Ken Loach: processo alle streghe

Carta bianca di 26 personalità accademiche e del mondo del cinema che portano il loro contributo per smontare le accuse rivolte contro il cineasta britannico Ken Loach.

23 aprile 2018

 

2017-2018 è, all’Università Libera di Bruxelles, l’Anno della diversità. Una chiara scelta etica di fronte alla moltiplicazione di discriminazione e settarismi, di esclusioni e fanatismi.

Questo si è espresso anche nella designazione delle quattro personalità a cui verranno conferite le insegne di dottore Honoris Causa dell’Università: Siegi Hirsch, Ahmet Insel, Ken Loach e Christiane Taubira. La loro designazione esprime quattro diversi aspetti di un costante impegno contro l’ingiustizia sociale e le discriminazioni, per l’apertura verso gli altri attraverso una solidarietà senza frontiere e senza confini.

Da qualche settimana, una campagna di giorno in giorno più violenta è stata lanciata contro la scelta del regista britannico e i suoi promotori non esitano a parlare della “brutta faccia” di Ken Loach e della “ignominia” dell’ULB. Le loro vere ragioni sono – piuttosto maldestramente – negate e in compenso fanno valere delle accuse di antisemitismo e di negazionismo che non reggono ad un esame approfondito.

 

Una lontana polemica

La prima accusa riguarda un affare vecchio più di trentanni: la messa in scena di Loach nel 1987 di un’opera teatrale del drammaturgo socialista Jim Allen, ‘Perdition’. Questa pièce fu all’epoca tolta dal programma prima della prima (1). Era ispirata all’affare Kastner che ebbe enorme rilievo in Israele negli anni ’50. Rudolf Kastner, un membro di spicco del partito laburista Mapai, fu oggetto di una campagna di denunce per il suo ruolo nei negoziati con Eichmann e lo sterminio degli ebrei ungheresi all’inizio del 1944. Dopo essere stato condannato in primo grado da un tribunale israeliano, fu assassinato da un attivista dell’estrema destra nel 1957 e poi dichiarato innocente dalla Corte Suprema d’Israele l’anno successivo. Gli accusatori di Loach presentano il caso come se questo giudizio avesse definitivamente stabilito la verità storica su questo caso e che sia per pura malvagità antisemita averlo successivamente riesumato. Ma non è questo il caso, la polemica, che coinvolge sia i fatti che la loro valutazione morale e politica, è stata rilanciata molte volte, soprattutto durante la pubblicazione del libro Perfidy (1961) di Ben Hecht, importante scrittore e sceneggiatore ebreo americano e sionista, che sembra aver ispirato Jim Allen per scrivere la sua pièce. Comunque sia, Ken Loach non è l’autore, e quello che dice sull’affare Kastner nella sua intervista alla rivista Ballast nell’ottobre 2017 corrisponde, quasi parola per parola, a ciò che diceva dello “strano signor Kastner” la filosofa Hannah Arendt nel suo famoso libro ‘Eichmann a Gerusalemme’. La si accuserà nuovamente di essere antisemita?

“L’Olocausto non deve essere messo in dubbio”

La seconda accusa, tratta da un articolo di The Guardian del settembre 2017, sarebbe di aver dato una “falsa legittimità” alla negazione dell’Olocausto in un’intervista alla BBC. Loach si era certamente espresso allora con confusione e goffaggine, ma, nel merito, perché ignorare la limpida puntualizzazione che otto mesi dopo aveva indirizzato a questo giornale:

“In [questa] intervista alla BBC, ero stato interpellato a proposito di un discorso che non avevo sentito e che non conoscevo. La mia risposta è stata sollecitata per suggerire che pensavo fosse accettabile mettere in discussione la realtà dell’Olocausto. Io non la penso così. L’Olocausto è un avvenimento storico tanto reale quanto la guerra mondiale stessa e non deve essere messo in discussione. Nelle parole di Primo Levi: “Coloro che negano l’Olocausto sono pronti a rifarlo”. Le prime immagini orribili che ho visto all’età di nove anni sono incise nella mia memoria come è il caso di tutta la mia generazione. Conosco la storia della negazione dell’Olocausto, il suo posto nella politica dell’estrema destra e il ruolo di persone come David Irving (2). Insinuare che potrei avere qualcosa in comune con loro è spregevole. Una semplice telefonata avrebbe permesso di chiarire la mia posizione”(3).

Cortina fumogena

Questi due soli “pezzi” delle infamanti accuse di antisemitismo e negazionismo avanzate contro Ken Loach appaiono quindi come una semplice cortina fumogena. I veri motivi sono altrove: nell’impegno militante di Ken Loach per la causa palestinese e all’interno della sinistra laburista, a fianco dell’attuale leader laburista Jeremy Corbyn.

In un movimento di negazione indignata quasi comica, i critici dell’ULB respingono l’idea che la questione palestinese intervenga qui in un qualsiasi modo. Anche l’adesione alla campagna BDS sembra improvvisamente trovare favore ai loro occhi. Prendiamo atto …

Un prisma grossolanamente deformato

La situazione politica in Gran Bretagna, è presentata sotto un prisma grossolanamente deformato, come se fosse un’ovvia verità che il Partito Laburista fosse sopraffatto dall’antisemitismo, con la complicità più o meno di Jeremy Corbyn e gli applausi di Ken Loach.

Ricordiamo che dall’elezione di Corbyn alla sua guida nell’estate del 2015, il Labour ha conosciuto un’avanzata spettacolare, adottando una piattaforma risolutamente a sinistra, attirando centinaia di migliaia di nuovi aderenti, affermandosi come la più importante forza dinamica e innovativa della sinistra europea oggi. Per queste ragioni, è oggetto di una incessante campagna di insulti e diffamazioni. Per coloro che seguono l’attualità politica britannica, sembra che gli avversari di Corbyn stiano usando tutte le risorse disponibili. La loro (momentaneamente) ultima trovata è stata quella di attribuirgli la responsabilità delle manifestazioni marginali d’antisemitismo in seno al Labour e dei troppi esempi di cecità, indifferenza o compiacimento nei loro confronti.

Una cosa è valutare, come ha sottolineato lo stesso Corbyn, che è assolutamente necessario attuare tutte le disposizioni necessarie per sradicare ogni forma di compiacimento verso l’antisemitismo, un’altra cosa è aderire a una campagna diretta contro la sinistra da parte di politici conservatori, i vecchi cavalli Blairisti di ritorno e il Daily Mail, questo campione a tutto tondo del razzismo e della xenofobia.

È passato molto tempo da quando false accuse di antisemitismo sono state strumentalizzate in relazione alle questioni israelo-palestinesi. Ovviamente è anche un’arma per cercare di screditare la sinistra europea.

Detto ciò, l’impegno di Ken Loach in relazione alla Palestina o alla politica britannica non hanno interferito con la decisione di ULB di assegnargli un Honoris Causa. Lo ha fatto per onorare la personalità che ha prodotto un lavoro cinematografico tanto eccezionale e l’inno alla diversità che lo attraversa.

Un inno alla fraternità internazionale

I detrattori che lo accusano di “odio ossessivo” nei confronti degli ebrei dovrebbero spiegare come può essere che non si riesca a trovarne alcuna traccia nelle decine di film che ha realizzato. Tutto il suo lavoro è al contrario un inno alla solidarietà e alla fraternità sociale e internazionale, allo spirito di lotta contro ogni forma di oppressione e per la giustizia sociale, come l’ebreo Sam Shapiro, l’adorabile attivista sindacale nel film ‘Pane e rose’.

Benvenuto all’ULB, Ken.

Firmatari:

Mateo ALALUF (Professeur à l’ULB), Bernard BELLEFROID (cinéaste), Marta BERGMAN (cinéaste), Stéphane BISSOT (comédienne), Jacques-Henri BRONCKAERT (producteur), Walter BURNIAT (ancien Chef de Clinique Adjoint des Hôpitaux Universitaires de l’ULB), Catherine CHRISTOPHE (ancien Chef de Service de Radiologie de l’HUDERF), Vanja D’ALCANTARA (cinéaste), Fabrice DU WELZ (cinéaste), Frédéric FONTEYNE (cinéaste), Pierre GILLIS (Professeur honoraire à l’Université de Mons), Anne GREGOIRE (Professeure honoraire à la Faculté de Médecine de l’ULB), Claire GREGOIRE (Professeure honoraire de la Faculté de Philosophie et Lettres de l’ULB), Laurent GROSS (Professeur à l’INSAS), Anne HERSCOVICI (Conseillère CPAS d’Ixelles), Heinz HURWITZ (Professeur honoraire à la Faculté des Sciences de l’ULB), Joachim LAFOSSE (cinéaste), Alain LAPIOWER (Président de l’Union des Progressistes Juifs de Belgique), Hugues LE PAIGE (journaliste), Pierre MARAGE (Professeur émérite et ancien Doyen de la Faculté des Sciences de l’ULB), Olivier MASSET-DEPASSE (cinéaste), David MURGIA (comédien), Samuel TILMAN (cinéaste), Esther VAMOS (Professeure émérite à la Faculté de médecine de l’ULB), Jaco VAN DORMAEL (cinéaste), Jean VOGEL (Président de l’Institut Marcel Liebman).

(1) Sarà infine rappresentata in un’altra messa in scena nel 1999.

(2) Il principale “storico” negazionista britannico.

(3) “Ken Loach risponde a Jonathan Freedland”

 

Traduzione: Simonetta Lambertini – Invictapalestina.org

Fonte:http://plus.lesoir.be/152808/article/2018-04-23/ken-loach-un-proces-en-sorcellerie

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