Il Centro Culturale Handala Ali è sotto attacco. E non resteremo in silenzio.

Il Centro Culturale Handala Ali è sotto attacco. E non resteremo in silenzio.

10 maggio 2025

Dopo aver espresso pubblicamente solidarietà a Nives Monda — aggredita per aver sostenuto la causa palestinese — il nostro Centro e i nostri attivisti sono stati bersaglio di minacce e intimidazioni. Una campagna diffamatoria organizzata ha cercato di colpirci, accusandoci di antisemitismo per delegittimare il nostro impegno anticoloniale al fianco alla lotta di liberazione della Palestina. 

Respingiamo con fermezza queste accuse. L’equiparazione tra antisionismo e antisemitismo è una costruzione politica strumentale, da tempo smascherata da studiosi, giuristi, istituzioni e movimenti. Non ci intimorisce. La nostra lotta è parte di una lunga tradizione di resistenza contro il colonialismo, l’apartheid e le politiche di pulizia etnica condotte dallo Stato israeliano con il pieno sostegno delle potenze occidentali. Riaffermiamo il nostro impegno anticoloniale, antifascista e antirazzista per la liberazione della Palestina. Le intimidazioni non fermeranno né la solidarietà né la verità.

Questi attacchi non sono episodi isolati. Sono parte di un più ampio disegno di repressione delle voci critiche e dei movimenti solidali con la Palestina. Un disegno che non riguarda solo il nostro Centro, ma colpisce chiunque denunci apertamente la complicità italiana, europea e internazionale nel genocidio in corso. Da anni il nostro Centro è spazio di cultura e resistenza, fondato da palestinesi e solidali napoletani, attivo sul territorio ben prima dell’escalation a Gaza. Abbiamo portato in piazza la denuncia della pulizia etnica in atto e dei crimini del colonialismo che Israele porta avanti, richiamando con forza le responsabilità dell’Italia: accordi militari, scambi economici, copertura diplomatica e normalizzazione del massacro.

Di fronte a tutto questo, le istituzioni, a partire dal Comune di Napoli anche in questo ultimo vergognoso episodio di diffamazione che ha colpito La Taverna a Santa Chiara, hanno scelto la via dell’ambiguità e del silenzio. Solo dopo una grande mobilitazione cittadina l’amministrazione si è degnata di incontrare Nives Monda e una delegazione palestinese. Ma mentre nelle strade si urlava contro il genocidio, il Comune continuava a proporre una narrativa di “equilibrio” e “dialogo” che equipara chi è sotto brutale oppressione genocidaria con intento di sterminio a chi perpetra la violenza coloniale. È inaccettabile.

Chiediamo con forza che venga interrotta ogni forma di collaborazione, anche indiretta, con Israele. E che si rigetti questa narrativa orientalista e complice che proclama l’equidistanza per giustificare invece sostegno anche morale alla prepotenza coloniale di Israele. Non si può più fingere neutralità.

Questa offensiva contro chi sostiene la resistenza palestinese si inserisce in un più ampio clima repressivo alimentato dal governo italiano. Lo dimostrano chiaramente il Disegno di Legge 1004 che introdurrebbe per legge l’equiparazione di antisionismo ed antisemitismo dando facoltà alle Questure di vietare qualsiasi manifestazione in solidarietà alla Resistenza Palestinese, e la proposta originaria del Disegno di Legge 1660 che prevedeva il reato di “terrorismo della parola” — un atto pericoloso, pensato per colpire chi esprime dissenso verso le politiche estere dello Stato e solidarizza con le lotte dei popoli oppressi.

Queste politiche stanno sdoganando e legittimando le campagne di odio come quella di cui è stata vittima La Taverna a Santa Chiara e che ora si estende al Centro Culturale Handala Ali. 

Siamo davanti a un bivio storico. O si agisce ora contro queste politiche oppressive, o si legittima la loro normalizzazione. Chi tace oggi sarà complice della repressione di domani.

A chi ha sostenuto la causa palestinese in questi mesi, a chi ha attraversato le piazze, le università, i quartieri con dignità e coraggio, diciamo: non arretriamo. Intensifichiamo l’organizzazione, rafforziamo i legami, moltiplichiamo gli spazi di resistenza.

Invitiamo comitati, collettivi, realtà sociali e culturali, sindacati conflittuali, associazioni studentesche e chiunque si riconosca nei valori della giustizia, della libertà e della solidarietà internazionale a prendere posizione pubblicamente contro questa campagna repressiva. La solidarietà non può essere solo dichiarata: deve tradursi in presenza, mobilitazione, costruzione.

Vi invitiamo a venire al Centro Culturale Handala Ali, in via Candelora 4/5 (Napoli), ogni martedì e giovedì dalle 15 alle 19. Discutiamo, costruiamo, resistiamo. Organizziamoci insieme. 

Difendiamo questo spazio e tutto ciò che rappresenta: la Palestina nel cuore di Napoli, la resistenza nel cuore dell’Europa.

PALESTINA LIBERA

Centro Culturale Handala Ali