La Palestina è un’idea, un diritto, un’identità, è una memoria collettiva creata dal sangue dei martiri, dalla pazienza dei prigionieri, dalla polvere dei campi, dal dolore dell’esilio e dai piedi dei bambini innocenti nei vicoli del paese occupato.
25 ottobre 2025 – رائد_قديح Trad: Bassam Saleh
La Palestina è un’idea, un diritto, un’identità, è una memoria collettiva creata dal sangue dei martiri, dalla pazienza dei prigionieri, dalla polvere dei campi, dal dolore dell’esilio e dai piedi dei bambini innocenti nei vicoli del paese occupato.
È una ferita aperta nel corpo della patria, che sanguina rumorosamente perché è assediata. Ma altre ferite non sanguinano meno, anche se giacciono silenziose sotto la cenere.
La Palestina è più ampia della sua costa meridionale e più profonda del suo presente ardente. È Gerusalemme, che viene strappata dalle mani del suo popolo ogni giorno. È Hebron, che viene divisa dalle armi. È Jenin, che resiste a ogni alba. È la Cisgiordania, che viene inghiottita centimetro per centimetro dagli insediamenti. È Lod, Giaffa, Ramla e Haifa… È la diaspora in attesa della chiave, che porta la mappa del ritorno sui muri della memoria.
Non riducete la Palestina a una battaglia, non confinatela a un’organizzazione e non appesantitela con una bandiera. La Palestina è più grande di tutte le altre. È un popolo che ha vissuto la sua Nakba e non è caduto. È stato sfollato e non ha dimenticato. È stato assediato e ha resistito. È stato diviso, ma è rimasto unito nella sua coscienza.
“Partiti, organizzazioni e fazioni” non sono la Palestina. Queste sono tutte manifestazioni di tentativi di difendere la causa, ma non sono la causa stessa. La causa è più antica delle fazioni, più pura dei calcoli e più duratura delle bandiere in competizione.
La resistenza non è uno slogan, ma un’azione continua che esiste fin dalla nascita dell’occupazione. Dallo sceicco Izz ad-Din al-Qassam agli eroi dell’Intifada di Pietra, passando per l’Intifada di Al-Aqsa, fino ai martiri di Jenin, Gaza e Gerusalemme, ai bambini nati sotto i bombardamenti, che hanno aperto gli occhi sulla patria come un destino inevitabile. La resistenza è una decisione del popolo, non una leadership. È un diritto legittimo, non un favore da parte di nessuno. L’essenza dell’esistenza, non uno strumento tattico.
Solo i popoli che sanguinano da ogni parte senza morire meritano la vita. Il nostro popolo palestinese ha sanguinato a lungo, ma non si è piegato. Ha sanguinato a Deir Yassin e Kafr Qasim, a Sabra e Shatila, a Jenin e Nablus, a Gaza, a Gerusalemme, in ogni angolo dimenticato della mappa della sofferenza. Ma è rimasto in piedi, perché ciò che porta con sé non è un “conflitto di confine”, ma piuttosto una questione di “esistenza, identità, diritti e dignità”.
Attenzione alla retorica che svuota la causa della sua sostanza. Che ritrae la Palestina come un campo di battaglia tra due parti alla pari. Che chiude un occhio sull’occupazione e ne abbellisce l’immagine in nome della “calma” e del “realismo”. Che mette in risalto un razzo e oscura un massacro. Che riduce la grande lotta palestinese a una scena momentanea, una scelta tattica o un discorso politico fugace.
Chi non vede Gerusalemme, la Cisgiordania, i confini del 1948 e la diaspora al centro della questione non ha visto la Palestina. Chi non si rende conto che l’essenza del conflitto è l’occupazione fascista, non la forma di resistenza, non ha ancora capito perché questa terra brucia da più di un secolo.
La Palestina non è la storia di un popolo in cerca di sostentamento, ma piuttosto la storia di un popolo che cerca ritorno, dignità, libertà e indipendenza su tutta la sua terra. La Palestina non è un momento, ma una storia. Non è un luogo, ma un’identità. Non è una pistola, ma un lungo viaggio di lotta per la giustizia.
Alla fine…
Se la nostra unità non è il risultato di tutto questo sangue, se la nostra parola non è più fedele del rombo delle armi, se il progetto nazionale non è superiore ai calcoli di fazione, allora i sacrifici saranno sprecati… il sangue sarà dimenticato… e la storia sarà scritta con inchiostro diverso dal nostro.
رائد_قديح
Poeta e scrittore nato a Khan Yunis, Vive a Il Cairo
Ha studiato presso l’ Istituto di ricerca per gli studi arabi in Egitto

