L’esercito israeliano sta armando droni di fabbricazione cinese per far rispettare gli ordini di espulsione in tutta Gaza. I soldati affermano che prendono deliberatamente di mira i civili in modo che altri “imparino” a non tornare.
Fonte: English version
Di Yuval Abraham – 10 luglio 2025
Un’inchiesta rivela che l’esercito israeliano ha armato una flotta di droni commerciali di fabbricazione cinese per attaccare i palestinesi nelle zone di Gaza che intende spopolare. Secondo interviste a sette soldati e ufficiali che hanno prestato servizio nella Striscia, questi droni sono azionati manualmente dalle truppe a terra e vengono spesso utilizzati per bombardare i civili palestinesi, compresi i bambini, nel tentativo di costringerli a lasciare le loro case o impedir loro di tornare nelle aree evacuate.
I soldati usano più comunemente i droni, prodotti dall’azienda cinese Autel, destinati principalmente alla fotografia e che costano circa 10.000 NIS (2.570 euro) su Amazon. Tuttavia, grazie a un accessorio fornito dall’esercito, noto internamente come “sfera d’acciaio”, è possibile fissare al drone una granata a mano e farla detonare al suolo con la semplice pressione di un pulsante. Oggi, la maggior parte delle compagnie militari israeliane a Gaza utilizza questi droni.
S., un soldato israeliano che ha prestato servizio nell’area di Rafah quest’anno, ha coordinato attacchi con droni in un quartiere della città che l’esercito aveva ordinato di evacuare. Durante i quasi 100 giorni in cui il suo Battaglione ha operato lì, i soldati hanno condotto decine di attacchi con droni, secondo i rapporti giornalieri del suo Comandante di Battaglione.
Nei rapporti, tutti i palestinesi uccisi erano elencati come “terroristi”. Tuttavia, S. ha testimoniato che, a parte una persona trovata con un coltello e un singolo scontro con combattenti armati, le decine di altre vittime uccise, una media di una al giorno nella zona di combattimento del suo Battaglione, erano disarmate. Secondo lui, gli attacchi con i droni sono stati condotti con l’intento di uccidere, nonostante la maggior parte delle vittime si trovasse a una distanza tale dai soldati da non poter rappresentare alcuna minaccia.
“Era chiaro che stessero cercando di tornare alle loro case, non c’è dubbio”, ha spiegato. “Nessuno di loro era armato e non è mai stato trovato nulla vicino ai loro corpi. Non abbiamo mai sparato colpi di avvertimento. In nessun momento”.
Poiché i palestinesi sono stati uccisi lontano da dove erano posizionati i soldati, S. ha affermato che i loro cadaveri non sono stati raccolti; invece, l’esercito li ha lasciati in pasto ai cani randagi. “Si poteva vedere dalle riprese dei droni”, ha spiegato. “Non sono riuscito a guardare un cane che mangiava un corpo, ma altri intorno a me lo hanno visto. I cani hanno imparato a correre verso le zone dove ci sono sparatorie o esplosioni: capiscono che probabilmente significa che c’è un corpo lì”.
I soldati hanno testimoniato che questi attacchi con i droni vengono spesso effettuati contro chiunque entri in un’area che l’esercito ha dichiarato interdetta per i palestinesi, una designazione che non viene mai demarcata sul terreno. Due fonti hanno utilizzato varianti dell’espressione “imparare attraverso il sangue” per descrivere l’aspettativa dell’esercito che i palestinesi arrivino a comprendere questi confini arbitrari dopo che i civili vengono uccisi al loro ingresso nell’area.
“Ci sono stati molti episodi di lancio di granate da droni”, ha detto H., un soldato che ha prestato servizio nella zona di Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale. “Erano puntate contro militanti armati? Assolutamente no. Una volta che un comandante definisce una linea rossa immaginaria che nessuno può oltrepassare, chiunque lo faccia viene condannato a morte”, anche solo per “aver camminato per strada”.
In diversi casi, ha detto S., le truppe israeliane hanno deliberatamente preso di mira i bambini. “C’era un ragazzo che è entrato nella zona interdetta. Non ha fatto nulla. Altri soldati hanno affermato di averlo visto in piedi a parlare con la gente. Tutto qui: hanno sganciato una granata da un drone”. In un altro episodio, ha detto, i soldati hanno cercato di uccidere un bambino in bicicletta a grande distanza da loro.
“Nella maggior parte dei casi, non c’era nulla che potessi dire a te stesso”, ha continuato S. “Non c’era modo di completare la frase: ‘Li abbiamo uccisi perché…'”.
A., un ufficiale coinvolto nelle operazioni intorno a Khan Younis quest’anno, ha affermato che uno degli obiettivi principali di questi attacchi era garantire che i quartieri fossero svuotati, o rimanessero vuoti, di palestinesi. A giugno, la sua unità ha fatto volare un drone in un’area residenziale che l’esercito aveva ordinato di evacuare il mese precedente. I soldati si trovavano alla periferia della città, guardando un piccolo schermo che mostrava le riprese in diretta del drone per vedere chi si trovasse ancora nel quartiere.
“Chiunque avvistino, lo uccidono”, ha testimoniato A. “Se c’è gente che si muove lì intorno, è una minaccia”. Ha affermato che si presume che qualsiasi civile rimasto nell’area dopo gli ordini di evacuazione “o non sia innocente o imparerà attraverso il sangue che deve andarsene”.
All’inizio di questo mese, il giornalista palestinese Younis Tirawi ha pubblicato un filmato da lui ottenuto di uno di questi droni che sgancia una granata, che a suo dire ha preso di mira i civili nel Corridoio Netzarim, nel Nord di Gaza. Sullo schermo del drone compare la scritta “Dispositivo di lancio a sfera d’acciaio”. In base al modello dell’interfaccia e alle immagini aggiuntive analizzate, ci sono solide prove che il drone fosse un modello Autel.
“Sembra un aeroporto in miniatura”
Secondo i soldati, il principale vantaggio dell’utilizzo di droni commerciali come il modello EVO prodotto da Autel è che sono molto più economici rispetto agli equivalenti di livello militare. Ad esempio, il modello Elbit Hermes 450 (noto anche come “Zik”) utilizzato dall’Aeronautica Militare israeliana costa circa 2 milioni di dollari (1,7 milioni di euro) a drone. I modelli commerciali possono anche essere rapidamente riarmati e vengono azionati a terra dai soldati tramite joystick, senza richiedere l’approvazione di un centro di comando d’attacco.
“Il motivo per cui tutti li usano ora è che sono molto economici”, ha affermato L., che ha prestato servizio a Gaza l’anno scorso. “Dal punto di vista della fanteria, improvvisamente si può utilizzare molta più potenza di fuoco, molto più facilmente”.
Infatti, i droni commerciali convertiti in armi sono diventati comuni sui campi di battaglia moderni perché offrono un’alternativa economica e accessibile ai tradizionali attacchi aerei. Sia l’Ucraina che la Russia hanno utilizzato droni DJI di fabbricazione cinese nell’attuale guerra nell’Europa orientale, equipaggiati con supporti stampati in 3D per trasportare granate e altri esplosivi. A maggio, dopo che la Cina ha scoperto che l’Ucraina stava utilizzando droni commerciali per scopi militari, ne ha vietato la vendita al Paese, secondo il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy.
Anche Hamas ha utilizzato droni esplosivi, sia il 7 Ottobre che nelle operazioni contro le forze israeliane a Gaza. Ma all’inizio dell’attuale guerra, l’esercito israeliano non aveva quasi droni a basso costo per le proprie forze di terra. “Dato che Hamas ci ha attaccato con i droni, tutti hanno parlato fin dal primo giorno del fatto che non ne avessimo”, ha detto E., un soldato che ha prestato servizio a Gaza poco dopo il 7 ottobre. “Abbiamo cercato di raccogliere fondi per acquistare droni. Ognuno ha ottenuto quello che poteva”.
Nei primi mesi di guerra, le unità dell’esercito israeliano hanno ricevuto ampie donazioni dal pubblico, principalmente da Israele e dagli Stati Uniti. Oltre a cibo e shampoo, i droni erano tra i beni più richiesti dai soldati.
“I soldati hanno lanciato campagne di raccolte fondi in modo indipendente”, ha spiegato L. “La nostra azienda ha ricevuto circa 500.000 NIS (129.000 euro) in donazioni, che abbiamo utilizzato anche per acquistare droni”. C., un altro soldato, ha ricordato di essere stato invitato a firmare lettere di ringraziamento per gli americani che avevano donato droni EVO al suo Battaglione.
In un gruppo Facebook chiamato “La Comunità Israeliana dei Piloti di Droni”, molti post richiedono donazioni di droni EVO per le unità a Gaza. Sono state create anche diverse pagine su Headstart (una innovativa azienda israeliana di raccolte fondi) per raccogliere fondi in modo indipendente per l’acquisto di droni.
Alla fine, l’esercito ha iniziato a fornire droni direttamente ai soldati. Come riportato in precedenza dal quotidiano israeliano Globes, l’esercito ha ordinato migliaia di droni di fabbricazione cinese, inclusi modelli prodotti da Autel. Inizialmente, questi droni venivano utilizzati per la ricognizione: scansionare gli edifici prima che i soldati vi entrassero. Ma col tempo, sempre più unità hanno ricevuto dispositivi a “sfera d’acciaio” dall’esercito e hanno trasformato i droni da strumenti di spionaggio in armi mortali.
Mentre l’esercito normalmente impiega droni di livello militare più grandi provenienti da fuori Gaza, l’analista militare di Ynet Ron Ben-Yishai, che ha visitato una base militare israeliana nel Nord di Gaza all’inizio di luglio, ha descritto i soldati che utilizzano “tutti i tipi di droni: droni di sorveglianza, suicidi e d’attacco. Il posto assomiglia a un aeroporto in miniatura: i droni decollano e atterrano senza sosta”.
Ben-Yishai ha citato un ufficiale militare che ha spiegato che questi dispositivi servono a far rispettare gli ordini di espulsione dell’esercito e che l’esercito etichetta automaticamente come terrorista chiunque rimanga. “Qualche giorno fa, abbiamo detto ai civili di evacuare quest’area”, ha detto l’ufficiale, riferendosi ai quartieri di Al-Daraj, Al-Tuffah e Shuja’iyyah di Gaza. “Decine di migliaia di persone si sono spostate verso il centro di Gaza. Quindi chiunque sia ancora qui non può più essere considerato un ‘civile non coinvolto'”.
“Uno o due muoiono, e gli altri capiscono”
Il 13 giugno, poche settimane dopo che l’esercito israeliano aveva ordinato l’evacuazione di gran parte di Khan Younis, il ventisettenne Mohammed è tornato in città con diversi altri giovani per verificare le condizioni delle loro case. Quando hanno raggiunto il centro città, un drone ha sganciato un esplosivo su di loro. “Sono corso contro un muro per proteggermi, ma alcuni dei giovani sono rimasti feriti”, ha raccontato. “È stato terrificante”. Mohammed è uno dei tanti palestinesi di Khan Younis che hanno raccontato che l’esercito israeliano sta utilizzando droni armati per far rispettare gli ordini di evacuazione nella città, allontanando i residenti e impedendone il ritorno.
I piani ufficiali dell’esercito prevedono lo sfollamento e la concentrazione dei 2 milioni di residenti di Gaza nella parte meridionale della Striscia, prima ad Al-Mawasi e ora sulle rovine di Rafah. Questo è in linea con l’intenzione esplicita dei dirigenti politici israeliani di attuare il cosiddetto “Piano Trump” ed espellere i palestinesi da Gaza.
Nel frattempo, nel Nord di Gaza, diversi residenti hanno riferito di essere stati recentemente costretti ad abbandonare le proprie case dopo che i droni hanno iniziato a colpire persone a caso nei loro quartieri. I palestinesi di Gaza chiamano comunemente questi droni “quadricotteri” per via delle loro quattro eliche.
Reem, una trentasettenne del quartiere di Shuja’iyya a Gaza, ha dichiarato di aver deciso di fuggire a Sud dopo che un drone ha ucciso i suoi vicini. “A marzo, l’esercito ha fatto volare dei quadricotteri sopra di noi, trasmettendo messaggi che ci intimavano di evacuare”, ha raccontato. “Li abbiamo visti sganciare esplosivi sulle tende per bruciarle. Mi ha terrorizzato e ho aspettato fino al tramonto per uscire di casa ed evacuare”.
Yousef, 45 anni, ha descritto un episodio simile l’11 maggio, quando dei droni israeliani, da lui descritti come “sorprendentemente piccoli”, hanno sganciato esplosivi “in diverse zone di Jabalia per costringere i residenti a fuggire”. Dopo aver sfidato gli ordini di evacuazione israeliani per mesi, questo è stato l’episodio che lo ha spinto a fuggire da casa e a spostarsi a Sud.
È stato anche segnalato che i droni hanno preso di mira i residenti vicino ai centri di aiuti umanitari. Mahmoud, 37 anni, ha raccontato che, quando si è recato da Khan Younis a un centro di distribuzione di aiuti vicino a Rafah il 23 giugno, “un drone quadricottero ha sganciato una bomba su un gruppo di persone. Decine di persone sono rimaste ferite e siamo scappati”.
Le testimonianze dei soldati intervistati per questo articolo concordano con precedenti resoconti secondo cui l’esercito ha contrassegnato alcune aree di Gaza come “Zone di Morte”, dove qualsiasi palestinese che vi entri viene ucciso a colpi d’arma da fuoco. I soldati hanno dichiarato che l’uso dei droni ha ampliato l’estensione di queste Zone di Uccisione, passando dalla gittata delle armi da fuoco leggere a quella di un drone, che può estendersi fino a diversi chilometri.
“C’è una linea immaginaria, e chiunque la attraversi muore”, ha spiegato S. “Ci si aspetta che lo capiscano con il sangue, perché non c’è altro modo: nessuno segna quella linea da nessuna parte”. Ha affermato che la dimensione della zona era “di pochi chilometri”, ma che cambiava costantemente.
“Mandi un drone a 200 metri di altezza e puoi vedere dai tre ai quattro chilometri in ogni direzione”, ha detto Y., un altro soldato che ha prestato servizio a Rafah. “Pattugli in questo modo: vedi qualcuno avvicinarsi, il primo viene colpito da una granata e poi la notizia si diffonde. Ne arrivano altri uno o due e muoiono. Gli altri capiscono”.
S. ha detto che il fuoco dei droni era diretto contro persone che camminavano “in modo sospetto”. Secondo lui, la politica generale del suo Battaglione era che chi “cammina troppo velocemente è sospetto perché sta fuggendo. Chi cammina troppo lentamente è sospetto anche perché ciò suggerisce che sa di essere osservato, quindi cerca di comportarsi normalmente”.
I soldati hanno testimoniato che le granate venivano sganciate dai droni anche contro persone considerate “sporche”, un termine che l’esercito usava originariamente per i militanti che lanciavano razzi, ma che nel tempo si è esteso fino a incriminare le persone anche per qualcosa di semplice come chinarsi.
“Questo è il bello: nel momento in cui dico ‘prendo il controllo del campo’, posso fare qualsiasi cosa”, ha spiegato S. “Una volta ho visto delle persone raccogliere vestiti. Camminavano incredibilmente lentamente, sfiorando il bordo della zona interdetta, e si sono spinti di 20 metri per raccogliere vestiti dalle macerie di una casa. Si vedeva chiaramente cosa stavano facendo, e sono stati colpiti”.
“Questa tecnologia ha reso l’uccisione molto più sterile”, ha detto H. “È come un videogioco. C’è un mirino al centro dello schermo e vedi un’immagine video. Sei a centinaia di metri di distanza, a volte anche a un chilometro o più. Poi giochi con il joystick, vedi il bersaglio e lanci una granata. Ed è persino piuttosto fico. Solo che questo videogioco uccide le persone”.
Autel non ha risposto alla richiesta di commento. In passato, l’azienda ha dichiarato di “opporsi all’uso di droni per scopi militari che violano i diritti umani”, dopo che il Congresso degli Stati Uniti l’ha accusata di sostenere l’invasione russa dell’Ucraina e di aiutare la Cina a reprimere gli Uiguri e altre minoranze.
Sebbene domande dettagliate siano state inviate al Portavoce dell’IDF, inizialmente quest’ultimo si è rifiutato di rispondere. Dopo la pubblicazione dell’articolo, è stata inviata una risposta che non affronta specificamente le accuse contenute nell’articolo e afferma: “L’IDF respinge categoricamente le accuse secondo cui starebbe agendo intenzionalmente per danneggiare persone non coinvolte. Gli ordini dell’esercito proibiscono esplicitamente di sparare a persone non coinvolte. L’IDF è impegnata a rispettare il Diritto Internazionale e le accuse di violazione della legge e degli ordini saranno esaminate attentamente dai meccanismi autorizzati all’interno dell’IDF”.
Yuval Abraham è un giornalista e regista residente a Gerusalemme.
Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto
Tutti gli articoli del BLOG: Invictapalestina.org
Eventi a noi segnalati: Eventi
Disclaimer: non sempre Invictapalestina condivide le opinioni espresse negli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire e approfondire gli argomenti da noi proposti. I contenuti offerti dal BLOG sono redatti/tradotti gratuitamente con la massima cura/diligenza, Invictapalestina tuttavia, declina ogni responsabilità, diretta e indiretta, nei confronti degli utenti e in generale di qualsiasi terzo, per eventuali imprecisioni, errori, omissioni.

