Non so se i piloti ricevono elogi dai genitori o dai figli, ma non hanno motivo di vantarsi dei loro “successi”, dato che questa è una “guerra” che generali equipaggiati con le armi più letali stanno combattendo contro bambine e bambini indifesi.
L’attuale guerra a Gaza è diversa dalle altre guerre. A Gaza sono stati uccisi più bambini che in altre guerre. In realtà, questa non è propriamente una guerra. Ma se si insiste a chiamarla così, allora è una guerra di generali contro bambini.
Una guerra normale è caratterizzata da un conflitto tra eserciti lungo un confine. Ogni esercito si scontra con l’altro con carri armati, aerei, artiglieria e altro ancora. Ma quasi nessuna di queste caratteristiche esiste a Gaza, soprattutto non nella fase attuale della guerra.
È anche impossibile definirla “Guerra Urbana”, perché questo termine implica combattere con cautela per evitare di ledere i civili. A Gaza, l’approccio è completamente diverso. A giudicare dal comportamento dell’esercito, il fronte comprende le camere da letto delle case palestinesi, asili nido, scuole, università, moschee, ambulanze, panetterie e ospedali, oltre a donne, bambini e anziani.
Il termine “Danni Collaterali”, come lo usa l’esercito, non sembra riferirsi ai civili Uccisi in Massa, ma a quelli rimasti in vita. Sì, sono evidentemente i cittadini di Gaza rimasti in vita a essere i Danni Collaterali.
Ci sono diverse ragioni per il numero mostruoso di bambini uccisi, feriti o sepolti sotto le macerie. La prima è l’elevata percentuale di bambini nella popolazione di Gaza, tipica delle società molto povere che soffrono in ogni ambito della vita: alloggio, alimentazione e istruzione.
La seconda è l’elevata densità di popolazione di questo piccolissimo pezzo di terra. Non importa dove si miri, si colpiranno sempre dei bambini. Le radici di questa densità risalgono al 1948, quando decine di migliaia di palestinesi furono espulsi a Gaza. E la terza ragione sono i pesanti bombardamenti, che abbattono edifici a più piani.
Dopo la prima fase della guerra, Hamas, contrariamente alla propaganda israeliana, aveva perso gran parte del suo potere. Oggi, nella seconda fase, iniziata con attentati che hanno ucciso più di 400 abitanti di Gaza in meno di 10 minuti, la risposta militare di Hamas è stata notevolmente limitata. Dall’inizio di questa fase, sono stati uccisi più di 2.000 abitanti di Gaza, insieme a quattro soldati israeliani. Questi numeri la dicono lunga.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu esagera il potere di Hamas per un solo motivo: poter continuare i bombardamenti fino a quando l’ultimo palestinese non sarà stato cacciato. E una volta raggiunto questo obiettivo, insieme al ritorno degli ostaggi, Netanyahu inventerà sicuramente altri obiettivi bellici per prolungare ulteriormente la guerra. Questa è la sua guerra per la sopravvivenza, che si sposa con gli obiettivi messianici dell’estrema destra.
L’enorme portata delle uccisioni ha iniziato a farsi notare persino da coloro che ne sono responsabili per la maggior parte, ovvero i piloti. Ci sono momenti, a tarda notte o mentre parlano con i propri figli, in cui gli autori si chiedono sicuramente: “Per quanto tempo continuerò questo triste lavoro? Sono nato per togliere la vita ai bambini?”.
Nadav Eyal ha riferito sul quotidiano Yedioth Ahronoth delle tensioni tra l’aeronautica militare e il Comando Meridionale dell’esercito. Secondo Eyal, la ragione è l’elevato numero di civili non coinvolti uccisi nei bombardamenti. È positivo che stiano iniziando a capire, ma non preoccupatevi: la disciplina ha ancora la meglio. Prima si bombarda, poi si piange.
Gideon Levy scrisse una volta un articolo su Haaretz con un titolo in ebraico che recitava: “I Peggiori Diventano Piloti” (“Le azioni più basse dalle vette più alte”, 15 luglio 2014). Da allora, la situazione non ha fatto che peggiorare. Nonostante tutte le lacrime, la morte continua a scendere in una violenta tempesta. L’ex Primo Ministro Yitzhak Shamir disse una volta: “Il mare è sempre lo stesso mare”, una frase usata per sottintendere che i palestinesi vogliono spingere gli israeliani in mare. Oggi, si potrebbe giustamente dire che “i conformisti codardi sono sempre gli stessi conformisti codardi”.
Non so se I piloti ricevono elogi dai genitori o dai figli, ma non hanno motivo di vantarsi dei loro “successi”, dato che questa è una “guerra” che generali equipaggiati con le armi più letali stanno combattendo contro bambine e bambini indifesi. È un bilancio diabolico.
Il conduttore radiofonico Avri Gilad una volta chiese se l’esercito avrebbe preferito un soldato morto o 1.000 civili palestinesi morti. All’epoca, questa crudele domanda era considerata ipotetica. Oggi, dopo oltre 50.000 morti, 1.000 sono spiccioli.
Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

