Il Piano si concentra sul pieno controllo del sistema di aiuti, dalla definizione del tipo e della quantità degli aiuti, alla regolamentazione del loro ingresso, stoccaggio, distribuzione e di chi è autorizzato a riceverli.
Fonte: English version
Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 4 maggio 2025
Territorio Palestinese – Il Piano israeliano di distribuire aiuti umanitari nella Striscia di Gaza non è altro che una nuova manovra volta a prolungare il blocco totale e illegale imposto sul territorio. Questa mossa reintroduce la fame, solo questa volta sotto una facciata umanitaria, legittimandone l’uso continuato come arma nel contesto di un Genocidio in corso da oltre 19 mesi.
Il Piano si concentra sul pieno controllo del sistema di aiuti, dalla definizione del tipo e della quantità degli aiuti, alla regolamentazione del loro ingresso, stoccaggio, distribuzione e di chi è autorizzato a riceverli. Ciò riflette la chiara intenzione israeliana di gestire la fame piuttosto che porvi fine, e di rafforzare ulteriormente il controllo sulle necessità più elementari della vita dei palestinesi nella Striscia di Gaza.
Secondo quanto riportato da fonti israeliane, Israele, in coordinamento con gli Stati Uniti, sta lavorando per istituire un nuovo Meccanismo per la distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza attraverso un “fondo internazionale” sostenuto da Paesi e istituzioni donatori. Nell’ambito di questo Meccanismo, l’esercito israeliano costruirà complessi di distribuzione degli aiuti in alcune zone della Striscia. Alle famiglie palestinesi sarà consentito l’accesso a questi complessi una volta alla settimana per ricevere un singolo pacco di aiuti a famiglia, la cui durata è prevista per sette giorni. Una società privata americana gestirà la logistica e garantirà la sicurezza all’interno e intorno ai complessi, mentre l’esercito israeliano si occuperà della sicurezza delle aree circostanti.
Sebbene Israele affermi che il nuovo Meccanismo abbia lo scopo di impedire che gli aiuti raggiungano Hamas o vengano utilizzati per sostenere le sue attività, in realtà rafforza un sistema di controllo totale sulla popolazione civile dell’enclave, trasformando cibo, medicine e acqua in strumenti di estorsione collettiva gestiti da un quadro di sicurezza militare, piuttosto che umanitario e legale.
Il Meccanismo proposto è un’estensione dell’attuale politica di soffocamento israeliana nella Striscia di Gaza e serve a distogliere l’attenzione dall’urgente necessità di un accesso umanitario immediato e incondizionato. Di fatto, concede a Israele più tempo, sia per affamare la popolazione della Striscia, sia per normalizzare la distruzione e la devastazione sistematiche che si verificano durante il Genocidio che continua a commettere.
I dettagli riportati del nuovo Meccanismo rivelano che si baserebbe sulla creazione di strutture di distribuzione degli aiuti in luoghi specifici, lontano dalle aree densamente popolate e vicino alle posizioni militari israeliane, rappresentando un grave rischio per i civili, dato che gli aiuti verrebbero utilizzati come strumento per il trasferimento forzato della popolazione sotto forma di aiuti umanitari. Le famiglie affamate, sottoposte a una sistematica politica israeliana di Carestia dall’ottobre 2023, saranno probabilmente costrette a trasferirsi vicino a questi siti per sopravvivere, consentendo a Israele di spopolare vaste aree residenziali e imporre una nuova realtà demografica che impedisce il ritorno delle persone.
I precedenti di Israele in contesti simili forniscono solide basi per ritenere che il Meccanismo proposto non sarà neutrale o umanitario, ma piuttosto un nuovo strumento nella sua attuale strategia di sfollamento forzato. Durante l’invasione e la distruzione del Governatorato di Gaza Nord da parte di Israele nell’ottobre 2024, l’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato l’impiego da parte dell’esercito israeliano di metodi complessi e coordinati per spingere i residenti verso Sud in cerca di cibo e aiuti.
Questa Campagna ha combinato pesanti bombardamenti e un assedio totale con il lancio di volantini propagandistici e telefonate che esortavano i residenti a trasferirsi nella cosiddetta “zona umanitaria” di al-Mawasi, il tutto sotto la minaccia di vedersi negare gli aiuti se fossero rimasti nelle aree designate come zone di combattimento.
Il Meccanismo proposto costituisce inoltre una doppia violazione del Diritto Internazionale: Primo, viola gli obblighi di Israele in quanto Potenza Occupante ai sensi della Quarta Convenzione di Ginevra, che gli impone di soddisfare i bisogni primari della popolazione Occupata e di facilitare gli aiuti umanitari senza ritardi, discriminazioni o condizioni politiche. Secondo, la proposta viola i principi del Diritto Internazionale Umanitario e dei diritti umani, che vietano l’uso degli aiuti come strumento di pressione o controllo politico. Queste leggi impongono che gli aiuti siano erogati esclusivamente in base al bisogno, con neutralità, su base non discriminatoria e in modo tempestivo e adeguato, tutti principi completamente assenti nel Meccanismo israeliano proposto.
Inoltre, il Meccanismo proposto prepara di fatto il terreno per un controllo israeliano permanente su parti della Striscia di Gaza, consentendo una forma mascherata di annessione progressiva. Collocando “complessi umanitari” in aree aperte vicino a siti militari, questi luoghi si trasformano in cinture di sicurezza israeliane inaccessibili ai civili palestinesi nell’area, determinando la loro separazione geografica e demografica dal resto della Striscia di Gaza.
Queste aree potrebbero in seguito essere riclassificate come zone militari chiuse o “corridoi logistici” collegati a infrastrutture militari e civili, finanziate da organismi internazionali con pretesti umanitari. Ciò garantirebbe di fatto alla presenza israeliana nella Striscia una legittimità, rendendola praticamente irreversibile. In questo modo, il controllo temporaneo legato alla distribuzione degli aiuti e al soddisfacimento dei “bisogni umanitari” potrebbe diventare la porta d’accesso per rimodellare la realtà geografica dell’enclave.
La gestione diretta o indiretta di questo Meccanismo da parte di Israele potrebbe anche servire a scopi non dichiarati, tra cui la raccolta di dati aggiornati sulla popolazione civile, la sua ubicazione, i suoi movimenti e le sue dinamiche di sfollamento, che potrebbero poi essere utilizzati per tracciarla, monitorarla, prenderla di mira e ricattarla. Israele raccoglie illegalmente dati sui civili palestinesi da decenni.
Infine, limitare ogni famiglia a un pacchetto di aiuti a settimana è ben lungi dal soddisfare gli standard minimi per affrontare la Carestia o ripristinare la sicurezza alimentare. Piuttosto, offre una toppa o una copertura superficiale per la crisi in corso.
Invece di garantire un flusso di aiuti stabile e sufficiente, come previsto dal Diritto Internazionale, gli aiuti vengono trasformati in un’arma di ricatto, con l’accesso al cibo regolato dalle restrizioni “di sicurezza” israeliane. Questo trasforma il soddisfacimento dei bisogni primari di sopravvivenza in un privilegio, condizionato ai capricci dell’esercito israeliano, ed elimina qualsiasi capacità della popolazione o delle istituzioni palestinesi di adattarsi immagazzinando e conservando il cibo.
Le prove sul campo, soprattutto da quando Israele ha ripreso il suo Genocidio il 18 marzo 2025, dimostrano che il Meccanismo di aiuti umanitari proposto non intende alleviare la crisi, ma rafforzare il controllo sulla popolazione e riprogettare il panorama umanitario sotto la cosiddetta supervisione militare-di sicurezza.
Negli ultimi due giorni, Israele ha preso di mira istituzioni caritatevoli e strutture alimentari, uccidendo almeno otto operatori umanitari nella Striscia di Gaza centrale e settentrionale. Ha inoltre effettuato attacchi sistematici contro il personale di sicurezza responsabile della protezione delle strutture di stoccaggio alimentare, consentendone il saccheggio e l’esaurimento di scorte già scarse.
Con il pretesto della “neutralità politica”, il Meccanismo proposto mira anche a emarginare l’UNRWA e le organizzazioni umanitarie palestinesi e internazionali. Questa deliberata esclusione prende di mira gli attori più esperti e collaudati sul campo, che hanno costantemente fornito aiuti efficaci ed equi. Se il Meccanismo verrà implementato, questa esclusione priverà la popolazione della Striscia di Gaza di canali di soccorso affidabili in grado di fornire aiuti costanti e trasparenti, sostituendoli con un nuovo sistema controllato da interessi politici e di sicurezza e smantellando al contempo le strutture di lunga data che hanno rappresentato un’ancora di salvezza. In un momento in cui urgenza ed efficienza sono fondamentali, la comunità internazionale deve fermare la costruzione di un Meccanismo elaborato, progettato per servire agende politiche e Criminali a scapito delle vite dei civili.
Il coinvolgimento degli Stati Uniti nella pianificazione e nella promozione del Meccanismo proposto non è casuale, ma un’estensione diretta del suo sostegno politico e militare al Genocidio israeliano nella Striscia di Gaza. L’amministrazione statunitense ha fornito una copertura diplomatica cruciale, utilizzando ripetutamente il suo potere di veto nel Consiglio di Sicurezza per bloccare gli sforzi internazionali volti a chiamare Israele a rispondere delle proprie azioni. Allo stesso tempo, ha fornito un flusso costante di armi e munizioni, utilizzate direttamente per uccidere decine di migliaia di palestinesi, una stima prudente, e per bombardare rifugi, case, scuole e ospedali.
Ora, attraverso il loro sostegno a un Meccanismo di aiuti distopico, gli Stati Uniti sono complici di una politica di sistematica Carestia di Massa, presentata come aiuto umanitario ma progettata per rafforzare il Controllo sulla Striscia di Gaza e ridurre le possibilità di sopravvivenza dei palestinesi. Questo rende gli Stati Uniti Complici attivi di quello che è considerato uno dei più gravi Crimini internazionali.
Il tentativo di Israele di fingere neutralità esternalizzando la distribuzione degli aiuti a una società privata americana è uno stratagemma per eludere le proprie responsabilità di Potenza Occupante, pur mantenendo il Controllo su tutti i residenti della Striscia di Gaza. Nonostante la presenza di un intermediario, Israele mantiene un’autorità effettiva sia sul territorio che sul sistema di aiuti, e rimane pienamente responsabile di garantire un accesso umanitario senza ostacoli ai sensi del Diritto Internazionale.
La comunità internazionale deve astenersi dal sostenere, finanziare o impegnarsi nel Meccanismo proposto e dovrebbe fare pressione su Israele affinché lo annulli immediatamente. Altrimenti, si renderebbe Complice del fatto che Israele presenta il suo blocco illegale come necessario con il pretesto di “problemi di sicurezza” e di consentire il Crimine in corso di affamazione di Massa dei civili nella Striscia di Gaza, con il pretesto di “impegni umanitari”.
La comunità internazionale deve adottare tutte le misure legali, politiche e umanitarie necessarie per revocare il Blocco illegale sulla Striscia e garantire l’immediato e illimitato flusso di aiuti attraverso tutti i valichi terrestri, marittimi e aerei. La distribuzione degli aiuti deve essere coordinata in modo neutrale, efficace e rispondente ai reali bisogni della popolazione, ponendo fine al Controllo Criminale di Israele sugli aiuti umanitari. Il blocco in corso costituisce una grave violazione del Diritto Internazionale Umanitario e funge da strumento di Genocidio contro il popolo palestinese.
Gli operatori umanitari e le strutture di distribuzione alimentare devono essere protetti e gli attacchi deliberati contro banche alimentari, magazzini e personale umanitario devono cessare. Questi attacchi mirano a sabotare gli sforzi di soccorso contro la Carestia e sono in diretta violazione del Diritto Internazionale Umanitario, che impone la protezione delle infrastrutture civili e garantisce una protezione speciale alle operazioni di aiuto umanitario.
Tutti gli Stati, individualmente e collettivamente, devono adempiere alle proprie responsabilità legali adottando misure urgenti per fermare il Genocidio nella Striscia di Gaza, attuando misure efficaci per proteggere i civili palestinesi; garantendo il rispetto da parte di Israele del Diritto Internazionale e delle decisioni della Corte Internazionale di Giustizia; e ritenere Israele responsabile dei suoi Crimini contro i palestinesi. La Corte Penale Internazionale deve riemettere i mandati di arresto per il Primo Ministro e il Ministro della Difesa israeliani il prima possibile, in conformità con il principio secondo cui non esiste immunità per i Crimini internazionali.
La comunità internazionale deve inoltre imporre sanzioni economiche, diplomatiche e militari a Israele per le sue sistematiche e gravi violazioni del Diritto Internazionale. Queste sanzioni dovrebbero includere un embargo sulle armi; la fine di ogni sostegno politico, finanziario e militare; il congelamento dei beni dei funzionari coinvolti in Crimini contro i palestinesi; l’imposizione di divieti di viaggio; e la sospensione dei privilegi commerciali e degli accordi bilaterali che forniscono a Israele benefici economici che consentono il proseguimento dei suoi Crimini.
Tutti gli Stati devono ritenere responsabili i Paesi complici dei Crimini di Israele, in particolare gli Stati Uniti e altri che forniscono supporto o assistenza consentendo gli atti sopra menzionati. Questa collaborazione include aiuti e cooperazione contrattuale nei settori militare, dello spionaggio, politico, legale, finanziario, mediatico ed economico che contribuiscono al proseguimento dei Crimini israeliani contro i palestinesi nella Striscia di Gaza.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
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