Indagine di Al Jazeera: l’attacco alla scuola femminile iraniana è stato probabilmente “deliberato”

L’inchiesta di Al Jazeera solleva interrogativi sul più mortale attacco di guerra contro l’Iran, in cui hanno perso la vita 165 studentesse e le loro insegnanti.

Fonte: English version

Immagine di copertina: le conseguenze di un attacco israeliano su una scuola a Minab, Iran [Abbas Zakeri/Mehr News/WANA via Reuters]

Staff di Al Jazeera – 3 marzo 2026

Sabato mattina, 28 febbraio 2026, decine di bambine erano presenti nella scuola “Shajareh Tayyebeh” (L’albero buono) nella città di Minab, nell’Iran meridionale, quando Israele e gli Stati Uniti hanno lanciato i primi attacchi contro il Paese.

Mentre le scolare iniziavano le lezioni, dei missili hanno colpito  la scuola, distruggendo l’edificio e facendo crollare il tetto sulle bambine e sui loro insegnanti.

Le autorità iraniane hanno stimato il bilancio finale delle vittime a 165, la maggior parte delle quali bambine di età compresa tra i 7 e i 12 anni. Almeno altre 95 persone sono rimaste ferite nell’attacco.

Mentre le immagini della carneficina si diffondevano sui social media, le autorità israeliane e statunitensi hanno cercato  di prendere le distanze dall’attacco.

I portavoce del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e dell’esercito israeliano hanno dichiarato alla rivista Time e all’agenzia di stampa Associated Press di non essere a conoscenza dell’attacco a una scuola.

Alcuni siti web e account di social media collegati a Israele sostenevano che il sito fosse “parte di una base del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche”.

Tuttavia, un’analisi condotta dall’unità di indagini digitali di Al Jazeera su immagini satellitari raccolte in più di un decennio, nonché su recenti videoclip, resoconti giornalistici e dichiarazioni di fonti ufficiali iraniane, racconta una storia molto diversa.

I risultati rivelano che la scuola era stata chiaramente separata da un sito militare adiacente da almeno 10 anni.

L’indagine dimostra inoltre che lo schema degli attacchi solleva interrogativi fondamentali circa l’accuratezza delle informazioni di intelligence su cui si basava l’attentato.

Potrebbe persino sollevare dubbi sul fatto che l’attacco sia stato un attacco deliberato alla scuola.

L’importanza di Minab e il complesso militare presa di mira

Per comprendere le motivazioni che hanno portato all’inclusione di Minab tra i primi obiettivi USA-Israele, è necessario collocare la città nel suo più ampio contesto geostrategico.

Minab si trova a Hormozgan, nell’Iran sudorientale, una provincia di enorme importanza militare poiché si affaccia direttamente sullo Stretto di Hormuz e sulle acque del Golfo, il che la rende un fulcro fondamentale per le operazioni delle forze navali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran (IRGC), NEDSA.


Una mappa che mostra la posizione geografica strategica della città di Minab nella provincia di Hormozgan, con vista sullo Stretto di Hormuz, dove si trova la piazza militare presa di mira.

La Marina dell’IRGC adotta quella che è nota come strategia di “guerra asimmetrica”, che si basa sull’impiego di imbarcazioni veloci, droni e piattaforme missilistiche costiere in grado di interrompere il traffico marittimo o di colpire navi nemiche.

In questo contesto, spicca il complesso militare “Sayyid al-Shuhada” a Minab, che comprende quartieri generali chiave, in particolare quello della “Brigata Asif”.

La brigata missilistica Asif è considerata una delle più importanti forze d’attacco della Marina dell’IRGC. Esaminando fonti pubbliche e rintracciando i registri ufficiali iraniani, emergono dettagli importanti sulla scuola stessa: la scuola Shajareh Tayyebeh di Minab fa parte di un’ampia rete di scuole strutturalmente e amministrativamente affiliate alla Marina dell’IRGC.

Queste scuole sono classificate come istituzioni senza scopo di lucro e sono destinate principalmente a fornire servizi educativi ai figli e alle figlie dei membri della Marina dell’IRGC.

I messaggi di registrazione pubblicati sul canale dell’app di messaggistica iraniana “Baleh”, un canale dedicato alla comunicazione con i genitori dei bambini in età prescolare di una scuola della rete Shajareh Tayyebeh, mostrano che le procedure di ammissione danno la priorità ai figli del personale militare.

In più di un annuncio, i figli dei membri della Marina dell’IRGC sono esplicitamente invitati a presentarsi in giorni specifici per completare l’iscrizione alla prima elementare, mentre un altro avviso afferma che le iscrizioni per i figli dei non membri aprono in giorni diversi.

Tuttavia, questo legame amministrativo (con l’IRGC) o l’identità dei genitori non modificano lo status giuridico delle scuole come strutture civili ai sensi del diritto internazionale umanitario, a meno che non vengano utilizzate in operazioni militari.

E i bambini che li frequentano, siano essi figli di militari o di civili, restano persone protette, con una tutela speciale nei conflitti armati, compreso il divieto di prenderli di mira intenzionalmente o di compiere attacchi che potrebbero danneggiarli.

L’Euro-Med Human Rights Monitor ha definito il bombardamento della scuola un “crimine orribile e un consolidamento del crollo della protezione civile”, sottolineando in una dichiarazione che la mera presenza di basi o strutture militari nelle vicinanze non cambia il carattere civile della scuola e non esonera le forze statunitensi e israeliane dal loro obbligo legale di verificare attentamente la natura dell’obiettivo prima di colpirlo.

Il Monitor ha sottolineato che i bambini e il personale docente restano, in ogni circostanza, “persone protette” ai sensi del diritto internazionale umanitario e che qualsiasi attacco che non distingua tra loro e potenziali obiettivi militari costituisce una grave violazione.

Cosa sappiamo dell’attacco e della sua tempistica?

Sabato mattina, primo giorno di scuola in Iran, sono iniziati gli attacchi aerei israeliani e statunitensi sul Paese. I raid aerei hanno iniziato a colpire vari siti nella città di Minab e nella provincia di Hormozgan.

Ma la vita in generale procedeva quasi normalmente: i bambini andavano a scuola e le foto e i video mostravano un traffico quasi normale sulle strade circostanti la scuola.

Le immagini satellitari documentate di quel giorno mostrano che l’edificio scolastico era ancora completamente intatto e non era stato colpito da alcun missile fino alle 10:23 ora locale (06:53 GMT).

Fonti locali e ufficiali iraniane affermano che alle 10:45 (07:15 GMT) la scuola è stata colpita direttamente da un missile guidato.

Per verificare la portata e la natura dell’attacco, l’Unità di indagini digitali di Al Jazeera ha analizzato due videoclip pubblicati su Telegram poco dopo l’attentato e li ha geolocalizzati con precisione confrontando i punti di riferimento visibili con le immagini satellitari.

La prima clip è stata filmata da un punto a sud-ovest del complesso (alle coordinate: 27°06’28.43″ N, 57°04’26.17″ E) e documenta le prime spirali di fumo che si alzavavano dall’interno del blocco militare affiliato alla base Sayyid al-Shuhada (Brigata Asif), dimostrando che la base militare era effettivamente tra gli obiettivi colpiti.

La seconda clip, tuttavia, la più indicativa di questa indagine, è stata filmata da un punto a sud-est del complesso (alle coordinate: 27°06’23.77″ N, 57°05’05.97″ E) e fornisce un ampio angolo di visione che abbraccia l’intero complesso.

Questa clip mostra chiaramente due colonne distinte di denso fumo nero che si alzano simultaneamente: la prima dalle profondità della base militare e la seconda dal sito geograficamente indipendente della scuola femminile.

La distanza visibile tra le due colonne corrisponde alla distanza che separa le due aree, come mostrato dalle immagini satellitari. Ciò confuta qualsiasi affermazione secondo cui il danno alla scuola sia stato causato da schegge lanciate dalla base adiacente e indica con forza che l’edificio scolastico è stato colpito direttamente e separatamente.

Cronologia della separazione dell’edificio civile dalla base militare

Per stabilire la separazione architettonica e confutare le affermazioni secondo cui l’edificio bombardato fosse una caserma attiva, il team investigativo ha effettuato una ricostruzione storica delle immagini satellitari d’archivio tramite Google Earth, che coprono il periodo dal 2013 fino a poco prima dell’attacco del 2026. Le coordinate del sito della scuola sono (27°06’35.4″N 57°05’05.1″E).

L’analisi cronologica rivela un’ingegnerizzazione deliberata volta a separare questa parte del complesso militare e a convertirla interamente a uso civile nel corso degli ultimi 10 anni.

Un’immagine satellitare del 2013 che mostra l’area della scuola come una parte contigua completamente integrata all’interno del muro del complesso militare Sayyid al-Shuhada e circondata da torri di guardia [Google Earth/Al Jazeera]

Le immagini mostrano che l’edificio scolastico e l’area circostante erano parte integrante e interconnessa del complesso militare principale. Il muro perimetrale esterno era intatto e il complesso era circondato da cinque torri di guardia di sicurezza posizionate agli angoli dell’intero complesso. C’era un solo ingresso principale che serviva l’intero complesso e la rete stradale interna collegava tutti gli edifici senza barriere.

Si può affermare con una certa sicurezza che nel 2013 il sito era utilizzato esclusivamente come caserma militare con rigorose misure di sicurezza, in quanto non vi era alcuna indicazione di un uso civile indipendente di alcuna parte del complesso.

Ma la situazione è cambiata radicalmente nel 2016. Le immagini satellitari del 6 settembre 2016 immortalano il punto di svolta principale, quando sono stati creati e costruiti nuovi muri interni, separando completamente e saldamente l’area dell’edificio scolastico dal resto del blocco militare.

Contemporaneamente, due delle torri di guardia che sorvegliavano questo isolato sono state smantellate e rimosse. Ma soprattutto, sono stati aperti tre nuovi cancelli esterni direttamente sulla strada pubblica per consentire l’ingresso e l’uscita di studenti e personale.

Una ripresa aerea del 2016 che documenta la svolta radicale, quando vennero costruiti muri isolanti e vennero aperti tre cancelli esterni indipendenti per separare l’edificio scolastico dalla caserma militare [Google Earth/Al Jazeera]

Questa modifica radicale documenta il processo di costruzione e la rimozione ufficiale dell’edificio dal sistema di caserme militari, convertendolo in uno scopo civile indipendente con ingressi dedicati che non attraversano posti di blocco militari e si trovano a 200-300 metri (650-1000 piedi) di distanza.

L’uso civile diventa più chiaro col tempo. Le immagini scattate il 5 maggio 2018 mostrano un’intensa attività civile: si possono vedere auto civili allineate ai nuovi ingressi esterni. Il cortile interno è stato inoltre dotato di un campo sportivo per bambini e le pareti interne sono state dipinte con colori vivaci e disegni murali adatti alla fascia d’età degli studenti.

Un’immagine satellitare del 2018 che conferma l’uso civile del sito, mostra un campo sportivo per bambini e auto civili allineate davanti al cancello esterno della scuola [Google Earth/Al Jazeera]

Questa documentazione può essere considerata la conferma visiva definitiva che l’edificio funzionava a pieno regime come scuola primaria. Queste caratteristiche (come il parco giochi, i disegni murali e la presenza di auto civili) sono le stesse che sono apparse in seguito nei video che documentavano l’irruzione dei residenti nella scuola il giorno della tragedia alla ricerca delle loro figlie.

La clinica Martyr Absalan come prova corroborante

Per dimostrare che la parte attaccante era (o avrebbe dovuto essere) esattamente a conoscenza della nuova configurazione del sito, abbiamo tracciato i progetti di costruzione più recenti nella stessa area.

Il 14 gennaio 2025 (appena un anno prima dell’attacco), il comandante in capo del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica dell’Iran, il maggiore generale Hossein Salami, visitò la città di Minab per inaugurare la clinica specializzata Martyr Absalan.

La clinica, costata 100 miliardi di toman iraniani (circa 2 milioni di dollari), è stata costruita su un’area di 5.700 metri quadrati (61.354 piedi quadrati) in un altro angolo dello stesso complesso militare originale, precisamente in via Resalat, per servire i residenti della provincia orientale di Hormozgan.

I resoconti pubblicati per l’inaugurazione della clinica indicano che era dotata dei più moderni dispositivi di imaging TC, apparecchiature ecografiche e laboratori, e che offriva specialità mediche civili come pediatria, ostetricia e ginecologia e odontoiatria, confermando la sua natura civile.

L’adiacente clinica specializzata Martyr Absalan (in basso al centro, in giallo), aperta all’inizio del 2025 e separata da un ingresso civile indipendente, non ha subito danni durante l’ultimo bombardamento [Google Earth/Al Jazeera]

Come per la scuola negli anni precedenti, la costruzione della clinica ha richiesto una separazione spaziale dalla base militare. Dopo l’apertura della clinica Martyr Absalan nel gennaio 2025, è stato aperto un cancello separato per collegarla direttamente alla strada esterna e accogliere i pazienti civili, ed è stato creato un parcheggio dedicato: misure che rispecchiano quelle adottate dalla scuola quando è stata separata dal complesso e dotata di tre cancelli indipendenti.

Così, quello che era un unico complesso militare unificato è diventato tre settori indipendenti, chiaramente distinguibili nelle immagini satellitari: la scuola femminile Shajareh Tayyebeh, separata dal 2016 con mura e cancelli propri; la clinica specializzata Martyr Absalan, separata dall’inizio del 2025 con un ingresso civile indipendente; e il complesso militare Sayyid al-Shuhada, che è rimasto un sito chiuso e attivo.

Quando l’attacco israelo-americano ha avuto inizio inizio la mattina del 28 febbraio 2026, l’analisi dei luoghi dell’attacco ha rivelato uno schema anomalo: i missili hanno colpito la base militare e la scuola, ma hanno aggirato il complesso clinico specializzato situato tra i due senza toccarlo.

Questa esclusione non può essere spiegata come una coincidenza; indica fortemente che l’esecutore stava operando con coordinate e mappe che distinguevano tra le diverse strutture del complesso.

Un’analisi visiva dei siti di impatto dei missili mostra la base militare presa di mira (area rossa) e la scuola (area verde), mentre il complesso clinico (area gialla) è stato lasciato intatto [Al Jazeera]

Qui sta la contraddizione fondamentale messa in luce da questa indagine: se le informazioni di intelligence erano sufficientemente aggiornate da risparmiare una clinica aperta solo da un anno, come hanno potuto non identificare una scuola elementare che era stata separata dal complesso militare ed era diventata un’istituzione civile chiaramente definita da più di 10 anni?

Questa contraddizione lascia solo due possibilità: o il bombardamento della scuola è stato il risultato di un grave errore di intelligence causato dall’affidamento a database obsoleti che non tenevano il passo con i successivi cambiamenti nella disposizione del complesso, oppure si è trattato di un attacco deliberato basato su un collegamento che considera la scuola parte del sistema militare.

Affermazioni fuorvianti

Non appena colonne di fumo hanno iniziato a levarsi dalle macerie della scuola, alcuni account sulla piattaforma X affiliati o simpatizzanti con i partiti israeliani hanno iniziato a far circolare video e immagini in cui si affermava che la scuola non era stata colpita dall’esterno, ma era stata distrutta dopo che un missile di difesa aerea iraniano aveva mancato il bersaglio ed era ricaduto al suolo.

Questa narrazione riproduce la stessa tattica utilizzata durante il bombardamento dell’ospedale arabo al-Ahli a Gaza nell’ottobre 2023, quando Israele si affrettò ad accusare la resistenza palestinese di essere responsabile del massacro, lanciando un razzo che mancò il bersaglio.

Tuttavia, gli strumenti di verifica open source, in particolare le ricerche di immagini inverse e la geolocalizzazione tramite punti di riferimento visivi, hanno rapidamente rivelato che l’immagine più condivisa in questa campagna, che si dice mostri l’impatto di un missile iraniano fallito caduto sulla scuola, non ha nulla a che fare con la città di Minab.

Confrontando il terreno e i punti di riferimento visibili nell’immagine, in particolare le montagne innevate sullo sfondo, con le immagini satellitari, è diventato chiaro che si tratta di un incidente avvenuto alla periferia di Zanjan, nell’Iran nordoccidentale, a circa 1.300 km (808 miglia) da Minab.

L’ironia è che la natura delle due località è di per sé sufficiente a confutare questa affermazione: Minab è una città costiera nell’estremo sud-est che si affaccia sul Golfo di Oman e sullo Stretto di Hormuz, con un clima tropicale e senza nevicate, mentre Zanjan è una città montuosa nel nord-ovest che in inverno è ricoperta di neve.

Fonti iraniane hanno affermato che quanto accaduto quel giorno a Zanjan è stata un’operazione di intercettazione condotta con successo da unità di difesa aerea affiliate al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, durante la quale sono stati abbattuti due droni ostili. Non è stato possibile verificare in modo indipendente questa informazione.

L’incidente della scuola di Minab non è un’eccezione nella serie di strutture civili prese di mira dalle forze armate statunitensi e israeliane; anzi, rientra in uno schema documentato che si estende per decenni di operazioni e attacchi militari, in cui si ripete la stessa scena: attacchi che colpiscono scuole, ospedali e rifugi civili, seguiti da un’immediata smentita o dallo spostamento della colpa all’altra parte, prima che indagini indipendenti rivelino la falsità delle affermazioni ufficiali.

Nell’aprile del 1970, i caccia Phantom israeliani bombardarono la scuola elementare Bahr al-Baqar, nel governatorato egiziano di Sharqia, uccidendo 46 bambini su 130 che quella mattina si trovavano nelle loro aule.

Israele affermò che la scuola era una struttura militare egiziana e il ministro della Difesa Moshe Dayan affermò all’epoca che “gli egiziani potrebbero aver messo gli alunni delle scuole elementari in una base militare”.

Ma un pilota israeliano che prese parte al raid e fu catturato durante la guerra dell’ottobre 1973 rivelò in seguito che si era trattato di un attacco deliberato e che sapevano che si trattava semplicemente di una scuola.

Nel febbraio 1991, l’aeronautica militare statunitense sganciò due bombe “intelligenti” sul rifugio civile di Amiriyah a Baghdad, uccidendo almeno 408 civili, la maggior parte dei quali donne, bambini e anziani.

Washington affermò che la struttura era stata trasformata in un centro di comando militare, ma in seguito Human Rights Watch dimostrò che l’edificio recava chiari segni che indicavano che si trattava di un rifugio pubblico e che un gran numero di civili lo aveva utilizzato durante la campagna aerea.

Nell’aprile del 1996, l’esercito israeliano bombardò il quartier generale del battaglione figiano della forza internazionale UNIFIL nella città di Qana, nel Libano meridionale, dove circa 800 civili libanesi si erano rifugiati all’interno del complesso delle Nazioni Unite. Centosei persone furono uccise e più di 116 ferite.

Israele affermò di aver fornito copertura a un’unità speciale che era stata colpita da colpi di mortaio provenienti dalle vicinanze del complesso, ma un’indagine delle Nazioni Unite successivamente concluse che il bombardamento israeliano era deliberato, citando registrazioni video che mostravano un aereo da ricognizione senza pilota israeliano sorvolare il complesso prima dell’inizio dei bombardamenti.

Nell’ottobre 2015, un aereo AC-130 statunitense bombardò un ospedale di Medici Senza Frontiere (noto con l’acronimo francese, MSF) nella città afghana di Kunduz, uccidendo 42 persone, tra cui 24 pazienti e 14 membri dello staff. L’organizzazione aveva precedentemente fornito le coordinate dell’ospedale a tutte le parti in conflitto. La versione statunitense cambiò più volte – passando dalla descrizione dell’attacco come “danno collaterale” all’affermazione che le forze afghane ne avevano fatto richiesta – prima che il comandante statunitense riconoscesse che la decisione era interamente americana.

Nella Striscia di Gaza, gli attacchi alle strutture scolastiche hanno raggiunto un livello senza precedenti dall’ottobre 2023. Nei primi mesi del 2025, 778 delle 815 scuole dell’enclave erano state parzialmente o completamente distrutte, circa il 95,5% di tutte le scuole. L’UNRWA ha riferito che circa un milione di sfollati hanno cercato rifugio nelle sue scuole, che erano state trasformate in rifugi; tuttavia, almeno 1.000 persone sono state uccise e 2.527 ferite all’interno di queste scuole fino a luglio 2025. Fonti giornalistiche hanno anche documentato che l’esercito israeliano ha istituito una “cellula di attacchi speciali” per colpire sistematicamente le scuole, classificandole come “centri di gravità”.

Persone e squadre di soccorso cercano le vittime dopo l’attacco israeliano a una scuola a Minab [Abbas Zakeri/Mehr News/WANA via Reuters]

Tornando alla scuola di Minab, la testimonianza di Shiva Amilairad, rappresentante del Consiglio di Coordinamento dei Sindacati degli Insegnanti Iraniani, alla rivista Time indica che la decisione di evacuare la scuola è stata presa non appena sono iniziati gli attacchi israelo-americani. Tuttavia, ha affermato, il tempo trascorso tra l’allarme emesso dalle autorità iraniane (dopo aver rilevato gli attacchi alla città) e l’impatto del missile è stato troppo breve e la maggior parte dei genitori non è riuscita a raggiungere la scuola per riprendere le proprie figlie.

Ha inoltre confermato che la capacità dell’obitorio dell’ospedale era esaurita, costringendo le autorità a utilizzare camion refrigerati mobili per conservare i corpi delle bambine; alcune famiglie hanno perso più di un figlio nello stesso incidente.

La capacità degli aggressori di risparmiare le strutture adiacenti di recente costruzione (come la clinica Martyr Absalan) e il loro lampante fallimento nell’evitare una scuola elementare che funzionava a piena capacità e ospitava 170 ragazze ci lascia con due scenari, entrambi inequivocabilmente condannabili: o le forze statunitensi e israeliane si sono affidate, nell’attaccare la zona della Brigata Asif, a una banca dati di intelligence molto vecchia e obsoleta (risalente a prima del 2013), il che costituirebbe una grave negligenza e un’incosciente mancanza di riguardo per le vite dei civili; oppure l’attacco è stato condotto deliberatamente e con la consapevolezza di doverlo fare per infliggere il massimo shock sociale e minare il sostegno popolare all’apparato militare iraniano.

Traduzione a cura di Grazia Parolari 
“Tutti gli esseri senzienti sono moralmente uguali”
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Traduzione a cura di: Beniamino Rocchetto 
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