I palestinesi stanno reagendo alla stretta di Israele sull’economia della Cisgiordania condonandosi reciprocamente i debiti in massa.

Mentre la stretta finanziaria di Israele sull’economia palestinese entra nel suo terzo anno, i palestinesi si stanno rivolgendo gli uni agli altri, condonandosi debiti per milioni di shekel in una campagna di solidarietà virale iniziata con un assegno scoperto di un’insegnante.

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Di Qassam Muaddi – 18 settembre 2026 

Il 4 settembre, alle 7:00 del mattino, il giornalista palestinese Alaa Rimawi ha pubblicato un semplice appello sulla sua pagina Facebook: condonate i debiti che vi sono dovuti. Alle 8:00 del mattino, erano già arrivate risposte che proponevano la remissione di debiti per un totale di mezzo milione di shekel (144.314 euro). Entro martedì, il totale aveva raggiunto i 75 milioni di shekel, pari a 21.650.000 euro.

La campagna, che Rimawi ha chiamato: “Perdona per amore di Dio”, si è diffusa rapidamente in tutta la Cisgiordania, raccogliendo migliaia di adesioni da parte di privati, imprenditori e aziende. Il proprietario di un negozio di abbigliamento a Silet al-Daher, a Nord di Jenin, si è filmato mentre bruciava un registro dei debiti contenente 47.000 shekel (13.566 euro) di crediti verso i clienti. Un’azienda avicola a Silwad, a Est di Ramallah, ha pubblicato la foto di un registro dei debiti per un totale di 250.000 shekel (72.172 euro), con una nota che annunciava la remissione dell’intero importo. Un avvocato ha raccontato che il suo cliente aveva ritirato due cause contro debitori per assegni scoperti. Un venditore ambulante di mais ha condonato un addetto alle pulizie che gli doveva 36 shekel (10,40 euro).

“Potrebbero non essere molti”, ha detto Rimawi, “ma 36 shekel fanno una grande differenza sia per un venditore ambulante che per un addetto alle pulizie”.

La portata della campagna riflette la profondità di una crisi economica che si sta accumulando in Cisgiordania da anni, una crisi che le politiche israeliane hanno sistematicamente aggravato, lasciando centinaia di migliaia di palestinesi a sopravvivere con debiti, stipendi ridotti e risparmi esauriti, senza alcuna rete di sicurezza sociale su cui contare.

La genesi di una crisi

La crisi economica in Cisgiordania era iniziata prima dell’ottobre 2023. Dal 2019, Israele ha trattenuto parte delle entrate doganali palestinesi, denaro che riscuote per conto dell’Autorità Palestinese attraverso il controllo delle frontiere. Tale trattenuta si è intensificata dopo il 7 ottobre 2023, quando Israele ha contemporaneamente revocato quasi tutti i permessi di lavoro a circa 200.000 lavoratori palestinesi che in precedenza erano impiegati in Israele. Questi due settori, le entrate doganali e i redditi da lavoro provenienti da Israele, rappresentano le principali fonti di reddito per l’economia palestinese in Cisgiordania.

Le conseguenze si sono aggravate nel corso di tre anni. L’Autorità Palestinese, il principale datore di lavoro nel mercato del lavoro palestinese, è stata costretta a pagare metà stipendio per oltre tre anni. I lavoratori che in precedenza possedevano permessi israeliani per lavorare oltre la Linea Verde hanno esaurito gran parte dei loro risparmi e ora dipendono da lavori irregolari e precari.

Secondo l’Ufficio Centrale di Statistica Palestinese, il costo della vita è aumentato del 53,67% nei territori palestinesi nel 2024, mentre il potere d’acquisto è diminuito del 34,93% nello stesso periodo, con un ulteriore accumulo del 12% nel 2026.

Il risultato è stato un diffuso ricorso all’indebitamento. Molti palestinesi lavoratori hanno acquistato beni con denaro preso in prestito, cambiali o assegni postdatati, soprattutto da piccoli distributori all’ingrosso. Per le famiglie che fanno la spesa settimanale, tutto si riduce a un nome e un numero scritti sul taccuino del negoziante.

Mentre le difficoltà economiche aumentano per i palestinesi in Cisgiordania, questi si sono affidati alla solidarietà intercomunitaria per aiutarsi a vicenda ad affrontare gli effetti della stretta economica. Il successo della campagna è in parte dovuto al fatto che affronta uno dei problemi economici più urgenti per i palestinesi.

L’idea

La campagna è nata da una telefonata. Un’insegnante ha contattato Rimawi per dirle che aveva un assegno bancario di 2.000 shekel (577 euro) in scadenza, ma non aveva fondi sufficienti sul conto. In Cisgiordania, un assegno scoperto può configurarsi come reato penale: temeva di essere arrestata.

Rimawi contattò il beneficiario dell’assegno, che accettò di condonare il debito. “Ho pensato: perché non estendere l’iniziativa e lanciare una campagna?”, ha raccontato. “All’epoca, pensavo che avrebbe risolto una dozzina di casi simili a quello dell’insegnante, per un massimo di 100.000 shekel (28.869 euro)”.

Con 166.000 utenti su Facebook, lanciò l’appello la mattina del 4 settembre. Nel giro di un’ora, la straordinaria cifra di mezzo milione di shekel (144.314 euro) era stata condonata.

La diffusione geografica delle risposte è stata altrettanto sorprendente quanto l’importo totale. A Qabalan, una cittadina di 9.000 abitanti a Sud-Est di Nablus, i debiti condonati hanno raggiunto un milione di shekel (288.776 euro). A Qibya, a Ovest di Ramallah, con una popolazione di 6.000 abitanti, si è arrivati ​​a 800.000 shekel (231.000 euro). A Sa’ir, a Nord-Rst di Hebron, con 20.000 abitanti, la somma totale raccolta ha raggiunto i due milioni di shekel (577.545 euro).

Uno dei messaggi pubblicati da Rimawi proveniva da un uomo di Dahriyyah, a Hebron, che si è identificato come un ex lavoratore in Israele a cui era stato revocato il permesso di lavoro e che era ricercato dai tribunali palestinesi per assegni bancari non pagati. Ha scritto di aver condonato sei persone che gli dovevano 5.500 shekel (1.588 euro), per amore dell’anima del fratello defunto.

Un palestinese di Jabaa, a Nord di Gerusalemme, ha annunciato di aver perdonato 7.500 shekel (2.165 euro) in cambiali. Un altro, un avvocato, ha raccontato che il suo cliente gli aveva chiesto di ritirare due cause contro debitori per assegni bancari non pagati.

“Non mi aspettavo una partecipazione così variegata”, ha concluso Rimawi. “Ci ​​sono aziende che condonano debiti ingenti ai commercianti, ma c’è, ad esempio, un venditore ambulante di mais che ha condonato un addetto alle pulizie che gli doveva 36 shekel”.

“Non abbiamo nessuno che ci sostenga, se non noi stessi”

L’entità della risposta, afferma Rimawi, mette in luce un divario tra il quadro giuridico del debito pubblico in Cisgiordania e la realtà della vita sotto assedio economico.

“Questo dimostra la discrepanza tra le condizioni di vita delle persone in Cisgiordania e le esigenze del sistema legale: o paghi o vai in prigione, come se fossimo in una situazione normale”, ha spiegato Rimawi. “Viviamo nel mezzo di una tragedia, e la situazione economica ne è solo una dimensione”.

“Nei momenti di tragedia, dobbiamo riscoprire il nostro spirito umano, anche a costo di rinunciare ai diritti legali”, ha continuato. “Perché, se abbiamo imparato qualcosa negli ultimi tre anni, è che noi palestinesi non abbiamo nessuno che ci sostenga se non noi stessi”.

– Qassam Muaddi è il redattore palestinese di Mondoweiss. Si occupa di sviluppi sociali, politici e culturali in Palestina e ha scritto per diverse testate in inglese e francese, tra cui la rivista cattolica Terre Sainte Magazine e altre.

Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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