Con il continuo peggioramento della salute di Abbas, la possibilità che Hussein al-Sheikh prenda le redini dell’Autorità Nazionale Palestinese sembra sempre più probabile. Sebbene la sua nomina abbia suscitato una significativa opposizione all’interno di Fatah e tra varie fazioni palestinesi, le sue alleanze politiche e i forti legami con Abbas suggeriscono che sia pronto ad assumere la presidenza nel prossimo futuro.
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Redazione QudsNen, 27 Aprile 2025
Hussein al-Sheikh è sul punto di prendere il controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese dopo che il Comitato Esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) ha approvato la nomina di al-Sheikh da parte di Mahmoud Abbas a vicepresidente sia del Comitato Esecutivo dell’OLP che dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Questa decisione segue la raccomandazione di Abbas basata sulla riunione del Consiglio centrale dell’OLP tenutasi all’inizio di questa settimana, una riunione che ha visto un boicottaggio da parte delle principali fazioni palestinesi, tra cui il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP).
Chi è Hussein al-Sheikh?
Hussein al-Sheikh, nato il 14 dicembre 1960 a Ramallah, è una figura politica palestinese di spicco. A soli 18 anni, fu arrestato dalle forze israeliane e imprigionato. Durante la sua detenzione, imparò l’ebraico, che in seguito giocò un ruolo cruciale nella sua ascesa come figura chiave nel coordinamento tra l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) e le forze di occupazione israeliane. Questo coordinamento, noto come “coordinamento per la sicurezza”, ha fatto guadagnare ad al-Sheikh una reputazione controversa tra i palestinesi.
Dopo gli Accordi di Oslo del 1993, al-Sheikh divenne uno dei membri fondatori dei comitati politici in Cisgiordania e a Gaza. Nel 1994, fu promosso al grado di colonnello del Servizio di Sicurezza Preventiva, incarico che mantenne fino al 1997. Divenne anche un membro di spicco del movimento di Fatah in Cisgiordania, ricoprendo il ruolo di vice capo dei comitati politici per la Cisgiordania e Gaza, nonché per Gerusalemme.
Durante la Seconda Intifada (2000-2005), il ruolo di al-Sheikh fu relativamente discreto rispetto a figure come Marwan Barghouti. Era associato all’ala più “moderata” di Fatah, accanto a Mahmoud Abbas. Le tensioni di quel periodo portarono Yasser Arafat a ordinare l’arresto di al-Sheikh, sebbene alcune fonti suggeriscano che Arafat potesse anche aver pianificato di farlo assassinare. Tuttavia, dopo la morte di Arafat e l’ascesa al potere di Abbas, la fortuna di al-Sheikh cambiò, e divenne una figura centrale nella politica palestinese.
Uno sguardo più da vicino al suo ruolo nella politica palestinese
Nel 2007, al-Sheikh è stato nominato capo del Dipartimento per gli Affari Civili dell’Autorità Nazionale Palestinese con rango ministeriale. In questa veste, è diventato un collegamento chiave tra l’Autorità Nazionale Palestinese e le autorità israeliane, coordinandosi con i servizi militari e di intelligence israeliani e supervisionando il flusso di merci, persone e fondi tra i Territori Palestinesi e Israele.
Al-Sheikh ha acquisito una significativa influenza politica grazie al suo controllo sulle entrate fiscali riscosse da Israele e trasferite all’Autorità Nazionale Palestinese, nonché al suo ruolo nel rilascio di permessi di ingresso in “Israele” per i palestinesi, tra cui carte VIP per funzionari di alto rango e permessi commerciali. Questo livello di autorità lo ha reso una figura potente all’interno dell’Autorità Nazionale Palestinese, sebbene sia stato criticato per inefficienze burocratiche e corruzione. Nel 2022, sono emersi rapporti che denunciavano la cattiva gestione dei fondi per la ricostruzione di Gaza da parte dell’ufficio di al-Sheikh e il coinvolgimento in pratiche corrotte, danneggiando ulteriormente la sua immagine pubblica.
Al-Sheikh ha anche capitalizzato sulla sua ricchezza, possedendo diverse cave e importanti attività commerciali in Cisgiordania, tra cui distributori di benzina e negozi al dettaglio. Vive inoltre in una lussuosa villa a Gerico.
La controversia che circonda la sua nomina
L’ascesa di Hussein al-Sheikh nella gerarchia politica palestinese non è stata priva di controversie. La sua nomina a potenziale successore di Mahmoud Abbas ha scatenato tensioni all’interno di Fatah, con diverse figure di spicco come Jibril Rajoub, Mahmoud al-Aloul e Tawfiq al-Tirawi, tutti ex responsabili della sicurezza e membri di lunga data del movimento, che, a quanto pare, avrebbero preso in considerazione la posizione.
Tuttavia, al-Sheikh ha ottenuto un significativo sostegno da altre figure influenti, in particolare da Majid Faraj, capo dell’intelligence palestinese. Faraj e al-Sheikh avrebbero collaborato a stretto contatto con Abbas, in particolare nel reprimere le richieste di rilascio del leader palestinese Marwan Barghouti, attualmente in carcere. Si ritiene che l’influenza di Faraj e al-Sheikh sia stata fondamentale nella decisione di Abbas di nominare al-Sheikh come suo successore, consolidando ulteriormente la loro presa politica.

Nonostante le divisioni interne, l’influenza di al-Sheikh si è estesa oltre la politica palestinese. Nel 2022, ha effettuato un’importante visita a Washington, segnando la prima visita palestinese di alto livello negli Stati Uniti in cinque anni. Durante il suo viaggio, ha incontrato importanti funzionari statunitensi, tra cui il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan e il Vice Segretario di Stato Wendy Sherman, a dimostrazione della sua ambizione di ottenere legittimità internazionale come futuro leader dell’Autorità Nazionale Palestinese.
Corruzione e molestie sessuali
L’ascesa al potere di al-Sheikh non è stata priva di scandali. Nel febbraio 2022, sono emerse notizie secondo cui sarebbe stato coinvolto in molestie sessuali e corruzione. Queste accuse includono affermazioni secondo cui al-Sheikh avrebbe nascosto milioni di dollari destinati alla ricostruzione di Gaza e avrebbe tratto profitto dal rilascio di permessi di ingresso in Israele, generando significativi guadagni finanziari. Inoltre, è stato accusato di aver tentato di mettere a tacere una vittima di violenza sessuale offrendo denaro per comprarne il silenzio.
Le accuse di molestie sessuali hanno attirato notevole attenzione e danneggiato l’immagine pubblica di al-Sheikh. Nonostante le notizie, Mahmoud Abbas ha continuato a sostenerlo, indebolendo ulteriormente i suoi rapporti con una parte della popolazione palestinese, in particolare coloro che criticano la corruzione dell’Autorità Nazionale Palestinese e la sua cooperazione con le autorità israeliane.
Una figura divisiva nella politica palestinese
Anche il rapporto di al-Sheikh con Israele è stato motivo di contesa. La sua ampia collaborazione con i servizi militari e di intelligence israeliani gli è valsa l’etichetta di collaboratore. I critici sostengono che le sue azioni minino la causa palestinese, mentre al-Sheikh difende i suoi incontri con i funzionari israeliani come una parte necessaria dei negoziati con il nemico.
Questo lo ha posizionato come una figura che rappresenta sia il simbolo della dipendenza dell’Autorità Nazionale Palestinese dalla cooperazione israeliana, sia un elemento divisivo all’interno della politica palestinese.
Con il continuo peggioramento della salute di Abbas, la possibilità che Hussein al-Sheikh prenda le redini dell’Autorità Nazionale Palestinese sembra sempre più probabile. Sebbene la sua nomina abbia suscitato una significativa opposizione all’interno di Fatah e tra varie fazioni palestinesi, le sue alleanze politiche e i forti legami con Abbas suggeriscono che sia pronto ad assumere la presidenza nel prossimo futuro.
Traduzione di Nicole Santini “Su questa terra esiste qualcosa per cui vale la pena vivere” Mahmoud Darwish- Invictapalestina.org

