Inondare Gaza di ossicodone nascosto nei pacchetti di farina e distribuito con il falso pretesto di un intervento “umanitario” sembra decisamente in linea con il livello di depravazione che ci aspettiamo dall’esercito “più morale” del mondo.
Fonte: english version
di Dr Brendan Ciarán Browne e Dr Emma Keelan – 1° luglio 2025
Brendan Ciaran Browne è professore aggregato in risoluzione dei conflitti e ricercatore presso il “Trinity College Dublin Centre for Post-Conflict Justice” (Centro di Dublino del Trinity College per la Giustizia post-conflitti, ndt). Si occupa soprattutto della risoluzione dei conflitti in Irlanda del Nord e Palestina, dove ha svolto un lungo lavoro sul campo con rappresentanti politici, giovani, operatori sociali, ONG ed ex combattenti.
Inondare Gaza di ossicodone nascosto nei pacchetti di farina e distribuito con il falso pretesto di un intervento “umanitario” sembra decisamente in linea con il livello di depravazione che ci aspettiamo dall’esercito “più morale” del mondo.
A livello di base, continua a crescere la polemica sulla creazione di centri di aiuto statunitensi-israeliani per la distribuzione di aiuti.
Ad oggi, circa 549 civili palestinesi sono stati uccisi in questi centri di distribuzione mentre aspettavano gli aiuti, un numero che cresce di ora in ora. Oltre 4000 persone sono rimaste ferite da quando i centri sono diventati operativi nel maggio 2025. Oltre allo sterminio di massa di coloro che aspettavano in fila per ricevere i più miseri aiuti, circa 39 palestinesi sono scomparsi dai centri, un problema che sembra essere passato inosservato a livello mondiale.
Testimonianze delle stesse forze di occupazione israeliane hanno rivelato che il personale militare ha ricevuto l’ordine di sparare deliberatamente sui palestinesi in attesa, mentre Médecins Sans Frontières ha descritto il programma di distribuzione di cibo come “un massacro mascherato da aiuto umanitario”.
Come riportato dal Middle East Eye, la recente rivelazione che i centri di distribuzione degli “aiuti” finanziati da Stati Uniti e Israele stanno mettendo droga nei pacchi di farina umanitari, anche se è molto preoccupante, non sorprende molto. Se uccidere una popolazione affamata mentre cerca di ricevere cibo è la mentalità di chi è responsabile della distribuzione, l’aggiunta di ossicodone agli aiuti forniti è del tutto nella loro logica.
La diffusione di oppiacei a Gaza da parte dell’occupazione israeliana non è una novità. Negli ultimi vent’anni il governo israeliano è stato accusato più volte di “inondare” Gaza di droga, in particolare di tramadolo, nel tentativo di pacificare la popolazione e alimentare la dipendenza nella regione. La questione è stata messa in evidenza in un documentario del 2010 che ha sottolineato l’uso del tramadolo a Gaza all’indomani dell’operazione israeliana “Cast Lead” (“Piombo Fuso”, ndt). L’allora capo della task force antidroga, Jamil Al Dahshan, aveva osservato che la droga era fornita principalmente da Israele e introdotta a Gaza indirettamente attraverso l’Egitto.
Accuse simili sono state fatte nel 2017 da Ahmed Kidera, capo di un’unità antidroga della polizia locale di Gaza, secondo cui le autorità israeliane “chiudono un occhio” sui narcotici che entrano a Gaza nascosti all’interno di merci commerciali.
Fornire farina contenente ossicodone in concentrazioni sconosciute a una popolazione civile affamata può essere considerato solo una forma di bioterrorismo. Si tratta del rilascio deliberato di un farmaco antidolorifico altamente assuefacente, in quantità sconosciute, nascosto in confezioni di farina destinate a una popolazione affamata e disperata. Gli effetti collaterali degli oppiacei includono nausea, vomito, allucinazioni, costipazione, vertigini e sedazione, con particolare vulnerabilità nei giovani, negli anziani e nelle donne in gravidanza. Gli studi suggeriscono inoltre un’associazione tra l’assunzione di ossicodone in gravidanza e un aumento del rischio di alterazioni della crescita fetale e di parto pretermine, mentre la depressione respiratoria è più probabile negli anziani o in quelli con malattie respiratorie pregresse.
Definendo il presunto atto un “crimine orribile”, l’Ufficio Stampa di Gaza ha sottolineato che l’inclusione dell’ossicodone era un tentativo di minare non solo la salute pubblica a Gaza, ma anche il tessuto stesso della società palestinese. Allo stesso modo, il medico palestinese Khalil Mazen Abu Nada, in un post su Facebook, ha definito la presenza dell’ossicodone un “mezzo per annientare la nostra coscienza sociale”.
Anche in piccole quantità, chi è stato esposto può sentirsi emotivamente offuscato o mostrare intorpidimento, un fatto su cui le autorità israeliane punteranno nel tentativo di spezzare lo spirito di una popolazione palestinese che rifiuta fermamente di lasciare la propria terra. L’aggiunta dell’ossicodone nei pacchetti di farina è quindi una mossa che viene direttamente dal manuale dei coloni, che ancora una volta usano gli aiuti come un’arma, in questo caso per disorientare, intorpidire e potenzialmente destabilizzare una popolazione già debole e sotto assedio.
Lo “stordimento” collettivo della società, che si ottiene con il crollo sistematico della forza fisica, mentale e comunitaria degli individui, è un tentativo disperato da parte di un esercito di occupazione incapace di soffocare la resistenza palestinese, che non è riuscito a sconfiggere militarmente negli ultimi 21 mesi. Queste tattiche sono vecchie quanto lo Stato di Israele stesso, che in passato ha usato il bioterrorismo per cercare di completare la pulizia etnica dei palestinesi nel 1948, contaminando i pozzi della popolazione palestinese con il tifo.
Inoltre, questo non è l’unico modo in cui le autorità israeliane hanno usato i farmaci come arma, in particolare gli antidolorifici, negli ultimi 21 mesi.
I farmaci essenziali e gli antidolorifici continuano a essere banditi dalla Striscia, il che significa che molte persone che hanno dovuto subire l’amputazione di un arto hanno dovuto affrontare l’orrore di un intervento chirurgico senza anestesia.
Nascondere l’ossicodone in sacchi di farina etichettati come “aiuti umanitari” è un comportamento profondamente inquietante e perfettamente logico se lo si considera alla luce dei decenni di tentativi israeliani di sterminare il popolo palestinese a Gaza.
Un’ulteriore prova, se mai ce ne fosse bisogno, dei tentativi dei governi statunitense e israeliano di massimizzare le sofferenze della popolazione civile di Gaza, mentre allo stesso tempo manipolano il resto del mondo facendogli credere che la loro “distribuzione di aiuti” sia un segno di altruismo. I governi stranieri devono rendersi conto che è ormai tempo di andare oltre le condanne di facciata. È necessario un intervento urgente, a partire dal ripristino completo dell’UNRWA e dalla fine totale del blocco di Gaza.
Approfondimenti:
Over 170 NGOs call for end to Israeli-controlled ‘deadly’ aid distribution in Gaza
Food aid or firing squads: How the Gaza Humanitarian Foundation became Gaza Assassination Trap
Humanitarian aid and colonial violence
(*) L’ossicodone è uno degli antidolorifici oppioidi più diffusi al mondo nonché uno dei più utilizzati per le cure palliative nei casi di dolore cronico ed episodico. Appartenente al gruppo dei fenantreni, l’ossicodone è ampiamente impiegato nei pazienti oncologici. È sintetizzato dalla tebaina e possiede una potenza simile alla morfina (fonte: Wikipedia)
Traduzione a cura di: Leila Buongiorno
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