Stabilendo un nuovo primato, Israele registra un’impennata senza precedenti nella censura dei media

Nel 2024, la Censura Militare israeliana ha vietato la pubblicazione di 1.635 articoli e ne ha parzialmente censurati altri 6.265, nell’ambito di un più ampio attacco alla libertà di stampa.

Fonte: English version

Di Haggai Matar – 2 maggio 2025

Immagine di copertina: Le prime pagine dei giornali israeliani in un negozio di Gerusalemme durante la riforma giudiziaria, 25 luglio 2023. (Chaim Goldbeg/Flash90)

Nel 2024, la Censura Militare in Israele ha raggiunto i livelli più estremi da quando si è iniziato a raccogliere dati nel 2011. Nel corso dell’anno, la Censura ha vietato completamente la pubblicazione di 1.635 articoli e ne ha censurati parzialmente altri 6.265. In media, lo scorso anno la Censura è intervenuta su circa 21 notizie al giorno, più del doppio del precedente picco di circa 10 interventi giornalieri registrato durante l’ultima guerra a Gaza nel 2014 (Operazione Margine di Protezione) e oltre il triplo della media di 6,2 al giorno in periodi non bellici.

Questi dati sono stati forniti dalla Censura Militare in risposta a una richiesta congiunta di +972 Magazine e del Movimento per la Libertà di Informazione in Israele, in vista della Giornata Mondiale della Libertà di Stampa.

Sebbene la Censura Militare non riveli le ragioni di ciascun intervento, la guerra di distruzione in corso da parte di Israele a Gaza, così come i suoi conflitti in Libano, Siria, Yemen e Iran, sono probabilmente la ragione principale di questo aumento vertiginoso della Censura.

L’aumento si riflette non solo nell’enorme volume di attività della Censura, ma anche in un tasso più elevato di rifiuto dei materiali inviati e nella maggiore frequenza di divieti assoluti (rispetto alle censure parziali).

Secondo la legge israeliana, qualsiasi articolo che tratti la categoria, ampiamente definita, di “questioni di sicurezza” deve essere sottoposto a revisione da parte della Censura Militare e le redazioni sono responsabili della decisione, a proprio giudizio, su quale articolo sottoporre.

Quando interviene la Censura, ai media è vietato segnalare l’avvenuta censura, il che significa che la maggior parte della loro attività rimane nascosta al pubblico. Nessun’altra “democrazia occidentale” autodefinita ha un’istituzione paragonabile. Da notare che, in base a questa legge le testate giornalistiche sono legalmente obbligate a sottoporre il materiale a revisione.

Grafico che mostra il numero di articoli censurati dalla censura militare israeliana dal 2011 al 2024. (+972/Local Call)

“Il pubblico merita di sapere cosa è stato censurato”

Nel 2024, le organizzazioni giornalistiche israeliane hanno sottoposto 20.770 notizie alla Censura Militare per la revisione, quasi il doppio del totale dell’anno precedente e quattro volte il numero del 2022. La Censura è intervenuta nel 38% di questi casi, ben sette punti percentuali in più rispetto al picco precedente registrato nel 2023. I rifiuti generalizzati di interi articoli di notizie hanno rappresentato il 20% di tutti gli interventi, in aumento rispetto al 18% del 2023. Negli anni precedenti, la media si attestava solo all’11%.

L’agenzia di stampa israeliana i24 ha riportato domenica che il capo della Censura Militare, il Generale di Brigata Kobi Mandelblit, ha chiesto al Procuratore Generale di indagare sui giornalisti israeliani che avrebbero aggirato la legge sulla Censura condividendo informazioni riservate con organi di stampa stranieri. Il Procuratore Generale ha respinto la richiesta.

La Censura Militare non è obbligata per legge a rispondere alle richieste di accesso alle informazioni e ha fornito volontariamente i dati sopra indicati. Tuttavia, si è rifiutato di fornire i dati aggiuntivi da noi richiesti, tra cui: una ripartizione dei dati per mese, per organo di stampa e per motivo dell’intervento; dettagli sui casi in cui ha ordinato proattivamente agli organi di stampa di rimuovere contenuti non sottoposti a revisione; e qualsiasi verbale di procedimenti amministrativi o penali contro violazioni della Censura. (Per quanto a nostra conoscenza, finora non è stata intrapresa alcuna azione di questo tipo.)

Inoltre, mentre in precedenza la Censura Militare forniva dati sulla censura nei libri, in genere quelli scritti da ex membri dell’apparato di sicurezza israeliano, ora omette tali informazioni. E nell’ultimo decennio, ha anche esaminato e intervenuta nelle pubblicazioni su internet degli Archivi di Stato. In alcuni casi, ha persino bloccato la pubblicazione di documenti che erano già stati considerati innocui dagli esperti di sicurezza dell’archivio e che erano precedentemente accessibili al pubblico. Questo atto di “nuova occultamento” ha incontrato ampie critiche.

L’anno scorso, gli Archivi di Stato hanno sottoposto 2.436 documenti alla revisione della Censura. Mentre il censore ha dichiarato che “la stragrande maggioranza” è stata approvata per la pubblicazione senza modifiche, si rifiuta sistematicamente di rivelare quanti documenti d’archivio ha “nuovamente occultato” al pubblico.

Or Sadan, avvocato del Movimento per la Libertà di Informazione e direttore del Centro per la Libertà d’Informazione presso il Collegio di Studi Accademici di Gestione, ha dichiarato che, pur non essendo sorpreso dall’impennata della Censura dello scorso anno, sperava che “la pubblicazione di questi dati avrebbe contribuito a ridurre al minimo l’uso di strumenti di Censura che, sebbene a volte necessari, sono anche pericolosi quando si tratta dell’accesso del pubblico alle informazioni.

“Anche se certe informazioni non possono essere pubblicate durante un’emergenza, il pubblico merita di sapere cosa gli è stato nascosto”, ha spiegato. “Censura significa l’occultamento di informazioni che un giornalista riteneva il pubblico avesse il diritto di conoscere. In tempo di guerra, molte persone hanno già la sensazione di non essere informate di tutto, ed è quindi opportuno rivedere retrospettivamente le decisioni in materia di censura”.

Una guerra alla libertà di stampa

Oltre all’impennata senza precedenti della Censura Militare, la Giornata Mondiale della Libertà di Stampa di quest’anno rappresenta una triste pietra miliare per il giornalismo israeliano. Nel 2024, Israele si classificava al 101° posto su 180 (con un calo di 4 posizioni rispetto all’anno precedente) nell’Indice sulla Libertà di Stampa di Giornalisti Senza Frontiere; tale posizione è ora ulteriormente scesa al 112°. Questa valutazione riflette solo lo stato del giornalismo in Israele, senza considerare le Uccisioni di Massa di giornalisti a Gaza.

Secondo il Comitato per la Protezione dei Giornalisti, almeno 168 giornalisti e operatori dei media palestinesi sono stati uccisi a Gaza dall’esercito israeliano durante la guerra, più che in qualsiasi altro conflitto violento registrato negli ultimi decenni. Altre organizzazioni stimano il numero fino a 232. In indagini condotte in collaborazione con Forbidden Stories (Storie Proibite), un’organizzazione senza scopo di lucro con la missione di “continuare e pubblicare il lavoro di altri giornalisti che devono affrontare minacce, prigione o assassinio, +972 ha rivelato una tendenza ricorrente a uccidere giornalisti di Gaza da parte dell’esercito con l’utilizzo di droni militari per colpirli quando chiaramente identificati come giornalisti. Inoltre, Israele tratta i giornalisti che lavorano per le testate giornalistiche affiliate ad Hamas come legittimi obiettivi militari e in più di un’occasione ha affermato che altri giornalisti uccisi erano legati ad Hamas, solitamente senza presentare alcuna prova.

Ma i giornalisti a Gaza non devono solo affrontare la costante minaccia di morte a causa dei bombardamenti israeliani, mentre spesso soffrono anche la fame, la sete e lo sfollamento. Devono anche affrontare la repressione di Hamas stessa, che esercita pressioni sui giornalisti che criticano l’organizzazione o coprono le proteste contro di essa. Israele ha aggravato questa situazione disastrosa impedendo a tutti i giornalisti stranieri di entrare nella Striscia di Gaza per oltre un anno e mezzo, una decisione confermata dalla Corte Suprema israeliana e condannata da molti giornalisti in tutto il mondo, sia come un duro colpo alla libertà di stampa che come un deliberato tentativo di nascondere ciò che sta accadendo a Gaza.

Allo stesso tempo, Israele ha sistematicamente arrestato e imprigionato giornalisti palestinesi sia di Gaza che della Cisgiordania, spesso senza accuse, come forma di punizione per aver pubblicato articoli critici. Questa repressione si è accelerata durante la guerra, come dimostra il divieto imposto a organi di stampa come Al-Mayadeen e Al-Jazeera di operare in Israele.

Il governo si è contemporaneamente scagliato contro la stessa stampa libera israeliana: chiudendo l’emittente pubblica “Kan”, strangolando finanziariamente il quotidiano liberale Haaretz e compiendo deliberati sforzi per indebolire organi di stampa storici, il tutto finanziando con fondi pubblici nuove emittenti filogovernative come Canale 14. Oltre a ciò, il governo ha imposto severe restrizioni alla pubblicazione delle identità dei soldati sospettati di Crimini di Guerra, e la continua istigazione contro i giornalisti da parte di legislatori e personaggi pubblici affiliati al governo Netanyahu ha portato a diversi violenti attacchi contro i giornalisti.

Eppure, il colpo più devastante per il giornalismo israeliano non è arrivato dalla Censura governativa, ma dal tradimento delle redazioni della loro missione fondamentale: informare il pubblico della verità su ciò che accade intorno a loro. I giornalisti israeliani, persino quelli che un tempo si erano pentiti di non aver coperto ciò che accadeva a Gaza nelle guerre precedenti, hanno deliberatamente oscurato gli ospedali bombardati, i bambini affamati e le fosse comuni che il mondo vede quotidianamente.

Invece di testimoniare la verità della guerra o di amplificare le voci dei giornalisti di Gaza (per non parlare di mostrare solidarietà ai colleghi presi di mira dall’esercito del loro Stato), la maggior parte dei giornalisti israeliani si è arruolata nella propaganda di guerra, al punto da arruolarsi nelle truppe combattenti e partecipare attivamente alla demolizione di edifici, e ha liberamente lanciato appelli diretti al Genocidio, alla fame e ad altri Crimini di Guerra. Questa non è coercizione, è complicità. Non è stata la Censura a cancellare gli orrori di Gaza dagli schermi israeliani: lo hanno fatto i giornalisti e i redattori.

Haggai Matar è un giornalista e attivista politico israeliano pluripremiato, nonché direttore esecutivo di +972 Magazine.

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org