L’uso delle macerie come arma: i morti non contati di Gaza e la Cancellazione della memoria

Sotto l’acciaio contorto di quelle che un tempo erano stanze da letto e soggiorni, si presume che oltre 10.000 palestinesi siano morti o dispersi, secondo il Rapporto delle Nazioni Unite sulle persone che si teme siano sepolte sotto le macerie a Gaza

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Di Ervin Hoskins – 29 settembre 2026

Oggi a Gaza, le famiglie scavano nel cemento a mani nude. La polvere dei bombardamenti aerei si è depositata da tempo, ma l’agonia no.

Sotto l’acciaio contorto di quelle che un tempo erano stanze da letto e soggiorni, si presume che oltre 10.000 palestinesi siano morti o dispersi, secondo il Rapporto delle Nazioni Unite sulle persone che si teme siano sepolte sotto le macerie a Gaza

Sentiamo parlare di questo numero sconvolgente e spesso lo accettiamo come una tragica conseguenza della guerra urbana. Ma guardando più da vicino, emerge una realtà ben più cupa. Il mancato recupero di questi corpi non è solo un danno collaterale; è una crisi umanitaria in corso che nega alle famiglie il diritto al lutto e il diritto alla verità.

Per estrarre una madre o un bambino dalle macerie di un edificio di cinque piani crollato, servono macchinari pesanti. Eppure, tra severe restrizioni e difficoltà operative, le squadre di soccorso hanno incontrato enormi ostacoli nello svolgimento delle operazioni di ricerca e recupero. Così facendo, le macerie diventano più di una semplice distruzione; le case crollate si trasformano in tombe di cemento dove le famiglie restano intrappolate tra speranza e incertezza.

Anche quando i resti vengono finalmente recuperati dalle macerie, inizia un nuovo tormento. Gli ospedali e gli operatori sanitari locali si trovano ad affrontare una crisi straziante perché l’identificazione delle vittime richiede competenze forensi, compresi i metodi di identificazione basati sul DNA.

Un semplice tampone genetico non ha alcuna applicazione militare. Il suo unico scopo è dare un nome a un corpo frammentato, restituire un’identità ai defunti e permettere a una famiglia di dare degna sepoltura alla persona amata.

Gli psicologi descrivono questa esperienza come una forma di lutto irrisolto, causato dall’incertezza sul destino dei familiari dispersi. Per le famiglie le cui case sono state distrutte, il recupero del corpo di una persona cara, la celebrazione dei riti funebri e la sua sepoltura in una tomba contrassegnata possono rappresentare passi essenziali nel processo di lutto. L’impossibilità di accertare il destino delle persone scomparse prolunga la sofferenza e impedisce alle famiglie di trovare pace.

A ciò si aggiunge la realtà giuridica. Ogni cumulo di macerie non rimosso a Gaza potrebbe contenere prove relative a coloro che sono scomparsi. Il Diritto Internazionale Umanitario impone alle parti coinvolte nei conflitti armati di adottare tutte le misure possibili per cercare, recuperare e identificare i cadaveri. Allo stesso modo, il Diritto Internazionale Umanitario impone alle parti di rendere conto e identificare i resti.

Mentre i diplomatici si riuniscono nelle capitali straniere per discutere di scenari post-bellici e di ricostruzione, una grave sfida umanitaria rimane irrisolta. Rimuovere le macerie senza prima preservare le informazioni sui dispersi rischia di distruggere le prove e Cancellare le storie personali di migliaia di vittime.

Non si può ricostruire dopo una tragedia senza preservare la memoria di coloro che sono andati perduti.

Il mondo deve comprendere che una risposta umanitaria non si misura solo con sacchi di farina e bende. L’intervento immediato di squadre investigative internazionali, mezzi pesanti per lo scavo e specialisti forensi è altrettanto vitale. I palestinesi hanno il diritto fondamentale di conoscere la sorte dei propri cari e di preservare i nomi e la memoria di coloro che sono morti.

La comunità internazionale ha l’obbligo di garantire che la verità su Gaza non rimanga sepolta per sempre sotto il cemento.

– Ervin Hoskins è uno scrittore indipendente specializzato in politica estera statunitense, affari internazionali e conseguenze umanitarie della guerra e della diplomazia. Il suo lavoro analizza come le decisioni politiche, le strutture di potere e gli interessi strategici plasmino i conflitti globali, il discorso pubblico e la sicurezza umana.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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