Come i troll filo-israeliani sfruttano la popolazione del Sudan e della Repubblica Democratica del Congo.

Pur essendo giusto denunciare la scarsa attenzione riservata ai conflitti dimenticati, le argomentazioni in malafede riducono le vittime africane a pedine in una guerra di propaganda.

Fonte: English version

Immagine di copertina: Manifestanti a una protesta per Gaza mostrano cartelli che sollecitano l’attenzione globale sulla Palestina e su altri conflitti  – New York il 31 maggio 2024 (Gina M Randazzo/Zuma Press Wire via Reuters)

Barry Malone – 28 maggio 2026

Coloro che difendono il genocidio perpetrato da Israele a Gaza seguono un copione ben preciso.

Se trascorrete del tempo online, guardando i dibattiti televisivi o ascoltando i politici israeliani e occidentali, avrete familiarità con gran parte di queste frasi.

“A Gaza Usano i civili come scudi umani ” è un’affermazione ricorrente. “I palestinesi non avrebbero dovuto iniziare una guerra che non potevano vincere” è un’altra. “L’esercito israeliano è l’esercito più morale del mondo” è tra le più assurde.

Ci sono anche delle domande: “Condanni Hamas?”, “Difendi ciò che è accaduto il 7 ottobre?”, “Israele ha il diritto di esistere?”. Sono tutte trappole.

Eccone una, un po’ più recente, che si concentra su eventi che accadono lontano da Gaza e dalla Cisgiordania occupata. È questa: “E il Sudan e il Congo?”

L’implicazione è chiara. Si partecipa alle manifestazioni di protesta contro ciò che sta accadendo a Gaza solo per dare la colpa a Israele. L’accusa è spesso accompagnata dal ritornello: “Niente ebrei, niente notizie”. Ed è proprio questo il punto centrale dell’accusa.

Se non protesti contro i conflitti in Sudan o nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), sei antisemita e ti preoccupi del popolo palestinese solo perché ciò serve alla tua agenda anti-occidentale.

Mi spingo un po’ oltre e affermo che le persone che sostengono questa tesi non si curano minimamente dei conflitti in Sudan o nella Repubblica Democratica del Congo. Una ricerca dei loro post sui social media rivela quasi unanimamente che non hanno mai menzionato nessuno dei due Paesi, se non per attaccare in modo ipocrita il movimento pro-Palestina.

Gli africani sfruttati

Vogliono mobilitare la popolazione del Sudan e della Repubblica Democratica del Congo per sfruttarla e attaccare i loro oppositori politici, per poi abbandonarla una volta raggiunto il loro scopo. Considerano le centinaia di migliaia di persone uccise in quei paesi come semplici pedine.

Inavvertitamente, dietro i loro attacchi cinici si cela un punto importante: gli orrori in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo, o in Yemen , Etiopia, Haiti o Myanmar, non ricevono la stessa attenzione mediatica riservata alla devastazione di Gaza perpetrata da Israele negli ultimi due anni e mezzo.

Ma questa non è colpa di coloro che scendono in piazza a Londra e New York per chiedere conto ai propri governi del sostegno al genocidio di Gaza .

«E il Sudan e il Congo?» non è una richiesta di pari attenzione per le vittime della guerra. È un tentativo di spogliare la solidarietà di ogni significato politico.

Le guerre africane, e quelle in Medio Oriente che non vedono un antagonista anglo-americano in modo chiaro e palese, sono state sistematicamente ignorate dai media occidentali per almeno un secolo. Come ho  già scritto in precedenza, ci sono molte ragioni per questo, non ultima un razzismo implicito che crede che alcune vite valgano più di altre.

Le proteste, tuttavia, non sono espressioni apolitiche di compassione. Le centinaia di migliaia di persone che partecipano alle manifestazioni contro il genocidio nelle capitali occidentali chiedono conto ai propri governi di decisioni intrinsecamente politiche.                                                     

Negli Stati Uniti , si oppongono a un’amministrazione senza la quale lo sterminio etnico a Gaza non sarebbe possibile. Chiedono che il loro governo smetta di fornire a Israele le armi che usa per sterminare donne e bambini palestinesi.

Quando i manifestanti affollano le strade di Londra, chiedono al governo del Primo Ministro Keir Starmer di interrompere l’esportazione di componenti per i caccia F-35 in Israele. Vogliono una spiegazione sul perché aerei spia della Royal Air Force abbiano sorvolato Gaza per oltre due anni.

Ciò che i manifestanti in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e altrove chiedono è che i loro governi smettano di sostenere diplomaticamente e materialmente un genocidio in loro nome.

Ipocrisia occidentale

Coloro che invocano il Sudan e la Repubblica Democratica del Congo vogliono che questo venga ignorato. Vogliono eliminare la politica dal movimento e vogliono trasformare Gaza in una tragedia senza motivo.

Le rivendicazioni che gli attivisti potrebbero avanzare ai loro governi riguardo alle guerre in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo sono meno chiare. Non che non ci sia alcuna influenza occidentale (è difficile parlare di un conflitto senza menzionarla), ma è opaca e non trova spazio sulle prime pagine dei giornali internazionali.

A differenza di Gaza, non ci sono centinaia di guide, podcast e libri che aiutino le persone a comprendere appieno cosa sta succedendo e come i loro governi sono coinvolti.

In Sudan,  come riportato da Middle East Eye , sono state rinvenute sul campo di battaglia attrezzature militari britanniche utilizzate dalle Forze di Supporto Rapido, fornite dal principale sostenitore del gruppo paramilitare, gli Emirati Arabi Uniti , nonché stretto alleato degli Stati Uniti.

E mentre  imponeva sanzioni  a diversi leader dell’M23 e a ufficiali dell’esercito ruandese per aver alimentato la guerra, l’Unione Europea, allo stesso tempo, ha ignorato le pressioni per annullare un accordo sui minerali  con Kigali, necessario per alimentare le industrie europee della tecnologia, dei veicoli elettrici e dei microchip.

Anche il presidente Donald Trump si è presentato come un pacificatore tra il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo, ma Washington si è anche mossa per assicurarsi una partnership strategica nel settore minerario con Kinshasa, garantendo agli Stati Uniti un maggiore accesso alle risorse critiche del paese.

Nuova generazione

È facile capire perché molti di questi dettagli sfuggano all’attenzione del grande pubblico, persino di coloro che si sono avvicinati all’attivismo per la prima volta a causa della situazione a Gaza.

Ma, con una svolta inaspettata per gli attivisti filo-israeliani in malafede, sembra che abbiano in parte provocato una reazione in buona fede. Ora, alle marce contro il genocidio, compaiono cartelli con la scritta: “Palestina libera. Sudan libero. Congo libero”.

Sebbene non sia necessariamente utile a lungo termine appiattire questi tre conflitti intrinsecamente diversi, con cause e impatti differenti, è comunque  un inizio.

Per molti in Occidente IL genocidio di Gaza ha sollevato un velo, così che ora comprendono che i loro governi non sono i “buoni”, che il diritto internazionale è sempre esistito solo per alcuni e non per altri, e che le organizzazioni mediatiche di cui un tempo si fidavano, sono complici.

Sebbene non ci siano grandi manifestazioni che chiedono la fine delle guerre in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo, la consapevolezza sta crescendo e una nuova generazione di attivisti è ora più cosciente delle azioni nefaste dei propri governi in diverse parti del mondo.

“E il Sudan e il Congo?” non è una richiesta di pari attenzione per le vittime della guerra. È un tentativo di spogliare la solidarietà di ogni significato politico; di imporre un test morale che non si può superare. E, soprattutto, è un tentativo di stigmatizzare le critiche a Israele.

Barry Malone è un giornalista indipendente e autore della newsletter Proximities.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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