“Safari dei Cecchini”: come la Disumanizzazione favorisce le atrocità, da Sarajevo a Gaza

Le grottesche accuse di turisti che pagavano per uccidere civili per divertimento durante la guerra in Bosnia trovano eco nel moderno spettacolo degli stranieri che aiutano l’esercito israeliano.

Di Refik Hodzic – 18 novembre 2025

Immagine di copertina: Un lavoratore bosniaco guarda Sarajevo attraverso un buco in un edificio danneggiato dalla guerra che un tempo segnava la linea del fronte durante la guerra in Bosnia del 1992-95 a Sarajevo, il 13 novembre 2025 (Reuters)

I resoconti provenienti da Milano, dove la procura sta indagando sulle accuse secondo cui ricchi turisti avrebbero pagato per uccidere civili per divertimento nel famigerato “Vicolo dei Cecchini” di Sarajevo durante la guerra in Bosnia degli anni ’90, sono scioccanti solo per gli stranieri.

Le accuse che emergono ora sono tanto grottesche quanto dolorosamente familiari ai bosniaci: accesso organizzato tramite intermediari, pagamenti stabiliti dall’obiettivo, bambini che costano di più da uccidere.

Questa storia è stata riportata e documentata dai media locali e regionali già nel 1995, e più recentemente nel libro “Vedran e i Pompieri” dello scrittore bosniaco Haris Imamovic e nel documentario del 2022 “Sarajevo Safari” di Miran Zupanic.

Ciò che è profondamente inquietante per un bosniaco come me non è solo l’orrore di questi resoconti, ma le condizioni che hanno reso possibile tale violenza.

Dietro le orribili accuse di “turismo” si cela una patologia più profonda: la sistematica Disumanizzazione dei musulmani bosniaci negli anni ’90, riecheggiata oggi dal moderno spettacolo di stranieri che uniscono le forze con l’esercito israeliano per uccidere civili palestinesi a Gaza senza conseguenze.

La Disumanizzazione è il processo attraverso il quale una popolazione viene privata della propria identità e trasformata in una massa, una minaccia, un’astrazione, piuttosto che in un insieme di vite dotate di capacità e dignità.

Gli studiosi della violenza di massa hanno da tempo notato che prima della distruzione fisica arriva la distruzione simbolica: l’erosione dell’empatia, la rimozione del ritegno morale. Una volta che una popolazione viene espulsa dalla comunità morale di “coloro che contano”, uccidere diventa possibile, anche ordinario o ricreativo.

Vuoto morale

All’inizio degli anni ’90, i musulmani Bosniaci furono per la prima volta esiliati linguisticamente e politicamente dall’Umanità. Venivano chiamati (principalmente dai Serbi, ma anche dagli islamofobi di destra in Occidente) “turchi”, “estremisti” e “fondamentalisti islamici”, i portatori di un progetto alieno che doveva essere estinto.

In questo vuoto morale, l’idea di “Turisti Cecchini” stranieri divenne pensabile. Una volta che le vittime non erano più umane agli occhi dei loro assassini, la loro sofferenza poteva diventare uno spettacolo.

Oggi, assistiamo a un processo simile nel discorso che circonda i palestinesi. Decenni di linguaggio Disumanizzante, cementato dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, che hanno visto i palestinesi etichettati come “terroristi”, “bestie” e “barbari”, hanno trasformato i civili in bersagli e gli obiettivi in ​​astrazioni.

Quando intere comunità vengono descritte come Subumane, la loro morte non diventa una crisi morale, ma una strategia; la loro sofferenza non una tragedia, ma una necessità. Il Massacro di Gaza, inclusa l’Uccisione di decine di migliaia di bambini e la Disumanizzazione della sua popolazione, non sono incidenti storici; sono il risultato di un lungo processo di condizionamento ideologico.

L’inchiesta di Milano sul “Turismo dei Cecchini” non riguarda solo il passato della Bosnia. È un monito per il nostro presente.

Ci sono ampie prove di persone con doppia cittadinanza che si arruolano come cecchini israeliani e uccidono civili palestinesi. Un’inchiesta del Guardian e di diversi altri media ha documentato membri americani ed europei di un’unità di cecchini “fantasma” che si vantava di aver ucciso più di 100 palestinesi.

Secondo un articolo di The New Arab, si ritiene che fino a 20.000 americani si siano recati in Israele per prestare servizio come “Soldati Solitari”. Scrivendo sul Guardian, un commentatore ha osservato: “Siamo di fronte a una realtà in cui decine di migliaia di americani sono attivamente coinvolti in Crimini di Guerra”.

Sebbene le circostanze della Bosnia e di Gaza siano profondamente diverse, entrambe si basano sullo stesso presupposto: la Disumanizzazione delle vittime. A Sarajevo, gli obiettivi erano civili musulmani bosniaci che attraversavano la strada. A Gaza, erano bambini, giornalisti e medici palestinesi. In entrambi i casi, la loro Umanità è stata preventivamente Cancellata.

La Disumanizzazione trasforma l’omicidio in azione, l’atrocità in partecipazione. Permette alle persone di oltrepassare l’impensabile soglia che porta dall’osservatore all’autore.

Anni di propaganda

La ricerca sui cittadini con doppia cittadinanza che si arruolano nell’esercito israeliano identifica tre motivazioni dominanti: ideologia, mobilità e appartenenza. Alcuni si arruolano per convinzione, per difendere quella che percepiscono come la loro Patria ancestrale. Altri lo fanno come parte di percorsi migratori o in cerca di identità.

Ciò che li accomuna tutti è il permesso morale. Uccidere in terra straniera non richiede solo una giustificazione politica, ma una profonda ristrutturazione psicologica: la certezza che la persona all’altra estremità del fucile sia meno umana, meno degna di vivere.

Per la Bosnia-Erzegovina, l’inchiesta di Milano offre l’opportunità di affrontare non solo la presunta criminalità degli individui, ma anche la corrosione morale che potrebbe aver permesso a tale pratica di emergere.

Ciò ci ricorda che la responsabilità deve andare oltre i tribunali e gli archivi, e penetrare nel terreno ideologico e culturale da cui nascono le atrocità. Il presunto “Safari dei Cecchini” non era un’anomalia; era il culmine di anni di propaganda che dipingeva i musulmani Bosniaci come meno che umani.

Per la Palestina, le implicazioni sono ancora più immediate. La continua distruzione di Gaza è resa possibile da una Campagna di Disumanizzazione incessante, politica, digitale e sui media di massa, che rende i palestinesi invisibili e immeritevoli di empatia. La copertura mediatica occidentale rende regolarmente anonime le loro morti, riducendo le famiglie a numeri e i bombardamenti a “operazioni”. Quando l’Umanità viene negata, la violenza prospera impunemente.

Se c’è una lezione da trarre dai presunti “Safari dei Cecchini” di Sarajevo e dai cecchini stranieri di Gaza, è che la Disumanizzazione non è solo uno strumento ideologico, è un contagio globale. Interrompere questo ciclo richiede più che indignazione. Richiede un impegno nei confronti del linguaggio, della narrazione e della giustizia.

Dobbiamo affrontare le parole che Cancellano l’Umanità. Ogni volta che politici o esperti descrivono intere popolazioni come “minacce”, “infestazioni” o “scudi umani”, avvicinano il mondo a crimini atroci.

I media devono ritrovare il coraggio di Umanizzare le vittime; di insistere su nomi, storie e volti, anche quando farlo è geopoliticamente complicato. E la responsabilità deve andare oltre il campo di battaglia: dobbiamo chiamare a rispondere non solo chi preme il grilletto, ma anche chi crea le storie che lo rendono possibile.

Perché la prima vittima di ogni Genocidio non è il corpo. È l’Umanità della vittima, uccisa nell’immaginazione molto prima di essere uccisa nella carne.

Refik Hodzic è un scrittore, giornalista ed esperto di giustizia di transizione di Prijedor, Bosnia-Erzegovina. È stato portavoce del Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia ed è stato coinvolto negli sforzi per affrontare le eredità delle atrocità di massa in Myanmar, Sri Lanka, Libano, Afghanistan, Siria, Colombia e altrove.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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