Il Presidente Abu Mazen chiede aiuto a Papa Francesco

10 luglio 2019 –  Newsletter dell’Ambasciata di Palestina – Roma, Italia

Mosso da una preoccupazione estrema per le sorti di Gerusalemme, il Presidente Abu Mazen alla fine di giugno ha deciso di rivolgersi direttamente a Papa Francesco affinché intervenga d’urgenza per salvare la storica presenza cristiana nella Città Santa.

Nella missiva, consegnata al Pontefice dall’Ambasciatore della Palestina presso il Vaticano, Issa Kassissieh, il Presidente descriveva l’escalation di violazioni israeliane contro il popolo palestinese in generale e contro la popolazione cristiana in particolare, con speciale riferimento a quella di Gerusalemme Est, dove è stanziata, ad esempio, l’organizzazione di coloni Ateret Cohanim, con l’obiettivo di crearvi una maggioranza ebraica.

Accennando ai recenti tentativi di questo gruppo di impossessarsi di tre proprietà appartenenti al Patriarcato greco-ortodosso che si affacciano strategicamente sulla piazza Omar Bin Al-Khattab, da cui si accede alla Chiesa del Santo Sepolcro e alle sedi dei tre Patriarcati – latino, greco-ortodosso e armeno – di Gerusalemme, il Presidente si è appellato al Papa perché faccia qualcosa prima che sia troppo tardi per i cristiani e prima che lo status quo storico e giuridico di Gerusalemme venga definitivamente alterato.

Vedi:

http://english.wafa.ps/page.aspx?id=BwTckfa110836395615aBwTckf

https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/abu-mazen-il-papa-salvi-la-presenza-cristiana-a-gerusalemme-_3218331-201902a.shtml

Terra Santa: presidente palestinese Abu Mazen scrive a Papa Francesco, “salvare la presenza cristiana a Gerusalemme prima che sia troppo tardi”

 

Fonte:  Newsletter dell’Ambasciata di Palestina – Roma, Italia

Terroristi israeliani, americani e colombiani per uccidere Maduro? Caracas rivela le sue prove

Copertina – Immagini filmate clandestinamente da un infiltrato dell’intelligence venezuelana durante un incontro dell’opposizione favorevole a Juan Guaido, che preparava azioni militari contro il governo di Nicolas Maduro, il 20 giugno in Venezuela.

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