. Ma possono anche trarre beneficio dall’esperienza i bibliotecari di Tammoum, utilizzando le liste su Matloub come fonte di ispirazione per le proprie raccolte arabe. Editori internazionali potrebbero anche scoprire libri richiesti che potrebbero risultare interessanti da tradurre in altre lingue.

 

FOTO – L’ONG palestinese Tamer Institute facilita molte iniziative a latere del progetto Matloub/Wanted, tra cui mostre d’arte delle comunità come questa di Shaima Ketati

LAP negli ultimi anni ha lanciato una serie di attività. Ha condotto una campagna per portare due bibliotecari palestinesi alla conferenza dell’American Library Association del 2016, e ha anche guidato un gruppo di lettura in tutto il mondo chiamato “One Book, Many Communities”.

In effetti, biblioteche e archivi palestinesi hanno talmente tante necessità che, a volte, è difficile sapere da dove iniziare. “Una delle ragioni per cui amiamo Matloub”, ha detto la Mermelstein, “è che è un modo per sensibilizzare su molti di questi problemi relativi all’accesso alla letteratura, che al contempo risponde ad un deciso bisogno”.

Il sito web di Matloub mette in primo piano il sensibilizzare le persone e fornisce informazioni su ciascuna delle biblioteche partecipanti e sul panorama delle biblioteche in tutta la Palestina. Gli organizzatori di LAP dicono che sperano che i visitatori del sito non si limiteranno a donare un libro una tantum, ma piuttosto che il progetto li incoraggerà a “saperne di più sulle condizioni in cui operano le biblioteche palestinesi”.

Ad esempio, i visitatori del sito web di Matloub troveranno un link sotto ogni libro che chiede: “Perché la spedizione è così costosa?” Qui, il costo di spedizione non è la semplice tassa DHL, ma rappresenta il costo totale per far arrivare il libro alla biblioteca che lo richiede. Altrove sul sito, gli organizzatori spiegano in modo più dettagliato le difficoltà di spedire libri verso e in giro per il paese.

“Persino i libri pubblicati in Palestina hanno difficoltà a trovare la loro strada da Akka o Haifa, ad esempio, a Ramallah o Nablus, e viceversa. I posti di blocco, i blocchi stradali e le leggi sull’identità impediscono ai libri, così come alle persone, di attraversare confini arbitrari, e Gaza è completamente isolata dal resto della Palestina, figurarsi dal mondo.”

Qual’è il prossimo?

Il sito web è attento nel far rilevare che, solo perché hai comprato una copia di Maza fi Batn Mama?di Rania Zabeeb Dhaher (Cosa c’è nella pancia della mamma?) non significa che questo libro sarà immediatamente disponibile per la libreria che lo ha scelto.

 

FOTO – Una bambina alla fiera del libro di Gaza gestito dalla associata del Tamer Institute.

Le donazioni vengono accumulate per poter spedire i libri tutti insieme e l’Istituto Tamer deve cercare un equilibrio. Anche se acquista effettivamente i libri elencati sul sito, vuole anche assicurarsi che “tutte le biblioteche ricevano numeri relativamente uguali”.

Ad ogni buon conto, le possibilità per il futuro del progetto, dice Schreiner, sono molte. Includono “elenchi di risorse, fumetti web che tracciano i viaggi che i libri possono intraprendere in Cisgiordania o Gaza, e persino video animati”.

Il gruppo può anche essere piccolo, ma – come i responsabili delle biblioteche palestinesi – è estremamente abile nell’ottenere molto dal poco che ha.

Traduzione: Simonetta Lambertini – invictapalestina.org

Fonte:https://www.thenational.ae/arts-culture/books/matloub-the-online-initiative-helping-people-around-the-world-donate-books-to-palestine-1.835346?fbclid=IwAR3WL-SGWVFxFsvnhvMVD7wJcun6AIaa_iaDgJz9A0259BUPtecrptwSjwk

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