di Mohamad ElBardicy, Majd Al-Waheidi, Michel Martin – 8 gennaio 2024
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Copertina: Decine di migliaia di attivisti filo-palestinesi prendono parte a una marcia nazionale per chiedere un cessate il fuoco permanente a Gaza il 9 dicembre 2023 a Londra, Regno Unito.
Dall’inizio della guerra tra Israele e Hamas, gli Stati Uniti e i leader mondiali alle Nazioni Unite hanno discusso il linguaggio specifico da utilizzare per una risoluzione che chiedesse la sospensione delle ostilità a Gaza. Dopo 93 giorni di guerra, le autorità sanitarie palestinesi affermano che oltre 23.000 persone a Gaza sono state uccise nei bombardamenti e nelle operazioni terrestri israeliane in risposta agli attacchi guidati da Hamas del 7 ottobre, che hanno causato la morte di 1.200 persone e la cattura di 240 ostaggi.
In risposta alla guerra in corso e ai diversi dibattiti che la circondano, le persone utilizzano immagini di angurie per esprimere solidarietà con i palestinesi, perché i colori del frutto richiamano la bandiera palestinese. Ma alcuni attivisti lo stanno facendo come escamotage per contrastare le segnalazioni documentate di censura online e shadow banning, con cui le piattaforme limitano i contenuti dei creatori a loro insaputa.
Meta censura a livello globale le opinioni filopalestinesi, secondo un nuovo rapporto
Uno studio di 51 pagine pubblicato da Human Rights Watch (HRW) descrive in dettaglio come le politiche di moderazione di Instagram abbiano “censurato o altrimenti soppresso indebitamente” oltre 1.000 account di ‘contenuti pacifici’.
Deborah Brown, ricercatrice senior sui diritti digitali presso HRW, ha parlato con NPR dell’impatto di quanto scoperto e della censura online. Brown ha spiegato che “se le persone utilizzano i social media per sensibilizzare l’opinione pubblica su ciò che sta accadendo a Gaza e vengono censurate, ciò avrà un impatto sulla risposta collettiva”.
Il portavoce di Meta, Ben Walters, ha respinto in una dichiarazione le accuse di parzialità nella censura dei contenuti dei palestinesi e dei loro sostenitori. “Questo rapporto ignora la realtà dell’applicazione delle nostre politiche a livello globale durante un conflitto in rapida evoluzione, altamente polarizzato e intenso, che ha portato a un aumento dei contenuti segnalati”, si legge nella dichiarazione.
Nonostante le diverse dichiarazioni e i dibattiti, persone in tutto il mondo stanno utilizzando immagini di angurie per sostenere il cessate il fuoco a Gaza. Le angurie compaiono nelle proteste, sui muri e nei post online, simboleggiando la solidarietà di fronte al crescente numero di vittime civili e alla distruzione.
Come l’anguria è diventata un simbolo della causa palestinese?


Dopo la guerra arabo-israeliana del 1967, l’esposizione pubblica della bandiera palestinese è stata vietata in Israele. Chiunque esponga la bandiera o i suoi colori può essere arrestato. Il divieto è stato revocato con gli accordi di Oslo del 1993, ma il nuovo ministro della Sicurezza nazionale israeliano di estrema destra, Itamar Ben-Gvir, ha ordinato lo scorso anno la rimozione delle bandiere palestinesi esposte negli spazi pubblici.
Sebbene la storia esatta del simbolismo dell’anguria nella storia palestinese non sia concorde a livello locale e universale, il famoso artista palestinese Sliman Mansour afferma che l’idea del legame tra l’anguria e la bandiera palestinese è venuta da un soldato israeliano che cercava di censurare la sua galleria negli anni ’80.
Mansour ha raccontato a Morning Edition la storia di quando i funzionari israeliani si presentarono nel suo studio e confiscarono alcune opere che raffiguravano la lotta del popolo palestinese.
“Ci consigliarono di dipingere bellissimi fiori e splendidi nudi, dicendo che li avrebbero acquistati”, ha raccontato Mansour. Ha aggiunto che l’ufficiale israeliano impartì poi due disposizioni alla galleria: “Non ci era consentito allestire mostre senza avere ottenuto il loro permesso di esporre le opere e non ci era consentito dipingere con i colori rosso, verde, nero e bianco, che sono i colori della bandiera palestinese”.
Isam Bader, un altro artista della galleria palestinese, chiese al funzionario israeliano cosa sarebbe successo se avesse disegnato un fiore con quei colori. Mansour descrive un cambiamento di atmosfera nella stanza. Ha ricordato: “Allora il funzionario disse che lo avrebbero confiscato. Anche se dipingi un’anguria, la confischeremo”.
Mansour ha spiegato che il divieto servì solo a ispirare un’ulteriore resistenza.
“Questo creò una sorta di sensazione tra gli artisti, come se fosse stato loro proibito di dipingere con determinati colori”, ha detto. “Ricevemmo grande sostegno da parte di molti artisti in tutto il mondo come pure da artisti israeliani”.
Ispirare gli altri

Inizialmente, l’arte di Mansour aveva l’unico scopo di rappresentare la cultura palestinese, priva di connotazioni politiche. Dipingeva paesaggi di uliveti e scene di palestinesi che lavoravano nei campi. “Questo faceva arrabbiare molto gli israeliani. Non so perché”, ha detto Mansour.
Un anno dopo l’incidente con il funzionario israeliano nella sua galleria, Mansour racconta alla NPR di essere stato casualmente fermato e interrogato dai funzionari israeliani.
Dice che l’esperienza di aver assistito in prima persona all’occupazione ha cambiato per sempre la sua arte: “Ho imparato molto, sapete, dall’aver subito l’interrogatorio con un sacchetto in testa e le mani ammanettate dietro la schiena, in piedi per 24 ore senza cibo, senza bere, senza niente”.
Da allora Mansour ha iniziato a disegnare angurie e altre opere d’arte politica.
Artisti e attivisti hanno tratto ispirazione dalla storia di Mansour e hanno iniziato a utilizzare l’anguria come simbolo di identità e resistenza. I palestinesi e i loro sostenitori portavano con sé fette di anguria come segno di protesta.
Tamara Taha, attivista palestinese-americana di Washington, D.C., ha dichiarato a NPR che, oltre a rappresentare i colori della bandiera, l’anguria simboleggia da tempo la resistenza palestinese all’occupazione. Nella guerra mortale in corso, il suo significato è diventato più profondo a causa di quella che lei descrive come censura dei social media e autocensura.
“Di fronte alla censura sulle piattaforme dei social media e all’autocensura, le comunità palestinesi della diaspora trasformano le ingiustizie quotidiane nella loro tela”, ha spiegato Taha. “L’anguria è il nostro modesto atto di sfida”.
La polizia continua a reprimere l’esposizione delle bandiere palestinesi in Israele e nei territori occupati, ma Mansour sostiene che i simboli palestinesi resisteranno.
“Finché durerà l’occupazione, rimarranno. Intendo dire, come simbolo”, ha affermato.

Traduzione a cura di: Simonetta Lambertini
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