Ci stiamo tutti travestendo da democratici

“Ridi, ridi di tutti i miei sogni”, scrisse il poeta Shaul Tchernichovsky.

Fonte: English version

Di Gideon Levy – 30 ottobre 2022 

Immagine di copertina: Un autobus attraversa Gerusalemme con un grande poster elettorale del partito Meretz  (Yonatan Sindel/Flash90)

Le elezioni israeliane di martedì non sono elezioni generali, e quindi non democratiche. L’Apartheid sudafricano aveva esattamente lo stesso inganno: il regime è stato definito come una democrazia parlamentare e successivamente come una democrazia presidenziale. Le elezioni si sono svolte nel rispetto della legge, con i partiti nazionale e afrikaner che hanno formato una coalizione. Solo una cosa separava il Sudafrica dalla democrazia: le elezioni erano riservate ai bianchi.

“Ridi, ridi di tutti i miei sogni.” Anche in Israele, solo i bianchi, o l’equivalente israeliano, prenderanno parte alle elezioni. Israele attualmente governa oltre 15 milioni di persone, ma a 5 milioni di loro è impedito di partecipare al processo democratico che sceglie il governo che gestisce le loro vite. La farsa in cui Israele gioca alla democrazia dovrebbe finalmente essere smascherata. Non è una democrazia.

Un regime in cui le elezioni si tengono solo per i bianchi, cioè gli ebrei, o per coloro che hanno la cittadinanza che non è concessa a tutti i sudditi, compresi i nativi che vivono sotto il governo permanente che domina sulla loro terra, non è una democrazia.

Quando un’occupazione cessa di essere temporanea, definisce il regime dell’intero Paese. Non esiste una democrazia parziale. Anche se c’è democrazia da Dan a Eilat, il fatto che tra Jenin e Rafah ci sia una tirannia militare macchia il governo dell’intero Paese. È incredibile come per decenni gli israeliani abbiano consapevolmente mentito a se stessi, proprio come i bianchi nei partiti degli afrikaner.

Qaddum e Kedumim, due villaggi adiacenti, coesistono fianco a fianco. Qaddum esiste dal II° secolo d.C. e attualmente ha una popolazione di 3.000 abitanti. Kedumim è stato costruito meno di 50 anni fa e conta una popolazione di 4.500 abitanti. Solo alcune centinaia di metri separano le due comunità. Il villaggio ebraico è stato costruito sulle terre di quello palestinese, isolandolo quando la strada di uscita da Qaddum è stata bloccata da Kedumim.

Martedì voteranno solo gli abitanti di Kedumim. I residenti di Qaddum rimarranno a casa. Se ciò non bastasse, saranno sottoposti a un ordine di chiusura, al fine di garantire la sicurezza della democrazia. Il destino dei residenti di Qaddum sarà influenzato dai risultati delle elezioni molto più di quello dei loro vicini di Kedumim. Nessun governo oserà danneggiare Kedumim. Qualsiasi governo continuerà invece a danneggiare e tormentare i residenti di Qaddum, che non hanno voce, né diritto di voto, né libertà di scelta né diritto di esercitare influenza.

Un’elezione in cui solo una comunità può votare, mentre al suo vicino più storico è vietato partecipare, non è democratica. Come possono gli israeliani ingannarsi così sfacciatamente? Come si può dire che non è così che appare l’Apartheid? In nome di quale valore hanno il diritto di voto i residenti di Kedumim, mentre tale diritto è negato ai residenti di Qaddum? Gli ebrei di Kedumim sono superiori ai palestinesi di Qaddum? Dopotutto, condividono la stessa terra e vivono sotto lo stesso governo. Ma la propaganda sionista ha sempre una risposta adeguata a qualsiasi male perpetrato in suo nome.

Partecipare alle elezioni in regime di Apartheid è problematico, quasi impossibile. Tuttavia, martedì ci travestiremo tutti da democratici e andremo a votare. Nessuna persona di coscienza può votare per chi sostiene la continuazione dell’attuale regime, in cui parti della popolazione di questo Paese vivono sotto una tirannia militare. Nessun vero democratico può votare per un partito che ha inciso sulla sua bandiera la continuazione del suprematismo ebraico, che è ciò che il sionismo comporta. Tutti i partiti ebraici, da Otzma Yehudit a Meretz, sostengono la continuazione di uno Stato ebraico, che osa definirsi una democrazia, all’interno di una realtà binazionale. Questo è il motivo per cui non possono essere presi in considerazione da nessuno che prenda una decisione coscienziosa.

Non è facile dirlo, è difficile scriverlo, ma qualsiasi voto per un partito sionista è un voto per una tirannia perpetua che si atteggia a democrazia.

Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del giornale. Levy è entrato in Haaretz nel 1982 e ha trascorso quattro anni come vicedirettore del giornale. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med per il 2008; il premio libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell’Unione dei giornalisti israeliani nel 1997; e il premio dell’Associazione dei Diritti Umani in Israele per il 1996. Il suo nuovo libro, La punizione di Gaza, è stato pubblicato da Verso.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org