Da affermazioni militari gonfiate a narrazioni umanitarie distorte, il discorso di Netanyahu alle Nazioni Unite continua a nascondere la verità sulle azioni di Israele a Gaza e oltre.
di Ramzy Baroud e Romana Rubeo, 27 Settembre 2025
Ancora una volta, il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu è salito sul palco dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 26 settembre, ricorrendo allo stesso linguaggio costellato di bugie, manipolazioni, negazioni e abusi.
Questa volta, tuttavia, la sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite era quasi vuota, con solo una manciata di delegazioni e alcuni “ospiti” dello stesso Netanyahu, che hanno cercato invano di soffocare le proteste con applausi e grida esagerate.

Eppure, l’espressione sul volto di Netanyahu la diceva lunga. E’ apparso visibilmente esausto, si fermava a tratti, si guardava intorno sconcertato, prima di proseguire con il suo discorso.
Le dichiarazioni di Netanyahu combinavano affermazioni altisonanti sui trionfi militari di Israele con radicali negazioni delle atrocità a Gaza, inquadrate sotto lo slogan dell'”autodifesa”.
Si è scagliato contro i leader occidentali che hanno recentemente riconosciuto la Palestina e, a un certo punto, ha dichiarato che il suo obiettivo era “rendere di nuovo grande l’Iran”. Eppure, se confrontato con le prove, gran parte di ciò che ha presentato crolla. Ecco alcuni esempi.
Su Gaza
A cominciare da Gaza. Netanyahu ha insistito sul fatto che “Israele ha fatto entrare a Gaza più di due milioni di tonnellate di cibo e aiuti… quasi 3.000 calorie a persona al giorno”. Questa affermazione infondata mirava a contrastare le crescenti segnalazioni di carestia. Ma è vero il contrario.
La Integrated Food Security Phase Classification ha confermato la carestia a Gaza nell’agosto 2025, stimando che la disponibilità di cibo sia in media di sole 1.400 calorie a persona al giorno, ben al di sotto del livello di sopravvivenza.
Inoltre, i rapporti del Programma Alimentare Mondiale e di altre agenzie delle Nazioni Unite descrivono convogli di aiuti bloccati ai valichi e l’accesso umanitario deliberatamente limitato. Lungi dalla generosità, ciò che Israele ha imposto è una deliberata politica di fame.
Netanyahu ha tentato di deviare la responsabilità affermando che Hamas aveva saccheggiato “l’85% dei camion di aiuti”, citando le Nazioni Unite.
Secondo fonti attendibili, tuttavia, le Nazioni Unite non hanno mai rilasciato una dichiarazione del genere. “Gli internauti filo-israeliani sostengono che l’ONU abbia dichiarato che l’87% degli aiuti umanitari che entrano a Gaza viene saccheggiato da Hamas. No, l’ONU non ha affermato questo”, ha riportato France24 il 28 agosto.

Netanyahu ha anche cercato di giustificare l’impressionante bilancio delle vittime civili della guerra, sostenendo che “il rapporto tra vittime non combattenti e combattenti è inferiore a 2:1”, che ha descritto come “incredibilmente basso”.
Eppure i dati dell’intelligence israeliana ottenuti da The Guardian, +972 Magazine e Local Call raccontano una storia molto diversa: a maggio 2025, l’83% delle vittime a Gaza erano civili, circa cinque civili per ogni combattente.
Il monitoraggio delle Nazioni Unite conferma la stessa tendenza. In una guerra che ha ucciso oltre 200.000 palestinesi, la maggior parte dei quali donne e bambini, le statistiche di Netanyahu non erano semplicemente fuorvianti; erano concepite per nascondere la verità.
Un’altra frase ripetuta nel discorso è stata che “Hamas usa i civili come scudi umani”. Questa giustificazione abusata è stata invocata in quasi ogni attacco israeliano a Gaza.
Tuttavia, le indagini delle Nazioni Unite e delle organizzazioni per i diritti umani non hanno trovato prove che i combattenti palestinesi utilizzino sistematicamente i civili in questo modo.
Ciò che è stato documentato più volte è il bombardamento indiscriminato di case, scuole, campi profughi e ospedali da parte di Israele. La narrazione dello scudo umano è più uno scudo retorico contro le accuse di genocidio che una descrizione della realtà sul campo di battaglia.
“Vittoria” contro l’Iran
Poi c’era l’Iran. Una delle affermazioni più eclatanti di Netanyahu è stata che i piloti israeliani e americani avevano “rimosso una minaccia esistenziale” colpendo gli impianti nucleari iraniani e avevano persino preso “il controllo dei cieli sopra Teheran” durante la guerra di 12 giorni dello scorso giugno.
Il quadro che ha presentato era quello di una vittoria decisiva che eliminava il “pericolo” di un programma nucleare iraniano.
In realtà, gli attacchi non hanno distrutto il programma nucleare iraniano né garantito il predominio israeliano, secondo ispettori e analisti internazionali che hanno confermato che l’Iran ha da allora intensificato i lavori nelle strutture sotterranee rinforzate.
Degno di nota è che l’attacco israeliano agli impianti nucleari iraniani sarebbe stato impossibile senza il diretto coinvolgimento americano.
Utilizzando bombe anti-bunker B-2, gli Stati Uniti hanno colpito gli impianti nucleari di Fordow, Natanz e Isfahan il 22 giugno. Anche allora, secondo il New York Times, “le bombe probabilmente non hanno raggiunto la camera contenente le centrifughe essenziali per il programma nucleare iraniano”.
Il mito di Israele che cerca la pace
Infine, Netanyahu ha ripetuto un ritornello familiare: “Israele ha sempre cercato la pace; i palestinesi l’hanno sempre rifiutata”. Questo capovolgimento della realtà ignora l’Iniziativa di Pace Araba del 2002, che offriva a Israele la piena normalizzazione con l’intero mondo arabo in cambio del ritiro dai territori occupati. I palestinesi l’hanno approvata. Israele l’ha rifiutata.
Tralascia anche gli Accordi di Oslo degli anni ’90, sottoscritti dai palestinesi nella speranza di ottenere uno Stato, solo per vedere Israele espandere i suoi insediamenti illegali, consolidare la sua occupazione militare e ritardare ogni fase promessa del processo.
Invece di aprire la strada alla “pace”, Oslo ha creato un sistema che ha frammentato la politica e il territorio palestinesi, mentre Israele consolidava il suo controllo.
Da allora, l’espansione degli insediamenti illegali, l’annessione di Gerusalemme Est e il blocco di Gaza non hanno fatto che intensificarsi. Se la pace rimane irraggiungibile, non è perché i palestinesi la rifiutino, ma perché le politiche israeliane sono progettate per impedirla.

Ogni volta che Netanyahu torna sul podio dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il numero di palestinesi uccisi, feriti e mutilati – il numero di case, scuole, ospedali, moschee e alberi distrutti – ha fatto un balzo in avanti enorme.
Tra gli ultimi due discorsi, questo balzo ha raggiunto decine di migliaia di morti e feriti, e una portata di distruzione insolita per le guerre moderne.
Eppure, mentre i palestinesi sono esclusi dall’ONU, a causa dell’abuso di potere di Washington, è Netanyahu a stare lì – insultando il mondo, puntando il dito, infuriandosi contro il presunto “antisemitismo” e presentandosi come un profeta di pace.
Ciò che distingue questo discorso da quelli precedenti, tuttavia, è che il mondo sta vivendo un risveglio storico. Non solo i governi, le organizzazioni della società civile e i gruppi per i diritti umani, ma anche la gente comune in tutto il mondo sono finalmente in grado di vedere Israele per quello che è – un regime genocida – e Netanyahu per quello che è: un bugiardo patologico e, peggio ancora, un criminale di guerra ricercato.
La domanda è se questo risveglio arriverà abbastanza rapidamente da salvare la vita di milioni di palestinesi a Gaza e da ritenere i criminali di guerra israeliani responsabili del genocidio che hanno compiuto negli ultimi due anni.
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Traduzione a cura di: Nicole Santini
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