Donna palestinese di 50 anni uccisa dall’esercito di occupazione israeliano a Gerusalemme Est.

50anni

PNN/ Jerusalem/5 ore fa.  8 marzo 2016  ore 17,45

Le forze di occupazione israeliane (IOF)   Martedì mattina hanno ucciso una donna palestinese di 50 anni a Gerusalemme Est, con il pretesto di un “tentativo di accoltellamento.”
L’esercito ha sparato e ucciso Fadwa Abu Tair proveniente dalla città di Sur Baher, Gerusalemme Est, nei pressi della porta Al-Hadid  della città vecchia di Gerusalemme.

Il  portavoce dell’esercito israeliano, Luba Samri ha affermato che la polizia ha immediatamente colpito Fadwa per il suo presunto tentativo di accoltellare un poliziotto israeliano.

cidentitàForze ingenti di polizia   sono poi occorse  sul posto, come riferito sarà aperta un’indagine sul caso,  dopo la sparatoria hanno bloccato le porte della città vecchia di Gerusalemme .
Poco dopo aver ucciso Fadwa, le IOF hanno arrestato una ragazza al posto di blocco di Qalandia, sostenendo il posseso di un coltello.
Venerdì scors o, le IOF hanno ucciso una madre palestinese  di quattro figli, Amani Sabateen (31 anni),  sostenendo che avrebbe voluto investire un soldato israeliano.
Questa mattina , le IOF hanno arrestato Manal Tamimi,   madre di sei figli e  attivista della resistenza non-violenza, nella sua casa in Al-Nabi Saleh.
Ironia della sorte, queste violazioni vengono il giorno internazionale della donna, l’8 marzo.

Ieri le IOF hanno arrestato 19 palestinesi, tra cui 6 bambini, tra la Cisgiordania e Gerusalemme

arresto
Le Forze di occupazione israeliane (IOF) il Lunedi mattina hanno arrestato 19 palestinesi, sei dei quali bambini di età inferiore ai 15.
Il Club dei prigionieri palestinesi ha dichiarato che IOF ha arrestato cinque palestinesi dalla zona di Gerusalemme Est, quattro di loro età compresa tra i 13-15 anni.
Le IOF hanno anche sequestrato quattro palestinesi di Qalandia campo a nord di Gerusalemme, tutti con meno di 20 anni.
A Hebron, i soldati hanno arrestato tre palestinesi, due dei quali di 15 anni.
Altri tre sono stati arrestati nella città di Jenin, in Cisgiordania settentrionale, e due di 19 e 24 anni a  Qalqilya.

 

trad. Invictapalestina.org

fonte: http://english.pnn.ps/2016/03/08/50-year-old-palestinian-woman-killed-by-iof-in-east-jerusalem/

Palestina occupata: donne condannate a vita tra orgoglio e privazioni

 

donna
Khalida Musleh è categorica; essere la moglie di un detenuto è un orgoglio che non abbandonerebbe per nessuna cosa al mondo.

10 anni fa,   condannato all’ergastolo da Israele, il palestinese Ahed Abu Gholmi aveva proposto a sua moglie Wafa di divorziare  per sentirsi libera. Ma lei ha rifiutato: “Mi piace Ahed e sono sempre legata a lui”.
Dal 2006,  questa palestinese,  ha riferito AFP, si occupa solo della cura dei loro figli, un maschio e una femmina, come fa anche Khalida Musleh, che cresce il figlio da sola da quando suo marito Mohammed è stato condannato a nove ergastoli per gli attacchi mortali contro Israele.
Secondo il Club dei prigionieri palestinesi oltre 7.000 palestinesi sono nelle carceri israeliane, 600 stanno scontando ergastoli.
E in questa società dove i prigionieri sono considerati eroi della causa palestinese contro l’occupazione israeliana, si parla poco delle loro mogli.
Questo spiega perché le organizzazioni di difesa dei prigionieri non dispongono di informazioni su di loro o sul numero di divorzi. Per le donne che scelgono il divorzio, preferiscono non parlare, di fronte a una tale tabù.
Khalida Musleh è categorica; essere la moglie di un detenuto è un orgoglio che non abbandonerebbe per nulla al mondo. Il giorno in cui il giudice pronunciò la condanna di Israele contro il marito, “ho lanciato un youyous” [ndt.grido acuto e modulato] ricorda la trentanovenne palestinese.
Eppure, da quel giorno, nel 2002, lei non ha più visto  il marito, che sposò un anno e mezzo prima, né ha potuto parlare con lui per dodici anni.

Indomite

“In tutti questi anni non sono mai stata pentita. Al contrario, sono stata orgogliosa di essere la moglie di un combattente, anche se ciò significava  privazione di molte cose e dolore per il mio cuore”, racconta la donna il cui figlio   Ahmed aveva solo quattro mesi quando suo padre è stato imprigionato.
Dopo una lunga battaglia legale, ha finalmente ottenuto il permesso di visitare il marito. Da allora lei gli può parlare col telefono attraverso il vetro antiproiettile. Dopo 15 anni di separazione, è ancora viva “la speranza indistruttibile” di vederlo rilasciato in uno scambio di prigionieri. Per Lei rappresenta un punto di onore prendersi cura della casa di famiglia che ha dovuto ricostruire insieme ai parenti del marito dopo che gli israeliani  l’avevano distrutta per rappresaglia agli attacchi da parte di suo marito.
Da quando il marito è stato imprigionato, lei dedica   la sua vita a due cose: il suo lavoro in una società di telecomunicazioni e a suo figlio, perché, “ogni volta che lo guardo, penso che manca un padre al suo fianco. “Improvvisamente, ha detto, “Sono una madre, un padre, un fratello e una sorella per mio figlio”.
E’ per non far vivere questa situazione a sua moglie Wafa e ai loro bambini Qaïss e Rita che Ahed Abu Gholmi, condannato all’ergastolo per il suo coinvolgimento nell’omicidio del  ministro israeliano del turismo Rehavam Zeevi nel 2001, aveva proposto a sua moglie il divorzio.

 I bambini al di là del muro

Wafa ha rifiutato la proposta del marito, ma lei sostiene di sapere che “molte donne hanno divorziato quando il marito è stato condannato al carcere a vita.”
“Alcune lo hanno fatto perché sono stati i loro mariti a volerlo, altre lo hanno chiesto”, ha detto.
Più trasgressivo, tra le donne dei prigionieri condannati a vita, è quando si parla di coloro che hanno deciso di avere bambini con i loro mariti, al di là delle mura del carcere.
L’inseminazione con sperma uscito dal carcere con modalità spesso rocambolesche e misteriose hanno permesso la nascita di diversi bambini.
Il metodo è dibattuto tra i palestinesi. Secondo il Club dei prigionieri, 35 bambini sono nati dopo più di 60 trasferimenti di seme.

 

trad. Invictapalestina

Fonte: http://assawra.blogspot.fr/2016/02/assawra-souscription-2016-du-1er.html

Shireen e Medhat Issawi condannati dai tribunali israeliani: avvocati e rappresentanti legali sotto tiro

samer
7 Marzo, 2016

L’avvocata ed attivista palestinese, Shireen Issawi, il 7 Marzo è stata condannata a quattro anni nelle prigioni israeliane. Suo fratello, Medhat Issawi, ha ricevuto una condanna ad otto anni durante la stessa seduta alla corte centrale di Gerusalemme. Le loro audizioni sono state posticipate ripetutamente. Entrambi erano già stati imprigionati per due anni ciascuno.

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Resoconto di Febbraio 2016: 616 palestinesi arrestati dalle forze di occupazione

arrestato.jpgIn un documento congiunto, tre istituzioni palestinesi – la Palestinian Prisoners’ Society, Addameer Prisoner Support and Human Rights Association e la Prisoners’ Affairs Committee – riferiscono che le forze di occupazione israeliane avrebbero arrestato 616 palestinesi dalla West Bank e da Gaza nel Febbraio 2016. Questo numero include 140 minori e bambini e 18 tra donne e ragazzine. Il numero di arresti dall’inizio della sollevazione popolare nell’Ottobre 2015 ha superato i 4120.

Il resoconto dichiara anche che la maggior percentuale di arresti ha avuto luogo nel governatorato di Gerusalemme con 158 palestinesi, seguito da 125 arrestati ad al-Khalil, 70 a Nablus, 68 a Ramallah e ad al-Bireh, 65 a Jenin, 58 a Betlemme, 31 a Tulkarem. Ventidue sono stati i palestinesi arrestati nella Striscia di Gaza, 13 da Jericho, 11 da Salfit, 10 da Qalqilya e cinque da Tubas.

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Proteste a Gaza per il rifiuto di Abbas di nuove linee elettriche per la crisi energetica

candele
Bambini che studiano alla luce delle candele per la crisi energetica a Gaza (Foto: Isra Saleh El-Namy)

Isra Saleh El-Namy, 4 Marzo 2016

Il canale televisivo israeliano, Channel 10, questa settimana ha riferito che il Presidente dell’Autorità Palestinese (PA), Mahmoud Abbas, avrebbe respinto la proposta di costruire a Gaza nuove linee elettriche per supportare il settore energetico nell’enclave costiera impoverita.
Il progetto pare aver ricevuto il consenso d’Israele, ma non ha ricevuto il consenso dall’Autorità Palestinese. Il canale tv israeliano ha aggiunto che tutto sarebbe stato pronto e già approvato fino a quando l’AP ha dichiarato la propria intenzione di bloccare il piano, senza fornire spiegazioni.

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