Mentre il Genocidio israeliano devasta Gaza, sempre più bambini nascono con gravi malformazioni.

I medici di Gaza segnalano un forte aumento dei neonati con malformazioni, causati dai bombardamenti israeliani, dai fumi tossici, dalla fame e dal collasso dell’assistenza prenatale, che hanno effetti devastanti sulle gravidanze.

Fonte: English version

Di Anam Alam – 11 maggio 2026

Aya ha aspettato tre anni prima di rimanere incinta del suo primo figlio. La ventunenne stava già preparando una piccola stanza per il bambino, impaziente di conoscerlo. Ma due mesi dopo l’inizio della gravidanza, Israele ha dato inizio alla sua Guerra Genocida.

I bombardamenti aerei israeliani hanno colpito la zona vicino a casa sua, le finestre sono andate in frantumi e il rumore delle esplosioni è diventato costante.

“Una notte, un missile ha colpito una casa a pochi metri da noi, e la nostra abitazione si è riempita di fumo nero e polvere. Non riuscivo a respirare per diversi minuti”, racconta Aya Mohammed Abu Shamala, ora 24enne.

Quando suo figlio, Mohammed, è nato, quello che avrebbe dovuto essere un momento di gioia dopo una gravidanza difficile si è trasformato in un incubo quando le è stato comunicato che il bambino era nato con una malformazione cardiaca congenita e deformità agli arti inferiori.

“Quando il medico mi ha detto che mio figlio aveva bisogno di interventi chirurgici urgenti, mi è sembrato che il mondo mi crollasse addosso. È il mio primo figlio e sognavo di vederlo sano”, dice Aya mentre tiene in braccio il suo bambino.

Il destino del piccolo Mohammed rispecchia quello delle migliaia di bambini di Gaza nati durante la guerra di Israele. I neonati si trovano ad affrontare bombardamenti, sfollamenti e l’incertezza sulla fine della guerra.

Tuttavia, a causa della guerra, molti bambini nascono con gravi malformazioni congenite.

“Le malformazioni congenite esistevano già prima della guerra, ma quello che stiamo vedendo ora è un aumento significativo dei casi dopo il conflitto”, ha dichiarato il Dottor Ahmed al-Farra, Primario del Reparto di Pediatria del Complesso Medico Nasser di Khan Younis.

Il giornalista di Gaza Tamer Nahed ha riportato che molti neonati a Gaza nascono con malformazioni, tra cui difetti della colonna vertebrale, gravi anomalie cardiache, arti mancanti, deformità craniche e “volti che sembrano ustionati all’interno dell’utero”.

Il Dottor Ahmed osserva che ci sono almeno 322 casi registrati di malformazioni congenite tra i neonati, e si stima che centinaia di altri casi non siano stati registrati.

“Le malformazioni includono fori nel cuore, deformità degli arti, idrocefalo, nonché anomalie cerebrali, cardiache e renali, oltre a rari casi come feti nati senza testa”, afferma il Dottor Ahmed.

Il medico afferma che si sta osservando un raddoppio del tasso di malformazioni congenite, con circa 64 casi registrati ogni 10.000 nati vivi, rispetto ai circa 32 casi prima della guerra.

La crisi sanitaria è aggravata dal continuo blocco israeliano, che priva gli ospedali rimasti a Gaza di medicinali e attrezzature salvavita [Getty].

“Si è registrato anche un forte aumento dei tassi di aborto spontaneo, che hanno raggiunto il 300%, oltre alla morte di 615 feti nell’utero e 457 neonati poco dopo la nascita”, aggiunge.

Interrogato sul perché i casi siano aumentati, il Dottor Ahmed afferma che le malformazioni sono collegate ai gas tossici e alle sostanze chimiche derivanti dai bombardamenti, nonché alla grave malnutrizione, all’inquinamento ambientale e al collasso dei servizi sanitari di Gaza.

Aya ricorda di essere dovuta uscire di casa con un pezzo di stoffa a coprirle il viso a causa dell’odore di polvere da sparo e dei corpi sparsi per le strade.

Majdoline Ezzat, madre di cinque figli, ha raccontato la stessa terribile esperienza: durante il sesto mese di gravidanza, è stata esposta ai bombardamenti, tra cannonate e fumi nocivi.

Suo figlio Yahya è nato con malformazioni craniche, polmoni deboli, un difetto cardiaco, labbro leporino e atrofia muscolare.

“Ci addormentavamo con il rumore delle esplosioni e ci svegliavamo con il fumo”, racconta Majdoline Ezzat.

“In un’occasione, abbiamo inalato il fumo di un bombardamento aereo che aveva colpito una fabbrica vicina. L’odore era insopportabile. Mi sentivo debole e ho vomitato per ore”, ha aggiunto la 38enne.

“Sono madre di quattro figli. Prima di Yahya, però, non ho mai vissuto una gravidanza così piena di paura. Temevo di morire prima di vedere il mio bambino, e ora temo di perderlo perché non esistono cure”.

Dopo un difficile parto cesareo, il terzo figlio di Israa Fouad, Adam, è nato solo due mesi fa con malformazioni del sistema nervoso e problemi alla colonna vertebrale.

Vivendo in una scuola sovraffollata nella parte occidentale di Gaza, Israa ricorda di essere stata sottoposta a pesantissimi bombardamenti a Jabalia prima di essere sfollata.

“Durante un bombardamento aereo, le case molto vicine a noi sono state bruciate e il fumo ha coperto tutto il cielo. Ho tossito per giorni e mi sentivo soffocare”, racconta Israa Fouad, 31 anni.

La madre di tre figli lamenta anche la grave carenza di cibo, poiché Israele continua a impedire l’ingresso di aiuti umanitari salvavita nell’enclave.

“A volte, durante la gravidanza, mangiavo solo un pasto al giorno, spesso riso o lenticchie. Ho sviluppato una grave anemia e non ho potuto ricevere cure”, spiega Israa.

Il Dottor Ahmed spiega che il feto nell’utero materno si sviluppa a partire dagli strati germinali interno, medio ed esterno, con lo strato esterno che forma il sistema nervoso, la pelle e il tubo neurale, da cui si sviluppano il cervello e il midollo spinale.

Il medico afferma che l’alimentazione è un fattore importante per lo sviluppo del bambino, ma questo rimane difficile perché gli aiuti umanitari non sono giunti nella Striscia di Gaza da quasi un anno.

Il blocco israeliano è stato collegato alla grave fame, all’aumento della malnutrizione e all’alto rischio di Carestia, con le agenzie umanitarie che avvertono che la crisi è causata dall’uomo e sta peggiorando rapidamente.

Per le donne in gravidanza, la mancanza di aiuti ha comportato una nutrizione inadeguata, un’assistenza prenatale limitata e un rischio maggiore di aborto spontaneo, natimortalità, parto prematuro, basso peso alla nascita e complicazioni materne.

La gravidanza e il parto, già ad alto rischio a Gaza prima della guerra, sono diventati estremamente pericolosi in assenza di ospedali funzionanti [Getty].

“La formazione del tubo neurale dipende da molti nutrienti, tra cui acidi grassi, acido folico e acido fitico”, spiega il Dottor Ahmed.

“Pertanto, la madre deve assumere quantità adeguate di acidi grassi e acido folico, che si trovano in verdura, carne, pollame e pesce, tutti alimenti che ora scarseggiano”.

La gravidanza di Aya è stata difficile, a causa della grave malnutrizione dovuta alla scarsità di cibo.

“A volte sopravvivevamo per giorni con pane secco e cibo in scatola. Non ho mangiato frutta per mesi e non riuscivo a trovare latte o le vitamine prescritte dal mio medico”, racconta Aya, che ora vive in una tenda nella zona di al-Mawasi, a ovest di Khan Younis.

Anche Majdoline passava ore a cercare farina, arrivando a nutrirsi di mangime per animali macinato o pane avariato.

“La guerra mi ha privato del cibo essenziale”, dice Majdoline.

In tempo di guerra, le madri hanno bisogno di cure e assistenza che sono diventate quasi impossibili da ottenere, nonostante il cessate il fuoco che avrebbe dovuto porre fine alle ostilità.

Sia Aya che Majdoline hanno parlato delle difficoltà incontrate nell’accesso alle cure mediche durante la gravidanza.

Aya ha raccontato delle difficoltà nel raggiungere l’ospedale a causa delle strade bloccate e della mancanza di mezzi di trasporto, che le hanno impedito di sottoporsi a regolari controlli medici.

“Non ho potuto sottopormi ad alcun esame medico negli ultimi quattro mesi di gravidanza”, dice Majdoline.

Quanto a Israa, comprende che suo figlio potrebbe non ricevere l’aiuto di cui ha bisogno, con il protrarsi della guerra.

“Ho altri due figli che necessitano di cure, e ora anche Adam ha bisogno di cure mediche che semplicemente non sono disponibili”, dice Israa.

“La guerra non solo ci ha rubato le case, ma ha anche rubato ai nostri figli il diritto di nascere sani”, dice Majdoline.

-Anam Alam è una giornalista del quotidiano The New Arab. Scrive frequentemente di diritti umani e questioni sociali, tra cui i diritti delle donne e l’educazione sessuale.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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