Hamas intende estendere la sua attuale repressione contro le bande sostenute e finanziate dall’esercito israeliano. Il rinnovato impegno “si svolgerà su più fronti” laddove questi gruppi operano, ha dichiarato a Mondoweiss una fonte di sicurezza del movimento.
Fonte: English version
Di Tareq S. Hajjaj – 21 ottobre 2025

Immagine di copertina: Membri delle Brigate Qassam, l’ala militare di Hamas, durante la consegna dei corpi della famiglia Bibas e di Oded Lifshitz alla Croce Rossa, 20 febbraio 2025. (Foto: Omar Ashtawy/APA Images)
Si sta espandendo la campagna di sicurezza di Hamas contro bande e milizie armate e finanziate dall’esercito israeliano.
Una fonte della sicurezza del Ministero degli Interni di Gaza ha dichiarato a Mondoweiss che il gruppo di resistenza lancerà presto un’altra campagna che sarà “la più grande finora”, con l’obiettivo di eliminare i gruppi che continuano a collaborare con l’esercito israeliano.
Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco a Gaza, il 10 ottobre, le forze di Hamas hanno represso diversi di questi gruppi in tutta la Striscia, disarmando di recente il clan Doghmush a Gaza City. Altri gruppi rimangono in libertà nelle aree ancora sotto il controllo dell’esercito israeliano, tra cui i più noti sono le “Forze Popolari” guidate da Yasser Abu Shabab a Rafah orientale e l'”Esercito Popolare” guidato da Ashraf al-Mansi a Gaza settentrionale.
Domenica, l’esercito israeliano ha dichiarato che Hamas aveva violato il cessate il fuoco in seguito a un’esplosione a Rafah che ha causato la morte di due soldati israeliani. L’esercito ha affermato che Hamas ne era responsabile, cosa che il gruppo di resistenza ha negato , ma l’esercito ha immediatamente iniziato a bombardare diverse località di Gaza, uccidendo 13 persone e colpendo oltre 20 obiettivi, secondo le autorità locali.
Più tardi, Ryan Grim di Drop Site ha riferito che fonti interne hanno affermato che la Casa Bianca e il Pentagono erano a conoscenza del fatto che l’esplosione era stata in realtà causata da un bulldozer di coloni israeliani che aveva investito ordigni inesplosi.
A Gaza, le prime indiscrezioni ipotizzavano che l’esplosione fosse avvenuta mentre le forze di Hamas tentavano di attaccare il gruppo Abu Shabab. Più tardi, Abu Shabab ha pubblicato un video provocatorio che lo ritraeva mentre passeggiava per la città, armato e fiancheggiato da miliziani.
Secondo la fonte della sicurezza che ha parlato con Mondoweiss , il numero di milizie nella Striscia è diminuito drasticamente da quando Hamas ha lanciato la sua campagna. La fonte è un funzionario del Ministero dell’Interno a conoscenza delle informazioni raccolte da Hamas sulle attività delle milizie nella Striscia, compresi gli interrogatori dei membri della milizia arrestati dalle forze di sicurezza.
“Il numero di membri delle gang che collaborano con l’occupazione è esiguo e non supera le poche centinaia in tutta Gaza”, ha dichiarato a Mondoweiss una fonte di sicurezza del Ministero dell’Interno , sottolineando che questa stima non include il gruppo di Abu Shabab. “Il numero maggiore appartiene alla milizia guidata da Yasser Abu Shabab, che ha sede a est della città di Rafah. Egli fa affidamento sulle famiglie a lui vicine che vivono nella stessa zona, ed è interamente sotto la protezione dell’esercito di occupazione”.
Martedì, Haaretz ha riferito che Hamas ha già ripreso il controllo sulle zone di Gaza da cui le forze israeliane si sono ritirate, secondo le valutazioni dell’esercito israeliano. Fonti dell’esercito avrebbero riferito ad Haaretz che la maggior parte delle milizie locali è stata eliminata o sciolta e che non vi è stata alcuna opposizione locale alla riaffermazione del controllo di Hamas.
Il gruppo Abu Shabaab rimane un’eccezione significativa. Il responsabile della sicurezza del Ministero dell’Interno ha spiegato che, in base alle informazioni raccolte da Hamas sul campo, la milizia di Abu Shabaab conta circa 2.000 membri.
Un’altra fonte di sicurezza che occupa una posizione di alto livello presso il Ministero dell’Interno ha dichiarato a Mondoweiss che il numero di membri delle gang direttamente coinvolti in spargimenti di sangue e uccisioni non supera gli 80 membri. “Le nostre prove dimostrano che questi individui sono implicati in atti di sabotaggio, rapimenti, esecuzioni di civili, saccheggi di aiuti, offerta di copertura armata all’occupazione e ricezione di supporto logistico e finanziario da parte dell’occupazione”, ha affermato la fonte di alto livello, aggiungendo che il numero è una stima che continuerà ad essere aggiornata man mano che nuove informazioni emergeranno.
Rivelata la portata della collaborazione delle milizie
L’ufficiale addetto alla sicurezza del Ministero degli Interni ha parlato con Mondoweiss della portata della collaborazione tra le milizie e l’esercito israeliano, sostenendo che gli interrogatori dei membri catturati rivelano che i gruppi non solo sono finanziati, armati e riforniti dall’esercito, ma ricevono anche incarichi per effettuare rastrellamenti di sicurezza e persino per lanciare attacchi contro i combattenti della resistenza.
“Ogni tanto cercano di fare irruzione in alcune zone vicine alle postazioni occupanti”, ha detto la fonte della sicurezza. “Ma le forze di sicurezza li affrontano e compiono operazioni contro di loro”.
Nel nord di Gaza, Ashraf al-Mansi guida un gruppo militante che si autodefinisce “Esercito del Popolo”. La scorsa settimana ha rilasciato una dichiarazione video in cui metteva in guardia Hamas dall’avvicinarsi alle aree sotto il suo controllo, vicine al valico di Erez nel nord di Gaza. Un’inchiesta video di Sky News mostra il gruppo di al-Mansi che riceve supporto e aiuti dall’esercito israeliano nelle aree sotto il suo controllo.
Ma la fonte della sicurezza afferma che il gruppo di Mansi è il “più debole” tra le bande armate in termini di equipaggiamento, organizzazione e capacità. “Sono attivi a Beit Hanoun e Beit Lahia e sono molto vicini alle forze israeliane, nei pressi della linea gialla tracciata nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco”, ha chiarito la fonte, spiegando che questo ha reso difficile condurre operazioni contro al-Mansi, dato che Hamas sta evitando qualsiasi scontro con le forze israeliane.
La fonte ha aggiunto che il sostegno israeliano alle milizie non è cessato dopo il cessate il fuoco. “Abbiamo arrestato diversi membri delle bande e i nostri interrogatori hanno rivelato che l’occupazione ha fornito loro armi appartenenti alla resistenza, confiscate a Gaza”, ha affermato la fonte. “Ma l’occupante non permette loro di possedere armi avanzate come quelle usate dai suoi soldati. A quanto pare, l’occupante non si fida di questi elementi e dei loro leader”.
“Tutto ciò che possiedono sono fucili Kalashnikov, pistole e moderni veicoli a quattro ruote motrici”, ha continuato la fonte. “Ma non abbiamo rilevato armi pesanti o veicoli blindati, che potrebbero essere riservati solo ai loro capi. Secondo i nostri interrogatori ai membri delle bande, l’occupazione ha consegnato ai loro capi somme di denaro per finanziare le loro operazioni, oltre a fornire loro cibo, rifornimenti e altri beni”.
La fonte ha chiarito che la milizia di Abu Shabaab è il gruppo più pericoloso della Striscia e ha beneficiato della maggior parte della generosità di Israele. “Hanno una maggiore varietà di armi e armamenti perché hanno missioni assegnate”, ha spiegato la fonte. “Abbiamo registrazioni con alcuni membri che confermano il legame diretto delle loro milizie con l’occupazione, comprese le assegnazioni dirette da parte dei soldati ai membri per compiere omicidi, rapimenti e torture”.
Alcuni di questi rapimenti sono stati ampiamente pubblicizzati negli ultimi mesi. Il 21 luglio, un gruppo armato sconosciuto ha rapito a Rafah il dottor Marwan al-Hums, direttore degli ospedali del Ministero della Salute di Gaza. Il dito è stato puntato contro il gruppo di Abu Shabab, ma non sono stati rivelati ulteriori dettagli. Il 2 ottobre, anche sua figlia, un’infermiera, è stata rapita a Khan Younis, con la gente del posto che ha avanzato accuse simili, sostenendo che i rapitori fossero associati ad Abu Shabab.
La fonte della sicurezza ha affermato che le confessioni hanno anche confermato la partecipazione di questi gruppi a operazioni militari per conto dell’esercito israeliano. “I miliziani rastrellano le aree in cui opera l’esercito, prima che entrino i soldati”, ha spiegato.
Citando fonti militari, il notiziario israeliano Mako ha riferito la scorsa settimana che Hamas ha sequestrato almeno 45 veicoli e centinaia di kalashnikov, mitragliatrici, munizioni e persino granate, oltre al denaro contante fornito dall’esercito israeliano.
L’ufficiale di sicurezza che ha parlato con Mondoweiss si è rifiutato di commentare le forniture che Hamas ha sottratto alle milizie. “Questi dettagli non possono essere discussi al momento, ma ci stiamo preparando a rivelarli nel prossimo futuro”, ha detto la fonte, aggiungendo che le informazioni “scioccheranno tutti”.
La fonte ha affermato che la resistenza ha trovato informazioni “che mettono in luce la cooperazione dei paesi della regione nel sostenere tali gruppi e nel fornire loro attrezzature e finanziamenti”.
“I finanziamenti diretti vengono effettuati tramite questi paesi, nonché tramite entità all’interno dell’Autorità Nazionale Palestinese, il tutto sotto la supervisione dell’esercito di occupazione”, ha aggiunto la fonte.
Hamas aveva precedentemente dichiarato una “finestra di amnistia” per i membri della milizia che si fossero consegnati consegnati al gruppo di resistenza, garantendo loro la grazia a condizione che non fossero coinvolti in omicidi o spargimenti di sangue. La finestra è ufficialmente scaduta domenica scorsa.
Mentre la repressione radicale di Hamas ha suscitato la condanna internazionale, compresi i funzionari delle Nazioni Unite ampiamente riconosciuti come sostenitori dei diritti dei palestinesi, i leader tribali di Gaza hanno espresso il loro sostegno alla campagna, compresa l’esecuzione pubblica dei collaboratori.
La fonte della sicurezza ha affermato che la campagna di Hamas non è finita. “Stiamo monitorando ed effettuando arresti di collaborazionisti in varie parti della Striscia, e continuiamo a lavorare per lanciare campagne di sicurezza per eliminare questi gruppi”, ha spiegato la fonte. “Abbiamo anche inviato messaggi ai membri per informarli che l’amnistia sarà concessa a coloro che deporranno le armi e si arrenderanno, a meno che non siano stati coinvolti in uccisioni ed esecuzioni di palestinesi o combattenti della resistenza”.
“Nei prossimi giorni verrà avviata una campagna di sicurezza che sarà la più grande finora condotta e che si svolgerà su più fronti, nei luoghi in cui sono presenti questi gruppi”, ha aggiunto la fonte.
Traduzione a cura di Grazia Parolari
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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