Senza conseguenze, Israele continuerà ad uccidere palestinesi

I palestinesi non sono ucraini di cui il mondo si preoccupa. Non è la Russia che ci bombarda perché il mondo ci mandi armi sofisticate per difenderci. Non siamo per lo più biondi con gli occhi azzurri. Non siamo ebrei. E per essere il tipo sbagliato di persone, a quanto pare, dobbiamo morire di fame, vivere nella paura e nel terrore, e morire senza che nessuno muova un dito.

Fonte: English version

di Refaat Alareer  The Electronic Intifada  – 7 agosto 2022

Nessuno si abitua mai a essere bombardato ogni anno o giù di lì. I bambini in particolare vivono nella paura costante. Ma diventa parte della vita.

Mentre i missili israeliani piovevano su Gaza City venerdì, mia figlia Amal, 6 anni, ha chiesto a sua madre( i ricordi dell’orrore dell’anno scorso sono ancora freschi): “Ci sarà un’altra guerra?”

Durante l’aggressione, i miei figli, in particolare Linah, 9 anni, e Amal, sono stati per lo più silenziosi. Amal ha cercato di dormire e Linah si è sdraiata in soggiorno. Di notte, come la maggior parte dei bambini a Gaza, strillano di paura ogni volta che sentono un’esplosione. Un rapporto pubblicato da EuroMed ha rilevato che circa il 91% dei bambini palestinesi vive in un costante trauma e terrore a causa dei ricorrenti attacchi israeliani.

Niente può prepararti a questo. Israele ha bombardato Gaza sin dalla seconda intifada. Non ci abituiamo mai alle bombe. E non sappiamo mai come affrontare il puro terrore e l’assoluta ferocia israeliana. Nessuna bugia, abbraccio o dolcezza può calmare i bambini. Quando le bombe cadono, i bambini strilleranno sempre di paura. Le bugie che le cose andranno bene e che questi sono fuochi d’artificio non funzionano più.

Già domenica mattina, Israele aveva ucciso almeno 30 palestinesi, inclusi due leader della Jihad islamica, e una bambina, Alaa Qaddum, 5 anni. Ben oltre 250 palestinesi sono stati feriti e diverse case ed edifici sono stati distrutti o danneggiati. Mentre stavo scrivendo questo articolo sabato mattina, Israele aveva appena stroncato un matrimonio nella Striscia di Gaza settentrionale, secondo quanto riferito, uccidendo la madre dello sposo.

Poco convincente e omicida

Il pretesto di Israele questa volta è più debole che mai. Dopo aver arrestato un leader della Jihad islamica nella Cisgiordania occupata, Israele ha affermato di essere impegnato in una “operazione preventiva” per fermare i presunti attacchi missilistici prima che iniziassero.

È come la guerra di Israele a Gaza nel maggio 2021 e il suo massiccio attacco del 2014 e le numerose escalation tra le due guerre.. E riporta alla memoria le campagne di bombardamento israeliane nel 2012, 2008-09, 2006 e molte altre, molte delle quali hanno coinciso con le elezioni israeliane.

I combattenti della resistenza palestinese, come previsto, alla fine hanno reagito lanciando raffiche di missili fatti in casa contro obiettivi militari israeliani. Così facendo, stanno affermando il diritto palestinese all’autodifesa e alla liberazione.

Molti palestinesi hanno visto innumerevoli dei loro cari assassinati nel sonno, o mentre riposavano o più semplicemente si facevano gli affari propri. Se Israele ci ucciderà indipendentemente da chi siamo o da cosa stiamo facendo, allora, come ritengono molti palestinesi, perché non morire combattendo e difendendo la nostra stessa esistenza?

Non c’è nessuno più determinato o pericoloso di una persona che non ha nulla da perdere.

Durante l’aggressione del maggio 2021, secondo Airwars, in oltre il 70% degli attacchi israeliani che hanno ucciso civili palestinesi, non ci sono state notizie di vittime della resistenza. In altre parole, i civili erano le uniche vittime. Secondo B’Tselem, un gruppo israeliano per i diritti, quasi due terzi degli oltre 2.200 palestinesi uccisi da Israele a Gaza nel 2014 erano civili.

Si noti che tali statistiche di solito contano la polizia civile palestinese o i combattenti della resistenza uccisi nelle loro case mentre dormivano come militanti.

Date queste realtà, sono certo che i civili, principalmente bambini, donne e anziani, non sono un danno collaterale, piuttosto sono i principali obiettivi di Israele.

Dolci e sensi di colpa

Ma nonostante tutto ciò, voglio che le cose sembrino a posto per i miei figli. Non posso impedire ai loro occhi di vedere ciò che vedono, o alle loro orecchie di sentire le bombe. Non posso proteggere i loro cuori dal caos israeliano.

Quindi, esco a comprare i dolci. Ma avventurarsi fuori è mettersi in grave pericolo. Si potrebbe essere uccisi semplicemente stando per strada, non che rimanere a casa sia molto più sicuro.

Non prendo l’ascensore se è acceso. Non che le scale siano più sicure.Mi assicuro di non camminare vicino agli edifici o sotto gli alberi per non apparire sospettoso ai droni israeliani. Non che camminare in mezzo alla strada sia più sicuro. E poi c’è il senso di colpa. Il senso di colpa di poter uscire mentre centinaia di migliaia non possono. La colpa di poter comprare pane e altri beni essenziali mentre centinaia di migliaia di persone non possono permettersi tali necessità. Mentre mi prendo il mio tempo per ricontrollare che non sto acquistando prodotti israeliani, compro diverse cose: biscotti, patatine, budino al cioccolato e dolci. Quando torno a casa, Amal non ha fretta di salutarmi come fa di solito. Non ha fretta di saccheggiare le borse per strappare e divorare i suoi dolci preferiti. Rimane immobile, quasi senza vita.

Israele ha il “diritto di difendersi”, afferma l’amministrazione americana. E così dicono anche i comunicati  britannici ed europei.

Diversi funzionari, tra cui le Nazioni Unite e la Mezzaluna Rossa, hanno aspettato per ore che la resistenza palestinese reagisse per emettere condanne docili chiedendo a “tutte le parti di evitare un’ulteriore escalation”.

Tor Wennesland delle Nazioni Unite ha annunciato di essere “[d] profondamente preoccupato per l’escalation in corso tra militanti #palestinesi e #Israele” … ovviamente solo dopo che la resistenza palestinese ha reagito con quel poco che ha a disposizione.

Queste feroci bugie di Israele che si difende tentano di creare una falsa equivalenza morale di cui entrambe le parti sono da biasimare. Questo oscura piuttosto che fare luce.

Non è davvero difficile capire perché questo continua a succedere, perché mia figlia più piccola ha già due guerre alle spalle. L’immunità israeliana dalle critiche e dalle conseguenze, insieme al sostegno politico e finanziario che riceve incondizionatamente dall’Occidente (e persino dai paesi arabi), sono le ragioni per cui si sente sicuro di continuare ad assassinare palestinesi.

Vite e voti

In effetti, comprendiamo che quando Israele si inasprisce contro di noi, i suoi leader politici non solo ricevono più voti alle elezioni, ricevono anche più sostegno dai paesi occidentali.

Con i sondaggi israeliani che prevedono che Benjamin Netanyahu vincerà una maggioranza di oltre 60 seggi alle imminenti elezioni, l’attuale governo di coalizione ad interim, considerato “moderato” da molti liberali in Occidente, deve aver pensato che una guerra rapida a Gaza avrebbe potuto attrarre l’elettorato israeliano .

I palestinesi si sono abituati alla carneficina di Israele quando si avvicinano le elezioni. I leader israeliani sanno che il modo migliore per ottenere voti è mostrare i muscoli. Il nostro problema, in altre parole, non è  Netanyahu o il Likud, ma  la stessa occupazione israeliana.

Eppure è sbagliato presumere che Israele uccida i palestinesi solo quando ci sono elezioni all’orizzonte. Le milizie israeliane e sioniste massacrano palestinesi da circa 100 anni. Israele non è soddisfatto di nient’altro che della vittoria totale del suo dominio coloniale.

I palestinesi non sono ucraini di cui il mondo si preoccupa. Non è la Russia che ci bombarda perché il mondo ci mandi armi sofisticate per difenderci. Non siamo per lo più biondi con gli occhi azzurri. Non siamo ebrei. E per essere il tipo sbagliato di persone, a quanto pare, dobbiamo morire di fame, vivere nella paura e nel terrore, e morire senza che nessuno muova un dito.

Bugie e domande

I dolci e il budino preferito dai bambini rimangono intatti. Linah e Amal si rannicchiano contro le pareti del soggiorno. Si rifiutano di mangiare o di essere intrattenuti. Nusayba, mia moglie, racconta loro un’altra serie di piccole bugie: i bombardamenti sono lontani, i missili sono “nostri” e anche questo passerà.

Ci saranno più guerre israeliane e più massacri israeliani. I criminali di guerra israeliani pagheranno mai per i loro crimini? I paesi arabi che si affrettano a normalizzare i legami con Israele lo vedranno per quello che è: un’entità costruita sulla violenta espropriazione e dislocazione dei palestinesi? Le organizzazioni per i diritti civili e le persone libere, ovunque si trovino, possono esercitare maggiore pressione sui loro governi affinché boicottino e ritengano Israele responsabile?

In caso contrario, le bugie, piccole e grandi, continueranno. Israele continuerà a versare sangue palestinese, per divertimento o per guadagno politico, o per consolidare la sua occupazione.

O semplicemente perché può.

Refaat Alareer è l’editore di Gaza Writes Back: Short Stories from Young Writers in Gaza, Palestine. Insegna letteratura mondiale e scrittura creativa all’Università islamica di Gaza.

 Twitter: @itranslate123

 

traduzione di Nicole Santini – Invictapalestina.org

Merav Michaeli e Israele assediato

Merav Michaeli, leader del Partito Laburista israeliano, schernisce due milioni di palestinesi che vivono sotto assedio a Gaza: “Nessuno Stato sovrano accetterebbe un assedio ai suoi residenti da parte di un’organizzazione terroristica”.

Fonte: english version

Di Jonathan Ofir – 7 agosto 2022

Ecco cosa ha twittato venerdì pomeriggio il Ministro dei Trasporti israeliano Merav Michaeli, che è la leader del Partito Laburista, mentre Israele iniziava il suo ciclico attacco non provocato a Gaza, che nel momento in cui scrivo ha causato la morte di 31 palestinesi di Gaza, tra cui 6 bambini, con 0 morti israeliane.

“I residenti di Israele meritano di vivere al sicuro. Nessuno Stato sovrano accetterebbe un assedio ai suoi residenti da parte di un’organizzazione terroristica”.

Ci vuole davvero un bel coraggio per capovolgere la realtà in quel modo. Il breve tweet (che includeva anche minacce alla Jihad islamica e “Rafforzare lo status delle forze di sicurezza”) non ha fatto alcun riferimento all’assedio che Gaza sta vivendo da 15 anni nella sua forma attuale e disumana.

No, sono gli israeliani, che subiscono pochissime perdite, grazie al sistema di protezione antimissilistico Iron Dome e a molti rifugi antiaerei che sono ovunque, comprese le case private, ad essere “assediati”.

Sicuramente, Michaeli è consapevole del linguaggio che usa. Le è stato fatto notare. La prima risposta su tweet del giornalista israeliano Israel Frey citava:

La verità è che se qualcuno qui è assediato, è Gaza da Israele.

Ma questo non è destinato a provocare alcun serio risveglio morale dall’ipocrita Michaeli. Israele è sotto “assedio” e nient’altro conta. Non possiamo vivere così.

Tale falso vittimismo è radicato profondamente del DNA del sionismo, non ultimo nella sua forma Laburista. Ricorda come il defunto Ministro degli Esteri Laburista, Abba Eban, descrisse le frontiere di Israele 50 anni fa come i “confini di Auschwitz”.

Sì, Eban stava parlando all’ONU nel 1969 e spiegava perché Israele non poteva tornare ai suoi cosiddetti “confini del 1967”, che erano le linee del cessate il fuoco del 1949, che erano un’espansione dei confini assegnati dalle Nazioni Unite nel 1947, poiché quei confini erano presumibilmente così sottili da infondere “una sorta di ricordo di Auschwitz”, ed Eban sottolineò che “non stava esagerando”.

Beh, allora suppongo che non sto esagerando, né lo fa la giornalista di Haaretz Amira Hass, quando fa notare che se qualcuno qui è prigioniero in un campo di concentramento, sono gli abitanti di Gaza, a causa dell’assedio israeliano.

Uno dei maggiori problemi con il sistema Iron Dome, che è preponderantemente finanziato dagli Stati Uniti, è che gli israeliani possono sopportare molti più attacchi periodici di Gaza, perché costano loro pochissime vite, se non addirittura nessuna. Sì, alcuni di loro potrebbero dover correre ai ripari, soprattutto al Sud, per proteggersi dal presunto 5% di razzi che non vengono intercettati dal sistema, quei razzi interromperanno le loro vite e metteranno alcuni in uno stato di ansia, ma è incomparabile a ciò che gli abitanti di Gaza dovranno subire con i bombardamenti indiscriminati su una popolazione civile indifesa.

E io sono per la sicurezza, e la sicurezza per tutti. Ma a causa della natura di questa situazione e dell’equilibrio dei poteri estremamente sbilanciato, il sistema Iron Dome funge da anestetizzante per gli israeliani, riducendo così la pressione per fermare gli attacchi a Gaza. In questo senso, l’Iron Dome è un’arma d’attacco non ufficiale e indiretta, non difensiva.

E quando i razzi non disturbano la pace degli israeliani, quasi nessuno di quegli israeliani vuole sapere della realtà invivibile in cui hanno costretto Gaza.

L’uso da parte di Michaeli della parola “assedio” era apparentemente in riferimento ad alcuni giorni in cui le città israeliane nel Sud erano in allerta a causa del timore di rappresaglie da parte della Jihad islamica, dopo che Israele aveva arrestato il suo leader Bassam al-Saadi a Jenin nell’Ovest della Cisgiordania occupata lunedì scorso. Ma quelli che sono stati  di nuovo veramente assediati sono i palestinesi di Gaza, perché anche i loro pochi valichi di accesso per le necessità mediche di base e il carburante per la centrale elettrica, sono stati chiusi. L’impianto è stato chiuso a causa della mancanza di carburante. Gli abitanti di Gaza devono razionare l’uso di energia elettrica a circa 4 ore al giorno. L’organizzazione umanitaria Gisha ha chiesto giovedì l’apertura di questi valichi:

“Il blocco all’uscita delle merci aggrava anche le perdite finanziarie causate dalla chiusura dei valichi, e questo per un’economia già devastata da decenni di restrizioni e dagli ultimi 15 anni di blocco imposto da Israele sulla Striscia. La decisione di Israele di chiudere i valichi di Gaza ha gravi ripercussioni per i suoi abitanti e si aggiunge all’impatto del blocco illegale che impone regolarmente”.

Ma no, è Israele che è sotto assedio, dice Michaeli.

Michaeli sa sicuramente che nell’aver usato la parola assedio sta schernendo direttamente i palestinesi, deridendo e sminuendo l’assedio di Gaza. Questo è altamente offensivo, ma non aspettatevi di vedere Michaeli correggersi o scusarsi. Al contrario, il “governo del cambiamento” israeliano sta ora cercando di dimostrare il suo valore come governo belligerante, soprattutto perché il suo leader, il Primo Ministro ad interim Yair Lapid è considerato un centrista liberale (non è affatto così) e non ha credenziali militari da esibire. L’assalto a Gaza è ora la sua prova di virilità, con i caccia F-35 lanciati sulla popolazione in gran parte indifesa di Gaza. E Michaeli, che dovrebbe rappresentare la sinistra progressista (ma non è affatto così) ha bisogno di rafforzare la sua posizione rafforzando la posizione delle forze di sicurezza.

Il governo del “cambiamento” è ora in competizione con Benjamin Netanyahu, il suo rivale nelle imminenti elezioni, su chi ha il grilletto più facile, e questi ce l’hanno davvero facile.

Una volta terminato l’assalto, la situazione di presunta “stabilità”; Gaza sotto assedio ma senza razzi, deve solo reggere per tre mesi, fino alle elezioni del 1° novembre. In modo che Lapid, Michaeli e i loro simili possano dimostrare che anche loro possono “falciare il prato” di Gaza così come un governo Netanyahu, se non meglio. E ovviamente il Ministro della Difesa Benny Gantz, che si è vantato durante la campagna elettorale del 2019 di aver riportato Gaza “all’età della pietra”, sarà una risorsa in questo sforzo.

Gli israeliani non possono tollerare un assedio, anche se è immaginato e inventato, contro di loro. Ma se è su Gaza, allora va bene, purché gli abitanti di Gaza non si lamentino o reagiscano.

Jonathan Ofir è un musicista, direttore d’orchestra e blogger/scrittore israeliano residente in Danimarca.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org