Un’indagine ha identificato 130 aziende in sei continenti che hanno fornito a Israele armi, tecnologia, logistica e infrastrutture belliche.
Fonte: English version
Palestine Chronicle – 21 maggio 2026
Punti chiave
L’indagine ha identificato 130 aziende provenienti da 23 Paesi che hanno continuato a fornire armi a Israele da ottobre 2023 a maggio 2026.
I ricercatori hanno sostenuto che il supporto si estendeva oltre la produzione di armi, includendo logistica, servizi informatici esterni, Intelligenza Artificiale e sistemi energetici.
Le aziende statunitensi rappresentavano la quota maggiore di fornitori, mentre i giganti della tecnologia sono stati identificati come centrali per l’infrastruttura militare israeliana.
Rete aziendale globale
Un’indagine da fonti libere condotta da Arabi Post ha identificato 130 aziende di 23 Paesi in sei continenti che hanno continuato a fornire a Israele armi, tecnologie, supporto logistico e servizi industriali da ottobre 2023 a maggio 2026.
Il rapporto sostiene che queste catene di approvvigionamento sono rimaste attive nonostante i ripetuti appelli internazionali e le misure delle Nazioni Unite che esortavano gli Stati a interrompere i trasferimenti di armi legati alle operazioni militari israeliane.
Secondo l’indagine, la struttura di supporto si estendeva oltre la produzione diretta di armi e rappresentava quello che i ricercatori hanno descritto come un ampio ecosistema industriale multinazionale a sostegno delle operazioni israeliane a Gaza, nella Cisgiordania Occupata, in Libano, Siria e Iran.
I ricercatori hanno affermato di essersi basati su documentazione da fonti libere, tra cui registri ufficiali, rapporti istituzionali, dichiarazioni aziendali, inchieste giornalistiche e dati pubblici. Il rapporto afferma che i nomi delle aziende, le strutture proprietarie e i rapporti di fornitura sono stati verificati e categorizzati per settore e Paese.
Oltre le tradizionali industrie belliche
L’indagine sostiene che le catene di approvvigionamento militari operano sempre più attraverso sistemi che si estendono oltre le fabbriche di munizioni e le linee di produzione di aerei.
Secondo i ricercatori, queste reti integravano tecnologie e servizi a duplice uso, che spaziavano dall’elettronica e dalle telecomunicazioni ai programmi informatici, ai sistemi logistici, ai materiali industriali e alle infrastrutture di archiviazione dati esterne. Piuttosto che funzionare come contratti di fornitura di armi isolati, il rapporto descrive questi settori come parte di una struttura di supporto continua che sostiene le capacità militari nel tempo.
L’indagine ha inoltre sottolineato che i precedenti rapporti in tempo di guerra si concentravano spesso sui pacchetti di aiuti statali o sulle principali transazioni di armi, mentre la ricerca attuale mirava a mappare sia le aziende pubbliche che private che operavano come fornitori continuativi.
Le aziende statunitensi dominavano la rete di fornitori identificata
Il rapporto ha rilevato che le aziende statunitensi rappresentavano il gruppo nazionale più numeroso, costituendo oltre un terzo delle aziende identificate. Tra le aziende elencate figuravano Boeing, Lockheed Martin, RTX (Raytheon), Northrop Grumman, General Dynamics, Palantir, Google, Microsoft, Amazon e Caterpillar.
I ricercatori hanno identificato 43 aziende operanti esclusivamente negli Stati Uniti. L’Europa contava 39 aziende in 13 Paesi, con la Germania in testa al continente con nove aziende, seguita da Regno Unito e Serbia.
Il rapporto ha inoltre individuato una significativa presenza israeliana attraverso 22 aziende nazionali, tra cui Elbit Systems, Israel Aerospace Industries e Rafael Advanced Defense Systems. L’India si è classificata tra i maggiori contributori asiatici con sette aziende, insieme a imprese provenienti da Giappone, Corea del Sud e Cina.
Secondo l’indagine, questa distribuzione rifletteva quella che i ricercatori hanno descritto come una struttura di supporto militare globalizzata che si estende in Nord America, Europa, Asia, Africa e Oceania.
Le industrie della difesa guidano la Rete
Il rapporto ha classificato le aziende individuate in diversi settori, tra cui l’industria della difesa, la logistica e i trasporti marittimi, la sicurezza informatica, l’Intelligenza Artificiale, l’energia, l’ingegneria e la produzione di materiali. Le industrie della difesa e degli armamenti rappresentavano oltre la metà delle aziende individuate nell’indagine.
I ricercatori hanno tuttavia sostenuto che il supporto tecnologico riveste un ruolo sempre più critico nelle operazioni militari. La sicurezza informatica, i sistemi di Intelligenza Artificiale, i servizi informatici esterni e le infrastrutture di elaborazione dati rappresentavano circa il 10% dei settori individuati, a testimonianza della crescente dipendenza dalle capacità digitali nella pianificazione militare e nelle operazioni sul campo di battaglia.
Ruolo crescente dell’Intelligenza Artificiale e dell’infrastruttura informatica esterna
Il rapporto ha dedicato particolare attenzione a Microsoft, Google e Amazon, descrivendole come le aziende che costituiscono la spina dorsale dell’infrastruttura informatica e di Intelligenza Artificiale di Israele.
La piattaforma Azure di Microsoft, insieme ai servizi Google Cloud e Amazon Web Services tramite il Progetto Nimbus, sono state identificate come componenti principali di un sistema utilizzato per l’elaborazione di grandi quantità di dati e il supporto operativo. Il Progetto Nimbus, che coinvolge Google e Amazon, è stato citato come un contratto del valore di circa 1,2 miliardi di dollari (1 miliardo di euro).
Secondo l’indagine, questi sistemi svolgono sempre più funzioni operative raccogliendo ed elaborando enormi quantità di informazioni e accelerando il processo decisionale sul campo di battaglia. I ricercatori hanno sostenuto che tali sistemi creano di fatto un’infrastruttura digitale in grado di supportare operazioni simultanee su più fronti.
Sostentamento operativo a lungo termine
I ricercatori hanno affermato che il sostegno alle campagne militari richiede molto più della semplice fornitura di armi.
Il rapporto ha evidenziato Boeing tra le aziende associate ad alcuni dei programmi militari di maggior valore, tra cui i progetti degli aerei F-15 e pacchetti di armamenti più ampi. Il rapporto ha inoltre fatto riferimento ai quadri di finanziamento militare statunitensi e alle stime di miliardi di dollari di supporto approvati dall’ottobre 2023.
Secondo l’indagine, le rapide consegne di munizioni, sistemi di difesa aerea, pezzi di ricambio ed equipaggiamenti di guida hanno consentito di mantenere la prontezza operativa e di permettere ai sistemi militari di funzionare senza interruzioni nonostante le campagne prolungate.
Operazioni su più fronti
Il rapporto ha concluso che, con l’espansione delle operazioni militari da Gaza al Libano, alla Siria e all’Iran, la dipendenza dalle strutture di approvvigionamento globali si è intensificata.
I ricercatori hanno sostenuto che le operazioni militari dipendono sempre più da sistemi integrati che coinvolgono logistica, tecnologia, infrastrutture informatiche esterne, reti energetiche e produzione di armi. Secondo l’indagine, queste strutture interconnesse hanno consentito la continuità operativa e un rapido adattamento nonostante l’espansione dell’attività militare su più fronti per oltre 30 mesi di conflitto.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
Tutti gli articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi
Disclaimer: non sempre Invictapalestina condivide le opinioni espresse negli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire e approfondire gli argomenti da noi proposti. I contenuti offerti dal BLOG sono redatti/tradotti gratuitamente con la massima cura/diligenza, Invictapalestina tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali imprecisioni, errori, omissioni.

