Gisgiordania Un marchio di moda etica nella Cisgiordania occupata. È la storia di Resolute Rgl, start-up fondata dal premio Oscar Basel Adra, sua madre Kifah a Masafer Yatta. Sneakers e ricami della tradizione palestinese
11.09.2025 il Manifesto
Sulle colline a sud di Hebron, nella Cisgiordania occupata, si trova Masafer Yatta, un insieme di villaggi palestinesi attaccati quotidianamente da coloni e militari israeliani. Dal 23 gennaio al 31 maggio 2025 l’associazione Mediterranea saving humans ha documentato 838 violazioni nell’area, denunciando nel suo rapporto un «palese coordinamento operativo tra coloni ed esercito, volto a terrorizzare la popolazione residente».
IN QUESTO CONTESTO DI INTIMIDAZIONI, violenze e costanti tentativi di pulizia etnica è nata Resolute RGL, start-up di sneaker realizzate da una cooperativa di ricamatrici tatreez (decorazione tradizionale palestinese) fondata da Kifah Adra e sostenuta dal figlio Basel, co-regista del documentario premio Oscar No other land.
IL NOME DEL MARCHIO (Resolute) è un omaggio alle artigiane, alla loro tenacia e al modo in cui utilizzano il lavoro tessile per sostenere la comunità. RGL sta per Reclaiming Global Looms («recupero dei telai globali»), un impegno a recuperare la storia e la cultura, in questo caso quella palestinese, attraverso l’artigianato.
NEL 2021 L’UNESCO HA DICHIARATO il tatreez patrimonio culturale immateriale e intellettuale dell’umanità. Molti di questi motivi tradizionali raffigurano elementi della terra quali fiori, alberi e animali. Altri rappresentano piante specifiche come i rami di ulivo, i fiori selvatici o i melograni che non hanno un valore solo estetico, ma servono a tenere in vita e tramandare la memoria di una terra e di un popolo.
AGHI E FILI NELLE MANI DELLE DONNE palestinesi rappresentano dei potenti mezzi di resistenza artistica. Come si legge sul sito di Resolute RGL «ogni punto racchiude generazioni di storia, intessute con determinazione e orgoglio. Non ci limitiamo a produrre scarpe da ginnastica, ma raccontiamo una storia. Attraverso l’arte del ricamo tatreez celebriamo il patrimonio culturale e la resilienza, trasformando la tradizione in un’espressione indossabile».
LO SCORSO GIUGNO, DURANTE UN PANEL della Stockholm Fashion Week organizzato dalla giornalista francese Samia Larouiche, Kifah e la nipote Sana Adra hanno presentato in video collegamento dalla Cisgiordania il loro marchio di moda etica.
TUTTO HA AVUTO INIZIO NEGLI ANNI NOVANTA quando Kifah si è sposata e trasferita a Masafer Yatta. «Non c’era nulla, nessuna strada, solo alcune tende per ripararsi perché l’occupazione impediva qualsiasi costruzione. Le scuole esistenti prima del 1967 erano state distrutte dall’esercito». La zona classificata come «C» è sotto occupazione e controllo militare.
«LA SFIDA PIU’ GRANDE PER NOI E’ AFFRONTARE continue sparatorie e attacchi mirati», spiega Sana. «Dare alle donne l’opportunità di avere un lavoro e un reddito è la nostra forma di resistenza contro l’occupazione. Una resistenza che viene trasmessa di generazione in generazione, da madre a figlia, attraverso il tatreez.
LE RICAMATRICI RACCONTANO con l’aiuto di fili e aghi le loro storie di pulizia etnica. I motivi del tatreez servivano infatti anche per rappresentare la bandiera palestinese, aggirando i divieti israeliani. «Mi domandavo perché mia madre usasse sempre il verde e il rosso nei suoi tatreez. Mi rispondeva che sono i colori delle colline a sud di Hebron, ricche di anemoni e ulivi, che simboleggiano la Palestina», ricorda Sana Adra. «I significati variano a seconda che si viva al nord, al sud, a Gerusalemme, a Betlemme. Nella regione di Jaffa, ad esempio, ci sono molti agrumi e vegetazione».
LA LINEA DI SNEAKERS SOSTENIBILI, ricamate a mano e realizzate con materiali riciclati, è stata lanciata ufficialmente il 5 marzo alla Fashion Week di Parigi. In questi mesi le scarpe di Resolute RGL sono state indossate da personalità come Joan Baez e Peter Gabriel.
AL MOMENTO NON E’ POSSIBILE PRODURLE interamente a Masafer Yatta. Per questo motivo sono stati individuati degli artigiani in Portogallo che lavorano in maniera equa e solidale. A loro viene consegnata la tela ricamata e lì si assemblano le sneaker. L’obiettivo dichiarato però è quello di stabilire tutta la produzione a Hebron.
MA GLI OSTACOLI CREATI DALL’OCCUPAZIONE israeliana sembrano non finire mai. «Trasferire il denaro a Masafer Yatta è praticamente impossibile, eppure siamo riusciti a effettuare un primo versamento alla cooperativa di ricamatrici», spiega Joseph Levin, attivista israeliano contro l’occupazione e co-fondatore di Resolute RGL. Levin e Basel Adra si conoscono da otto anni. «Anche far uscire i ricami è una sfida. Per anni i soldati mi fermavano ai posti di blocco, glieli mostravo e mi lasciavano passare. Adesso le autorità israeliane potrebbero bloccarci, ma siamo pronti ad affrontare questa eventualità».
LE ATTIVITA’ DELLA COOPERATIVA DI TESSITURA femminile di Masafer Yatta proseguono nonostante le continue pressioni e violenze. Fin dall’inizio, la cooperativa ha adottato una strategia che consente a ogni donna di lavorare in sicurezza nella propria casa piuttosto che in un luogo centrale. Questa flessibilità è fondamentale. Anche quando gli attacchi o le chiusure rendono impossibile riunirsi, il ricamo continua casa per casa. I ritiri e le consegne vengono adeguati in base alle condizioni di sicurezza e l’assemblaggio in Portogallo procede secondo i tempi previsti.
«ALCUNI GIORNI DOBBIAMO FERMARCI, ma il giorno dopo ricominciamo a cucire. Questo lavoro è la nostra dignità e il nostro reddito, quindi continuiamo ad andare avanti», dice Kifah Adra. Per Sana «quando un cliente acquista un paio di scarpe, comunica alle donne che il loro lavoro è importante e questo messaggio ci aiuta a superare i giorni difficili».
«CORAGGIO DICHIARATO, TESSUTO, INDOSSATO» è il claim che accompagna le sneaker di Masafer Yatta. Nel caso di Resolute RGL non si tratta di un’affermazione pubblicitaria. «Il mio più grande orgoglio è la nostra resilienza. E mio figlio Basel, che nonostante le opportunità di una vita più sicura all’estero, l’Oscar, rimane fedele alla sua terra. Ho cresciuto figli determinati, che coltivano l’amore per la Palestina», conclude Kifah.
Adil Mauro
Giornalista freelance. Ha un podcast: La stanza di Adil. Su Instagram e X: @unoscribacchino.

